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2 - Gabriella Barbieri, Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, Polychrome Rock Architectures. Problems of Colour Preservation in the Etruscan Necropolis of Sovana, 2013, pp. 136 con figure in bicromia e a colori n.t. e 1 tavola pieghevole f.t.

SCIENCE AND TECHNOLOGY FOR CULTURAL HERITAGE · PAPERS Diretta da Stefano Bruni
Cm. 20,5 x 29,5


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

The funerary architecture in tuff of the necropolis of Sovana and the surrounding area has been considered archaeological evidence of great importance ever since the 19th century, when it never failed to arouse the admiring interest of English travelers, who first understood the importance of documenting what appeared before their eyes. In a sense sharing the same awe of these early visitors, reading the articles of this volume reveals a completely new vision of these ruins, which now, thanks to timely and careful analytical work and study, we can imagine with a wealth of colour that until recently was almost unknown for these monuments. Though blending today with the natural surroundings thanks to the colour of the tuff, they once appeared visible at a great distance thanks to their bright decorations. Therefore it is essential to promote campaigns of documentation to enable us, armed with new technologies of analysis and mapping, a thorough understanding of these contexts and their criticality. This need was the starting point for the work presented here, fruit of a joint plan between the State and the Region of Tuscany, as part of a project to assess the state of preservation of our open-air archaeological heritage in Pitigliano, Sorano and Castell'Azzara. The fortunate discovery in 2004 of the Demoni Alati tomb, unusually displaying abundant traces of painted decoration on the surfaces, has refocused the attention of scholars on the topic of Etruscan polychrome sculpture and painting, today only rarely the subject of systematic and comprehensive articles. The multidisciplinary approach to analyze paint film samples allowed the Authors to create analytical charts for each tomb and to draw significant conclusions about details of the decorative painting techniques, raw materials and binders used as well as the tastes and the trends followed by Etruscan architects and decorators. This allowed the reconstruction of the evolution of the techniques over the centuries and the functional relationship between them and the surfaces to be decorated.

L'architettura funeraria in tufo della necropoli di Sovana e della zona circostante è stata considerata una testimonianza archeologica di grande importanza fin dal diciannovesimo secolo, quando non mancava mai di suscitare l'interesse ammirato dei viaggiatori inglesi, che per primi compresero l'importanza di documentare ciò che appariva davanti ai loro occhi. Condividendo, in un certo senso, il medesimo stupore di questi primi visitatori, leggere gli articoli di questo volume fa scoprire una visione completamente nuova di queste rovine, che ora, grazie ad un lavoro e ad uno studio puntuali e approfonditi, possiamo immaginare con una ricchezza di colori quasi sconosciuta fino a poco tempo fa. Anche se oggi essi non emergono dall'ambiente circostante a causa del colore del tufo, una volta, grazie alle loro brillanti decorazioni, apparivano visibili a grande distanza. È dunque di fondamentale importanza promuovere campagne di documentazione che ci permettano, con l'ausilio delle nuove tecnologie di analisi e catalogazione, una conoscenza approfondita di questi contesti e della loro criticità. Questa necessità è stata il punto di partenza per il lavoro qui presentato, frutto di un programma congiunto tra lo Stato e la Regione Toscana, nell'ambito di un progetto per valutare lo stato di conservazione del nostro patrimonio archeologico a cielo aperto a Pitigliano, Sorano e Castell'Azzara. La fortunata scoperta nel 2004 della tomba dei Demoni Alati, che conservava abbondanti tracce di decorazione dipinta sulle superfici, ha ri-orientato l'attenzione degli studiosi sulla scultura e la pittura etrusche policrome, oggi solo raramente oggetto di articoli sistematici e completi. L'approccio multidisciplinare usato nell'analisi dei campioni di vernice ha permesso agli autori di creare grafici analitici per ogni tomba e di trarre conclusioni significative sui dettagli delle tecniche di pittura decorativa, materie prime e leganti utilizzati, così come sui gusti e le tendenze seguite da architetti e decoratori etruschi. Ciò ha consentito la ricostruzione dell'evoluzione delle tecniche nel corso dei secoli e la relazione funzionale tra loro e le superfici da decorare.

Contents: Andrea Pessina, Maria Angela Turchetti, Foreword; Gabriella Barbieri, Introduction; 1. Gabriella Barbieri, The Conservation of Polychromy in the Past and in the Present; 2. Pasquino Pallecchi, The Geomorphological Context of the Sovana Necropolis; 3. Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, Analytic Investigation to Define the Painting Technique of the Sovana Tombs; 4. Gabriella Barbieri, Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, The Painted Monuments. Catalogue: 4. 1. Ildebranda Tomb, PF13; 4. 2. Pola Tomb, PF15; 4. 3. Demoni Alati Tomb, PF29; 4. 4. Sirena Tomb, S4; 4. 5. Siena Tomb, F16; 4. 6. Tifone Tomb, PS33; 4. 7. Other Tombs: 4. 7. 1. Poggio Felceto Tomb 14, PF14; 4. 7. 2. Arethusa Tomb; 4. 7. 3. Folonia Tomb 10, F10; 4. 7. 4. Folonia Tomb 33, F33; 4. 7. 5. Poggio Stanziale Tomb 14, PS14; 4. 7. 6. Poggio Stanziale Tomb 18, PS18; 4. 7. 7. Poggio Stanziale Tomb 21, PS21; 4. 7. 8. Poggio Stanziale Tomb 23, PS23; 4. 7. 9. Poggio Stanziale Tomb 28, PS28; 4. 7. 10. Melaiolo Tomb 2, MO2; 4. 7. 11. Monte Rosello Tomb 12, MR12; Appendix. Pitigliano, San Giovanni Necropolis, Tomb 2, NSGV2; 5. Francesca Modugno, Erika Ribechini, Ugo Bartolucci, Ilaria Degano, Maria Perla Colombini, The Characterisation of Organic Binder; 6. Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, The Painting Technique; 7. Gabriella Barbieri, Colour and Architecture; 8. Gabriella Barbieri, Colour and Plastic Decoration; 9. Gabriella Barbieri, The Meaning of Colour; 10. Gabriella Barbieri, Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, Conclusions. References.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano gialletto con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 76.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-519-4
ISSN:
SKU: 2928

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Archeologia...
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45 - Bruno D'Andrea, I tofet del Nord Africa dall'età arcaica all'età romana (VIII sec. a. C. - II sec. d. C.). Studi archeologici, 2014, pp. 364 con figure in bianco e nero n.t. e LXXVI tavole in bianco/nero f.t.

COLLEZIONE DI STUDI FENICI A cura del Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto di studi sul Mediterraneo antico
Cm. 21,5 x 31,5, bross


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

In questo lavoro l'autore ricostruisce il contesto archeologico completo e particolareggiato di quei luoghi di culto tipici del mondo fenicio d'Occidente chiamati tofet e ne affronta lo studio dei culti. Si tratta di santuari a cielo aperto, che consistono principalmente in un campo di urne interrate contenenti ceneri di bambini e/o di animali accompagnate da stele o cippi votivi, a volte iscritti. La natura di questo tipo di santuario, che certamente ha le sue radici nell'area fenicia e che in Occidente è dedicato al dio Ba'al per lo più con l'epiteto di Hammon, è tuttora discusso in modo anche aspro, così come controversi sono i riti che vi erano svolti. Il lavoro di D'Andrea si concentra sui santuari individuati in Africa del Nord. Si tratta, nell'area mediterranea di cultura fenicio-punica, dei luoghi di culto più numerosi e omogenei tra di loro, che presentano inoltre un interesse specifico perché si sviluppano per un arco di tempo molto lungo – dall'VIII secolo a.C. fino all'epoca romana – con una continuità notevole e una concentrazione soprattutto in periodo recente. Una raccolta completa come questa di tutte le testimonianze archeologiche, accompagnata da una valutazione esauriente ed equilibrata, non era stata finora compiuta. L'Autore non si limita a riunire i dati, sito per sito, ma li analizza criticamente e li discute, presentando una ricostruzione dei diversi tipi di tofet, del loro sviluppo nel tempo e dei cambiamenti che presentano, coerenti seppur vari da luogo a luogo, e che investono in particolare anche i riti e i culti praticati. La corretta metodologia con la quale è condotta la ricerca, la quantità dei dati presentati e i risultati ottenuti in seguito al loro esame particolareggiato fanno di questo lavoro uno strumento prezioso per chiunque si occupi di archeologia fenicio-punica, specie per quanto riguarda la situazione complessa dei territori dell'Africa del Nord.

Sommario: Prefazione (M. G. Amadasi Guzzo). Ringraziamenti. Abbreviazioni, norme e sigle del testo. 1. Introduzione: 1.1. Obiettivi e metodologia della ricerca; 1.2. I tofet "classici"; 1.3. I tofet "tardo punici"; 1.4. Le divinità del tofet: 1.4.1. Ba'al Hammon; 1.4.2. Tinnit; 1.4.3. Le corrispondenze/sovrapposizioni di età romana: Saturno e Caelestis; 1.5. I riti dei tofet e il "panorama" sacrificale mediterraneo. Parte prima. Il territorio della provincia Africa: 2. Cartagine: introduzione storico-archeologica: 2.1. Il tofet di Salammbô: 2.1.1. Scavi: 2.1.2.-3. la fase arcaica (VIII - metà VI sec. a.C.): 2.1.2.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 1; 2.1.2.2. Estensione, limiti, strutture e installazioni del santuario; 2.1.2.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 2.1.2.4. Cronologia della fase 1; 2.1.3.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 2; 2.1.3.2. Estensione, limiti, strutture e installazioni del santuario; 2.1.3.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 2.1.3.4. Cronologia della fase 2; 2.1.4.-5. La fase punica (metà VI sec. a.C. - 146 a.C.): 2.1.4.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 3; 2.1.4.2. Estensione, limiti, strutture e installazioni del santuario; 2.1.4.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 2.1.4.4. Cronologia della fase 3; 2.1.5.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 4; 2.1.5.2. Estensione, limiti, strutture e installazioni del santuario; 2.1.5.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 2.1.5.4. Cronologia della fase 4; 2.1.5.5. La favissa Lapeyre; 2.1.5.6. La favissa (?) Sainte-Marie e le altre stele rinvenute fuori dal santuario. 2.1.6. La fase post-punica e la prima età romana: il tempio di Saturno. 3. Sousse e il Sahel: introduzione storico-archeologica: 3.1. Il tofet di Sousse: 3.1.1. Scavi: 3.1.2.-3. Scavo Cintas: la fase arcaica (VII - prima metà V sec. a.C.): 3.1.2.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: le fasi 1 e 2; 3.1.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.2.3. Cronologia delle fasi 1 e 2; 3.1.3.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 3; 3.1.3.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.3.3. Cronologia della fase 3. 3.1.4.-5. Scavo Cintas: la fase punica (seconda metà V - prima metà II sec. a. C.): 3.1.4.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 4; 3.1.4.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.4.3. Cronologia della fase 4; 3.1.5.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 5; 3.1.5.2. Strutture e installazioni; 3.1.5.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.5.4. Cronologia della fase 5. 3.1.6. Scavo Cintas: la fase tardo punica (metà II sec. a.C. - fine I sec. d.C.): 3.1.6.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 5; 3.1.6.2. Estensione e delimitazione del santuario, strutture e installazioni; 3.1.6.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.6.4. Cronologia della fase 6. 3.1.7. Scavo Cintas: l'età romana: 3.1.7.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 7; 3.1.7.2. I materiali della fase 7; 3.1.7.3. Cronologia della fase 7. 3.1.8. I materiali dello scavo di P. Agostino da Reggio. 3.1.9. I materiali dello scavo di A.F. Leynaud. 3.1.10. Il culto di Saturno. 3.2. El Kénissia; 3.2.1. L'area sacra di el Kénissia: 3.2.1.1. Architettura e fasi edilizie; 3.2.1.2. Reperti e cronologia. 3.2.2. Il tofet tardo punico: 3.2.2.1. Modalità di deposizione; 3.2.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive. 3.2.3. Reperti attribuibili alla fase 3 dell'area sacra. 3.2.4. Cronologia del tofet e corrispondenze con le fasi edilizie dell'area sacra. 3.3. Menzel Harb (Uzita?): 3.3.1. L'area sacra di Menzel Harb: 3.3.1.1. Architettura, ritrovamenti e fasi edilizie; 3.3.1.2. Reperti, cronologia e modalità di deposizioni. 3.4. Sidi el-Hani/vicus Augusti: 3.4.1. L'area sacra di Sidi el-Hani: 3.4.1.1. Architettura e ritrovamenti; 3.4.1.2. Reperti e cronologia. 3.5. El Jem/Thysdrus: 3.5.1. La necropoli infantile; 3.5.2. Il cd. santuario di Tanit e Ba'al Hammon. 3.5.3. Stele e iscrizioni votive tardo puniche. 3.6. Un tofet a Botria/Acholla? 3.7. Materiali caratteristici dei tofet da altri siti della regione: 3.7.1. Aïn Battaria/Biia; 3.7.2. Bir Tlelsa; 3.7.3. Hr. Bou Chebibe; 3.7.4. Hr. Oued Laya. 3.8. Documentazione relativa al culto di Saturno. 4. Capo Bon: introduzione storico-archeologica: 4.1. Thinissut e Ksar es-Zit/Siagu: 4.1.1. Il santuario di Ba'al Hammon e Tinnit a Thinissut: 4.1.1.1. Architettura, fasi edilizie e ritrovamenti; 4.1.2. Il tofet tardo punico: 4.1.2.1. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 4.1.3. Cronologia del tofet e corrispondenze con le fasi edilizie dell'area sacra; 4.1.4. Reperti, iscrizioni e cronologia del tempio di fase 3; 4.1.5. La statuaria del santuario di Thinissut; 4.2. Materiali caratteristici dei tofet da altri siti della regione; 4.2.1. Aïn Tebournouk/Tubernuc; 4.2.2. Kerkouane; 4.3. Documentazione relativa al culto di Saturno. 5. La valle tra l'Oued Miliane e la Medjerda: introduzione storico-archeologica: 5.1. Hr. Kasbat/Thuburbo Maius: 5.1.1. Un tofet a Thuburbo Maius?; 5.1.2. La questione del tempio di Saturno. 5.2. Documentazione relativa al culto di Saturno. 6. Il Tell Settentrionale: introduzione storico-archeologica: 6.1. Materiali caratteristici dei tofet nei siti della regione: 6.1.1. Hr. Bou Chateur/Utica; 6.1.2. Hr. el-Faouar/Belalis Maior; 6.1.3. Mateur/oppidum Materense; 6.1.4. Tindja. 6.2. Documentazione relativa al culto di Saturno. Parte seconda. Il territorio dell'Africa nova nell'odierna Tunisia: 7. La media valle della Medjerda e il territorio compreso tra gli ouidian Khalled e Tessa: introduzione storico-archeologica: 7.1. Dougga/Thugga: 7.1.1. Il tofet tardo punico e il tempio di Saturno: 7.1.1.1. Scavi; 7.1.1.2. Architettura e fase edilizie. 7.1.2. Il tofet tardo punico: 7.1.2.1. Modalità di deposizione; 7.1.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive. 7.1.3. Reperti del tempio di Saturno; 7.1.4. Cronologia del tofet e del tempio, corrispondenze con le fasi edilizie; 7.1.5. La questione dei templi di Saturno e il rapporto con il tofet. 7.2. Téboursouk/Thubursicu Bure: 7.2.1. Le stele e le iscrizioni votive. 7.3. Hr. Thibar/Thibaris: 7.3.1. Le stele e le iscrizioni votive. 7.4. El Ghzaizya, stele e iscrizioni votive; 7.5. Hammam Darraji/Bulla Regia: 7.5.1. Le stele e le iscrizioni votive; 7.6. Chimtou/Simitthus: 7.6.1. le stele e le iscrizioni votive; 7.6.2. I rilievi votivi scolpiti nella roccia; 7.6.3. I culti della collina sacra: il santuario di Ba'al e il tempio di Saturno. 7.7. Sidi Ali Bel Kassem/Thuburnica: 7.7.1. L'area sacra di Thuburnica: 7.7.1.1. Architettura e ritrovamenti; 7.7.1.2. Le lucerne dell'area sacra: 7.7.2. Il tofet tardo punico: 7.7.2.1. Modalità di deposizione; 7.7.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive. 7.7.3. Cronologia del tofet e del tempio, corrispondenze con le fasi edilizie. 7.8. Documentazione relativa al culto di Ba'al e/o di Saturno in altri siti della regione. 8. L'Alto Tell e la regione delle alte steppe: introduzione storico-archeologica: 8.1. Le pianure alluvionali degli ouidian Khalled, Siliana ed el Kebir: Aïn Tounga/Thignica: 8.1.1. Le stele votive tardo puniche; 8.1.2. Le stele votive di età romana; 8.1.3. La questione del santuario di Saturno. 8.2. Aïn Fourna/Furnos Maius. 8.3. Documentazione relativa al culto di Saturno in altri siti della regione; 8.4. L'Alto Tell tunisino: Maktar/Mactaris: 8.4.1. Le stele e le iscrizioni votive. 8.5. Maghraoua/Macota (?): 8.5.1. Le stele e le iscrizioni votive dette de La Ghorfa. 8.6. Illes/Ulules, il tofet, le stele e le iscrizioni votive; 8.7. Hammam Zouakra/Thigibba, le stele votive; 8.8. Hr. Mided/Mididi: 8.8.1. Le stele e le iscrizioni votive. 8.9. Aïn Barchouch, le stele votive; 8.10. Hr. Medeina/Althiburos: 8.10.1. Il tofet tardo punico: 8.10.1.1. Le stele e le iscrizioni votive. 8.11. Ksar Toual Zammeul/Maraci; 8.11.1. Tofet tardo punico e/o tempio di Saturno?: 8.11.1.1. Le stele votive di Saturno. 8.12. Hr. Ghayadha/Bagat (?): 8.12.1. L'area sacra della collina sud-orientale: 8.12.1.1. Scoperte, ricerche e sondaggi; 8.12.1.2. Architettura e fasi edilizie, interpretazione e datazione delle strutture, localizzazione dei ritrovamenti; 8.12.1.3. Il repertorio vascolare e gli altri reperti. 8.12.2. Il tofet tardo punico: 8.12.2.1. Modalità e conformazione delle deposizioni; 8.12.2.2. Le stele e le iscrizioni votive. 8.12.3. Cronologia del tofet e corrispondenze con le fasi edilizie dell'area sacra; 8.12.4. Le stele votive rinvenute sulla collina settentrionale. 8.13. Documentazione relativa al culto di Ba'al e/o di Saturno in altri siti della regione; 8.14. La regione di el Kef: Hr. el-Hami: 8.14.1. L'area sacra: 8.14.1.1. Architettura, stratigrafia, ritrovamenti e fasi edilizie. 8.14.2. Il tofet tardo punico: 8.14.2.1. Modalità di deposizione; 8.14.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive. 8.14.3. Reperti attribuibili al tempio di fase 2; 8.14.4. Cronologia del tofet e del tempio, corrispondenze con le fasi edilizie, ipotesi relative ai riti praticati. 8.15. El Kef/Sicca Veneria: 8.15.1. Le stele e le iscrizioni votive. 8.16. Il tofet tardo punico di Hr. R'Çass; 8.17. Le stele di età romana di Sidi Bou Rouis e l'iscrizione votiva di Koudiat es-Souda; 8.18. La regione delle alte steppe: documentazione relativa al culto di Saturno; 8.19. Stele e iscrizioni votive di provenienza sconosciuta. 9. La piccola Sirte: introduzione storico-archeologica: 9.1. Zian/Zitha: 9.1.1. Le stele votive. 9.2. L'isola di Djerba: 9.2.1. Le stele votive di Thala. Parte terza. Algeria, Libia e Marocco: 10. Documentazione relativa al culto di Ba'al-Tinnit e Saturno-Caelestis: 10.1. Libia. Tofet e altri reperti relativi al culto di Ba'al (Hammon) e/o Tinnit: 10.1.1. Sabratha/Sabratha; 10.1.2. Gheran; 10.1.3. Altri siti della regione. 10.2. Reperti associati al culto di Saturno e/o Caelestis; 10.3. Reperti associati al culto di Giove Ammone; 10.4. Algeria orientale (Numidia). Tofet e altri reperti relativi al culto di Ba'al e/o Tinnit: 10.4.1. Ksiba Mraou/Civitas Popthensis; 10.4.2. Guelma/Calama; 10.4.3. Aïn Nechma/Thabarbusis; 10.4.4. Khamissa/Thubursicu Numidarum; 10.4.5. Annaba/Hippo Regius; 10.4.6. Announa/Thibilis; 10.4.7. Skikda/Rusicade; 10.4.8. Costantina/Cirta; 10.4.9. El Kheneg/Tiddis; 10.4.10. Oudjel/Uzelis, Tirekbine E Oum El-Bouaghi/Sigus; 10.4.11. Mila/Milev; 10.4.12. Stele votive di tradizione punica da altre località. 10.5. Documentazione relativa al culto di Saturno e/o Caelestis; 10.6. Algeria centro-occidentale e Marocco (Mauretania). Tofet e altri reperti relativi al culto di Ba'al e/o Tinnit: 10.6.1. Bougia/Saldae; 10.6.2. Taksebt/Rusippisir E Tigzirt/Iomnium; 10.6.3. Dellys/Rusucurru; 10.6.4. Algeri/Icosium e Capo Djinet/Cissi (?); 10.6.5. Tipasa/Tipasa; 10.6.6. Cherchell/Caesarea; 10.6.7. Bethioua/Portus Magnus; 10.6.8. Oualili/Volubilis; 10.6.9. Stele votive di tradizione punica da altre località. 10.7. Documentazione relativa al culto di Saturno e/o Caelestis. 11. Conclusioni: 11.1. I tofet del Nord Africa: 11.1.1. Caratteristiche archeologiche; 11.1.2. Modalità e conformazione delle deposizioni: 11.1.2.1. Urne e coperture; 11.1.2.2. Il contenuto delle urne: i resti cinerari; 11.1.2.3. Le stele votive; 11.1.2.4. Le iscrizioni votive; 11.1.2.5. I reperti di corredo esterno e interno all'urna. 11.1.3. Offerte di tipo diverso. 11.1.4. I materiali utilizzati nel corso dei rituali; 11.1.5. Le trasformazioni dei tofet nel corso della prima età romana. 11.2. I santuari di Saturno: caratteristiche archeologiche e cultuali; 11.3. Il rapporto fra tofet e santuari di Saturno; 11.4. Le divinità del tofet: 11.4.1. Ba'al Hammon; 11.4.2. Tinnit; 11.4.3. Le corrispondenze/sovrapposizioni e le associazioni di età romana; 11.4.4. Altre divinità. 11.5. I fedeli/dedicanti e i sacerdoti dei tofet; 11.6. I riti dei tofet: 11.6.1. La documentazione archeologica; 11.6.2. La documentazione iconografica ed epigrafica; 11.6.3. Le narrazioni degli autori antichi; 11.6.4. I riti dei tofet e il loro rapporto con quelli dei santuari di Saturno. Elenco delle Abbreviazioni. Bibliografia. Indice dei toponimi. Tavole.

Formato in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Vergatona Magnani avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 485.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-706-8
ISSN: 1591-8882
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2 - Serenella Ensoli, Il 'Tesoro di Bengasi'. In occasione del Centenario delle Missioni Archeologiche Italiane in Libia (1913-2013). I. Ricerca e documenti, 2013, pp. 336 con figure in bianco/nero n.t.

KYPANA. LIBYA IN THE ANCIENT WORLD Edited by Serenella Ensoli
Cm. 21,7 x 31,5


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il furto del 'Tesoro di Bengasi', con i suoi oltre 8.000 pezzi di alto valore storico e culturale, rappresenta un accadimento di portata eccezionale. L'annuncio ufficiale della rapina è stato dato nel corso del 2011 dal Dipartimento alle Antichità della Libia, che ha fornito anche un inventario dei reperti, purtroppo molto sintetico e privo di immagini. Ricco tuttavia di altre informazioni sulle vicende connesse con il furto, quest'ultimo documento attesta per la prima volta che le migliaia di monete di oro, di argento e di bronzo nonché i gioielli, le statuette e altri oggetti di grande valore non appartenevano soltanto alla Soprintendenza di Cirene/Shahat (deposito del 1961) ma anche, benché in quantità minore, a quella di Bengasi (consegne effettuate a partire dal 1980 in seguito a scavi realizzati in precedenza). Si tratta di pezzi provenienti dagli scavi di Cirene, Barce, Tolemaide e Bengasi e degli oggetti che, rinvenuti soprattutto a Leptis Magna e nel Fezzan, erano conservati a Tripoli, prima nel Museo Archeologico e poi nella Banca d'Italia. Il rinvenimento degli Inventari storici del 'Tesoro', parallelamente allo studio e al riscontro del materiale scientifico recuperato in Italia e in Libia, ha portato a notevoli risultati: questi ultimi, insieme agli originari documenti di archivio, agli elenchi delle opere, alle immagini fotografiche dei reperti e, più in generale, alla storia del 'Tesoro' nel suo insieme, vengono integralmente editi in due tomi, di cui il volume che qui si presenta è il primo. Esso è articolato in due parti. La prima riguarda le indagini realizzate in Italia e in Libia e la ricostruzione delle vicende del 'Tesoro' dal 1942 al 1961, senza tralasciare di richiamare il panorama storico della politica italiana di allora, interna e internazionale, sino alla 'Restituzione dei Beni' alla Libia nel 1961. La seconda parte del volume comprende il catalogo dei documenti pertinenti al 'Tesoro' del Ministero dell'Africa Italiana conservati nell'Archivio della Farnesina, pubblicati qui integralmente per la prima volta.

Sommario: Presentazioni: Al Habib Mohamed Al Amin, Ministro della Cultura e della Società Civile; Emma Bonino, Ministro degli Affari Esteri. Prolusioni: Francesco Bandarin, Protecting Cultural Heritage in conflict situations: successes and limitations of the existing normative systems and technical networks; Ettore Janulardo, 1913-2013: per un'archeologia dell'arte. Introduzione. I parte. Le ricerche: Capitolo I. Per il recupero del 'Tesoro Archeologico della Libia': l'attività della Missione Archeologica Italiana a Cirene della Seconda Università di Napoli in collaborazione con i Dipartimenti alle Antichità della Libia, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e l'Interpol (2011-2012): I.1. Le ricerche in Italia. Dalle indagini negli Archivi Storici agli studi bibliografici: il rinvenimento degli Inventari del 'Tesoro' e le prime immagini dei reperti; I.2. Le indagini in Libia. Dall'Archivio Fotografico di Cirene alla Banca Commerciale Nazionale di Bengasi: la 'riscoperta'; I.3. Risultati preliminari e prospettive future. Capitolo II. Per la ricostruzione delle vicende del 'Tesoro Archeologico della Libia': 1942-1961: II.1. Le iniziative di salvaguardia e l'opera di Gennaro Pesce: la 'trasmigrazione' dei Beni dalla Cirenaica alla Tripolitania e la spedizione in Italia del 'Tesoro Archeologico della Libia' (1942); II.2. Le 'tormentate' vicende del 'Tesoro' in Italia (1943-1945); II.3. Dai carteggi tra il Ministero dell'Africa Italiana e il Ministero del Tesoro al problema della 'Restituzione dei Beni' alla Libia (1946-1947): risvolti politici di una storia poco nota; II.4. Le ultime notizie sul 'Tesoro' e la sua restituzione alla Libia nel 1961: il dono della Collezione numismatica di Angelo Meliu. II parte. I documenti. Capitolo III. Le indagini nell'Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri. La documentazione sul 'Tesoro Archeologico della Libia' e la 'riscoperta' degli Inventari storici: III.1. Catalogo dei documenti conservati nell'Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri (ASMAE); III.2. Gli Inventari storici dal 1942 al 1945 (A, B, C, D): Inventario A: Tripoli, 19 dicembre 1942 (G. Pesce); Inventario B: Cremona, 31 maggio-2 giugno 1944 (A. Ragni); Inventario C: Brenta, data imprecisata, prima del 24 maggio 1945 (A. Fraschini); Inventario D: Roma, 21 luglio - 18 settembre 1945 (M.M. Moreno). Capitolo IV. I due recenti Inventari del 'Tesoro Archeologico della Libia'. Risultati a confronto con la documentazione storica: IV.1. L'Inventario E di Richard G. Goodchild (27 luglio 1961); IV.2. L'Inventario F presentato il 2 luglio 2011 da Fadel Ali Mohamed (documento redatto il 2 giugno 2011, con elenco delle opere precedente al furto); IV.3. Confronto tra gli Inventari storici A (1942), D (1945) e gli Inventari moderni E (1961), F (2011); IV.4. Conteggio numerico dei pezzi con schema riassuntivo delle divergenze tra gli Inventari storici e moderni. Conclusioni. Apparati: Indice delle sigle. Indice delle abbreviazioni bibliografiche. Indice ragionato dei documenti dell'Archivio Storico del Ministero dell'Africa Italiana (MAE, ASMAI). Indice delle illustrazioni. Ringraziamenti. Abstract in lingua araba e inglese.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Chagall Cordenons camoscio con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-693-1
ISSN:
SKU: 2924

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7 - Il significato del viaggio. Modelli e paradigmi dall'antichità al mondo contemporaneo, a cura di Patrizia Castelli e Salvatore Geruzzi, 2014, pp. 132 con figure in bianco/nero n.t.

ACCADEMIA SPERELLIANA DI GUBBIO · BIBLIOTECA Diretta da Patrizia Castelli
Cm 17,5 x 25, brossura


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

La Biblioteca Sperelliana di Gubbio, la città che accoglie l'omonima Accademia, la cui attuale consistenza è di circa 21.000 volumi, contiene circa 900 opere relative al viaggio, di cui circa 230 nel fondo antico e circa 670 in quello moderno. Si scrive su tutti i tipi di viaggio, da quello dei mercanti a quello dei filosofi. I viaggiatori esportano in terre lontane la cultura e le merci del paese di origine, come ad esempio l'Italia, soprattutto nel Rinascimento, facendo conoscere la qualità della vita della propria regione, cosicché il 'sapere' diviene merce di lusso al pari delle opere d'arte. Si scrive sulle istruzioni per il viaggiatore e persino sulla mente del viaggiatore. Si collezionano i libri di viaggio che costituiscono la base di cospicui fondi, e sono numerosi gli autori che, soprattutto a partire dal Settecento, dimostrano il loro interesse nei confronti di una tassonomia del viaggio, testimoni di una società sempre più attenta che unisce il vecchio con il nuovo. Si viaggia da sempre per mare e per terra, e dentro le loro profondità, e sempre più verso il cielo. E proprio alle diverse prospettive del viaggio il Comitato dell'Accademia Sperelliana ha pensato di dedicare in questo volume alcuni contributi che vanno dal viaggio religioso a quello degli umanisti per poi fermarsi anche, secondo quanto indicato nello Statuto dell'Accademia, sulla realtà locale: emigrazione, percorsi di pace e viaggiatori che si sono avvicinati a Gubbio per la sua bellezza e per le sue testimonianze storiche.

Sommario: Patrizia Castelli, Introduzione. Claudio Moreschini, Alle fonti della sapienza: il fascino dell'Oriente; Chiara O. Tommasi Moreschini, Il viaggio attraverso le stelle: fortuna di un motivo dalla Persia a Dante; Maria Vittoria Ambrogi, I «cammini del cielo». I pellegrini dal nord Europa verso Roma; Patrizia Castelli, Viatici umanistici verso la Germania; Claudio Greppi, Viaggi incrociati: da Humboldt a Darwin; Susanna Tornesello, Oltre il Baedeker: petit tour alla scoperta di un'altra Italia nelle guide di Margaret Stokes e Laura McCracken; Giambaldo Belardi, Il sogno americano degli emigranti umbri dell'Alto Chiascio: la traversata dell'Oceano. Indice dei nomi di persona e degli autori.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone in tondo Magnani blu con impressioni in oro; sovracoperta in cartoncino Murillo Fabriano verdone con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-691-7
E-ISBN: 978-88-6227-692-4
ISSN:
SKU: 2922

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9 - Approaches to the Text. From Pre-Gospel to Post-Baroque, edited by Roy Eriksen and Peter Young, 2014, pp. 272 con figure in bianco / nero

EARLY MODERN AND MODERN STUDIES Diretta da Roy Eriksen
Cm. 17,5 x 24,8, bross


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

The contributors to the present collection endeavour in their various approaches to texts, produced between the first and the eighteenth century, to reduce the estrangement most modern readers experience in their encounters with the intellectual and material products of past centuries and their particular modes of signification. Despite the fact that the articles are disparate in their approaches and in the choice of objects of study and subjects, a number of common themes appear, and they are all intrinsically linked with the textual work carried out by humanist scholars active throughout the Early Modern period in their editing and interpretation of extant works from pagan and Christian Antiquity. The authors' works are related to questions first raised by early modern humanists and theologians. They focus on the texts themselves, both materially and in terms of choices of genre, while at the same time considering the contexts and conventions of communication that produced them.

Gli autori di questo volume miscellaneo, nei loro vari approcci a testi prodotti tra il primo e il diciottesimo secolo, hanno cercato di ridurre l'esperienza di distacco dei lettori più moderni nei loro incontri con i prodotti materiali e intellettuali dei secoli passati e le loro particolari modalità di significazione. Benché gli articoli siano eterogenei nei loro approcci e nella scelta degli oggetti e degli argomenti di studio, sono presenti una serie di temi comuni, tutti intrinsecamente legati al lavoro testuale svolto da studiosi umanisti attivi per tutta la prima età moderna, nella loro opera di pubblicazione e interpretazione dei testi provenienti dall'antichità pagana e cristiana. I lavori degli autori di questo volume sono legati a problemi sollevati per la prima volta dai primi umanisti e teologi moderni. Essi si concentrano sui testi stessi, sia materialmente sia in termini di scelte di genere, mentre allo stesso tempo prendono in considerazione i contesti e le convenzioni di comunicazione che li hanno prodotti.

Contents: Introduction: Reading Texts of the Past (Roy Eriksen, Peter Young); Årstein Justnes, Ad fontes! On Approaching 'Biblical' Manuscripts Older than the Bible; Tor Vegge, The Library of the Apostle Paul and his Followers; Apostolos Spanos, Political Approaches to Byzantine Liturgical Texts; Espen Karlsen, Patristic and Theological Manuscripts in Twelfth-century Norway: from Manuscript Books to Fragments; Tom Pettitt, Multiple Texts. Folkloristic Approaches to Early Modern Verbal Culture; Per Sivefors, Utopian English: Transmitting and Adapting the Text of Utopia in Early Modern England; Roy Eriksen, Poetics, Stylometrics and Attribution Studies: Periodicity in Marlowe; Joseph Sterrett, Wandering through the Shades of Night: Cain and the Tragic World of Richard II; Morten Bartn&aElig;s, The 'Temperatures' of Coriolanus; Muriel Cunin, «A most strange story» (5.1.119): Circumscription in The Tempest; Peter Young, Petter Dass in a Wider World: Reconsidering the Second Catechismal Hymn on the Lord's Prayer, Herre Gud! dit dyre Navn og Ære. Index of Names.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17,5 x 24,8. Legatura in brossura con copertina in cartone in tondo Magnani blu con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Vergatona Fabriano avorio con stampa a tre colori e plastificazione opaca.

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ISBN: 978-88-6227-695-5
E-ISBN: 978-88-6227-696-2
ISSN: 1828-2164
SKU: 2920

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6 - L'uso dei simboli dall'antichità al mondo contemporaneo, a cura di Salvatore Geruzzi, 2014, pp. 240 con figure in bianco/nero n.t.

ACCADEMIA SPERELLIANA DI GUBBIO · BIBLIOTECA Diretta da Patrizia Castelli
Cm 17,5 x 25, brossura


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il volume, uscito nella collana che raccoglie le iniziative editoriali dell'Accademia Sperelliana di Gubbio, presenta una serie di studi sull'«uso dei simboli» in un arco temporale che va dal mondo antico alla contemporaneità, come di consueto valorizzando anche aspetti della realtà locale alla luce di questioni e problemi generali. Il termine 'simbolo', complesso e sfuggente nella storia dei suoi significati, oltre ad appartenere al lessico della filosofia e della storia dell'arte, è stato re-introdotto nell'antropologia, in rapporto al mito, e nella psicoanalisi. Nel simbolo funzione pratica e funzione rappresentativa si fondono inestricabilmente, di modo che il simbolo tende da un lato ad indentificarsi col 'segno', dall'altro ad opporvisi in quanto rinvia ad un aspetto sensibile che è parte di un intero. Volendo poi ulteriormente semplificare, il concetto di simbolo ha variamente oscillato tra due opposte concezioni che lo hanno visto come mero elemento designativo o come 'qualcosa' che supera i 'limiti del segno'. La prima accezione rimanda ai segni univoci dei linguaggi formalizzati della logica e della matematica. È proprio in questo contesto che è stato possibile elaborare quelle specifiche simboliche che si sono rivelate un potente strumento per la loro capacità astraente e generalizzante. Si pensi, per esempio, al rapporto fra l'invenzione del calcolo simbolico e lo sviluppo delle tecnologie informatiche. Intrecciando molteplici punti di vista, l'Accademia Sperelliana ha pertanto inteso promuovere un confronto tra studiosi, appartenenti a differenti ambiti disciplinari e con diversi orientamenti metodologici, intorno all''uso' dei simboli, al fine di evidenziare il presupposto che il concetto di simbolo si definisce di volta in volta nel quadro di riferimento specifico in cui si inscrive.

Sommario: Salvatore Geruzzi, Introduzione; Elisa Pellegrini, Elena sposa ideale negli anni della guerra del Peloponneso; Arturo Carlo Quintavalle, Gesti e segni nell'età della Riforma gregoriana in Occidente; Maria Luisa Ceccarelli Lemut, Il De insignis et armis di Bartolo da Sassoferrato; Patrizia Castelli, Polarità e trasformazione dei simboli tra Medioevo ed Età moderna: il Graal; Maria Pia Marchese, Aspetti di simbologia della scrittura; Graziella Federici Vescovini, La simbologia matematica nel pensiero di Nicola Cusano; Marco Carapezza, Marcello D'Agostino, La logica e il mito del linguaggio perfetto; Ettore A. Sannipoli, Dove comincia il Monte. Sull'uso 'urbanistico' del «signum» di Gubbio tra Medioevo e Rinascimento; Grigore Arbore Popescu, La storia kazakha tra kurgan e piramide; Gian Biagio Furiozzi, I simboli della sinistra; Salvatore Geruzzi, I simboli fra filosofia e immagine: i Demoniaco nell'arte di Enrico Castelli; Lorenzo Di Bari, Rappresentare la chimica. Un caso particolare: le architetture chirali. Indice dei nomi di persona e degli autori.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone in tondo Magnani blu con impressioni in oro; sovracoperta in cartoncino Murillo Fabriano verdone con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-697-9
E-ISBN: 978-88-6227-698-6
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18 - Paesaggi di Biagio Marin, tra prosa e poesia, Atti del convegno, Università degli studi di Udine, 3-4 ottobre 2012, a cura di Roberto Norbedo, Rodolfo Zucco, 2014, pp. 204

SUPPLEMENTI DI «STUDI MARINIANI» Diretta da Edda Serra

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Nell'occasione dell'anniversario della pubblicazione dei Fiuri de tapo, la prima raccolta di poesie di Biagio Marin uscita a Gorizia nel 1912, si è voluto dedicare al gradese un convegno di studi che avesse come punto cardine il rapporto tra la produzione artistica dell'autore e l'ambiente in cui egli visse e operò. L'idea originaria alla base del simposio intendeva mettere in relazione e a contatto alcuni interventi dedicati alle diverse manifestazioni della ricca attività artistica e culturale di Marin con altri orientati ad approfondire il tema della sua riflessione sulla concreta realtà del tempo e dei luoghi in cui egli visse. Ciò anche con l'intento di sfumare e articolare l'immagine tradizionale e consolidata di Marin, che lo rappresenta come un poeta e un propugnatore di un linguaggio che non si compromette con la fisica materialità. Sono stati quindi accostati contributi sulle peculiari caratteristiche della poesia dell'autore, dai valori metrici del suo 'paesaggio sonoro' al rilievo che assume in essa l'istanza metaletteraria, ad altri relativi all'opera in prosa, ancora in buona parte da studiare, la quale è per definizione più vicina alla sfera operativa, quella 'del fare', e alle manifestazioni fenomeniche. Questa ha ricevuto, da qualche tempo, crescente attenzione di critica e cure editoriali indirizzate agli scritti di natura diaristica ed epistolare, nonché a quelli legati al suo lavoro di pubblicista, di saggista e di promotore della cultura e del territorio. Il paesaggio, nelle sue molteplici declinazioni, tra testo e contesto, tra storia, geografia, lingua, cultura e poesia, e le sue relazioni con l'opera e l'attività di Marin, sono stati il tema che fa da collante dei vari contributi.

Sommario: Roberto Norbedo, Rodolfo Zucco, Premessa; Programma del Convegno; Edda Serra, Parola mio solo rifugio; Giampaolo Borghello, «Mio favelâ graisan»: i fili della poetica di Biagio Marin; Elvio Guagnini, «Paesaggi dell'anima». Marin prosatore tra giornalismo e letteratura; Antonio Daniele, Rileggendo Biagio Marin; Fabiana Savorgnan di Brazzà, Sull'epistolario Marin-Sereni; Lisa Gasparotto, «Siamo tutti soli, e noi in modo particolare». Lettere di Biagio Marin a Luciano Morandini (1965-1985); Michele Zambon, Caratteri linguistici e aspetti metrico-prosodici nei 'Fiuri de tapo'; Gianni Cimador, Paesaggi della memoria in alcuni scritti autobiografici di Biagio Marin; Marzia Liberale, Gli scritti di Biagio Marin per il «Messaggero Veneto» (1947); Pericle Camuffo, La «grande avventura» di Biagio Marin: Firenze 1911-1912; Franca Battigelli, Grado e il paesaggio della laguna attraverso gli occhi di un poeta: Biagio Marin; Sara Cerneaz, Appunti sulle metafore di Biagio Marin; Rodolfo Zucco, Altre osservazioni sulla rima di Biagio Marin; Marco Giovanetti, Una confederazione adriatica; Fabio Russo, Marin (e Slataper), quel guardare i luoghi fra storia ed emozioni. Il punto di vista ontologico; Roberto Norbedo, Niccolò Tommaseo e alcune 'riletture' mariniane, tra poesia e prosa; Vincenzo Orioles, Tra poesia e lingua. Considerazioni di un linguista. Indice dei nomi.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17,5 x 24,7. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone in tondo Magnani blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano beige con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-687-0
E-ISBN: 978-88-6227-688-7
ISSN: 1125-0321
SKU: 2916

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1 - Musica, culti e riti nell'Occidente greco, a cura di Angela Bellia, 2014, pp. 344 con figure in bianco/nero n.t.

TELESTES Studi e ricerche di archeologia musicale nel Mediterraneo. Diretta da Angela Bellia
Cm. 17,5 x 25, bross.


Istituti editoriali e poligrafici internazionali, Pisa · Roma

La musica, insieme con la lingua, la letteratura, i monumenti, le istituzioni e il paesaggio, è parte di un patrimonio in cui è possibile trovare tracce del nostro passato così imponenti da obbligarci a studiarlo per capire una parte importante di noi stessi. Così, se la musica è una delle componenti della nostra identità sociale e culturale di «marca occidentale», lo studio della storia musicale dell'Occidente greco risulta di grande interesse perché le forti esperienze religiose, etiche e artistiche della Megale Hellas e della Sikelia si sono riflesse in modo significativo nella cultura, nell'arte e nella memoria e sono pervenute sino a noi. La riflessione sulla musica come fattore di forte coesione culturale e religiosa e di rete di scambi delle popolazioni greche d'Occidente attende ancora uno studio sistematico e complessivo che aiuterebbe non solo a comprendere la rielaborazione della funzione della musica e del far musica nelle singole poleis, ma anche a porre la questione della musica come mezzo del dialogo interculturale fra le comunità greche e gli ambienti indigeni. Le pratiche musicali dei Greci d'Occidente erano legate infatti al contesto geografico e ai particolari culti collettivi, domestici e funerari, ma la musica era anche intrecciata con la costruzione delle identità culturali delle varie comunità e intimamente legata alla loro struttura sociale. Dallo studio che qui si presenta, miscellaneo, emergono aspetti significativi che aprono nuove prospettive allo studio della musica nell'antichità. Da un lato le fonti e la documentazione archeologica forniscono lo spunto per riflettere sull'apporto della musica nel processo di coesione sociale delle singole poleis e nel dialogo interetnico con le locali comunità anelleniche, dall'altro si indaga quanto le pratiche musicali nelle colonie risentano di quelle delle città d'origine o innovino rispetto alle poleis di provenienza.

Sommario: Abbreviazioni. Angela Bellia, Uno sguardo sulla musica nei culti e nei riti della Magna Grecia e della Sicilia. Poeti e musici: Claude Calame, La tragédie chorale et le nome citharodique: de la Grande Grèce à Athènes; Marco Ercoles, Stesicoro e i culti di Imera; Antonietta Provenza, Pitagora e le Muse. Per una lettura di Timeo, F 131 FGrHist; Andrew Barker, Empedocles Mousikos; Massimo Raffa, Acustica e divulgazione in Archita di Taranto: il fr. 1 Huffman come "Protrettico alla scienza". Strumenti musicali: Clemente Marconi, Two New Aulos Fragments from Selinunte: Cult, Music and Spectacle in the Main Urban Sanctuary of a Greek Colony in the West; Stelios Psaroudak?s, The Aulos of Poseid?nia; Chiara Michelini, Auloi da Entella: note di archeologia musicale; Maria Clara Martinelli, Uno strumento musicale in bronzo nelle collezioni del Museo Archeologico "Luigi Bernabò Brea" a Lipari; Giovanni Distefano, Camarina. La tomba 446 con crepitacoli della necropoli arcaica. Musica e rito: Monica de Cesare, Musica e rito nei contesti anellenici della Sicilia di VI-V secolo a.C.; Claudia Lupo, Aspetti della pratica musicale pitagorica a Crotone e a Taranto; Chiara Terranova, Funzione rituale dei tympana nei culti femminili della Sicilia antica; Angeliki Liveri, Music, Singing and Dancing at Wedding Rites in Megale Hellas; Lucio Melazzo, Music and Phonetics in Magna Graecia; Sebastian Klotz, Mousiké, harmonics and the symmetrical culture of Western Greece. Iconografia: Marina Albertocchi, Musica e danza nell'Occidente greco: figurine fittili di danzatrici di epoca arcaica e classica; Antonella Pautasso, Il suonatore di lyra. Breve nota su alcune statuette siceliote; Lucia Lepore, Dei, Demoni ed Eroi della musica nella cultura figurativa dei Greci d'Occidente; María Isabel Rodríguez López, Música y matrimonio: iconografía y fuentes escritas; Elisa Chiara Portale, Musica e danza nell'iconografia funeraria centuripina; Giulia Corrente, Aspetti della 'nuova musica' nelle raffigurazioni vascolari fliaciche; Daniela Castaldo, Iside sulle sponde del Tevere. Presenze africane nella musica di età romana; Simone Rambaldi, Musica e felicità ultraterrena: considerazioni in margine a un sarcofago romano di Palermo.

Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Chagall Cordenons camoscio con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-8147-438-7
ISSN:
SKU: 2914

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11 - Caere - 6. Caere e Pyrgi: il territorio, la viabilità e le fortificazioni, Atti della giornata di studio, Roma, Consiglio Nazionale delle Ricerche, 1 marzo 2012, a cura di Vincenzo Bellelli, 2014, pp. 336 con figure in bianco / nero n.t. e XII tavole a colori f.t.

«MEDITERRANEA» • SUPPLEMENTI Diretta da Filippo Delpino
Cm. 22 x 33, bross


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il volume dedicato alle mura di Cerveteri costituisce un'ulteriore, fondamentale tappa nel lungo percorso di ricerca avviato dal CNR in una delle più importanti città dell'Etruria meridionale. Attraverso queste pagine è possibile ripercorrere la storia e lo sviluppo delle fortificazioni di Caere, ma anche quello della città. Ricordata dalle fonti letterarie come «città murata», Caere viene considerata dagli autori antichi quale luogo inespugnabile e, per questo stesso motivo, città potentissima. Le mura pertanto diventano un elemento identitario e contribuiscono a restituire la forma e l'immagine della città antica. Così come per le mura urbiche di molti altri importanti centri italici, anche per quelle di Caere risulta piuttosto problematico l'inquadramento cronologico, in assenza di indagini sistematiche di scavo stratigrafico. Tuttavia è chiaro come la loro costruzione, dovuta a maestranze specializzate, sia sostanzialmente il frutto di un progetto unitario ben pianificato, avviato sotto l'egida di un'unica volontà politica probabilmente in concomitanza con il riassetto generale della città e la monumentalizzazione dei suoi luoghi di culto. A contribuire alla definizione dell'immagine della città è inoltre la volontà di segnarne sacralmente il perimetro e i suoi principali accessi, con la presenza di luoghi di culto, spesso legati alla viabilità e a fonti e sorgenti. La seconda parte del volume è dedicata alle indagini condotte sulle mura poligonali di Pyrgi e alla geologia dell'area con uno studio sulle cave antiche. Attraverso questo importante lavoro si è pertanto raggiunto l'obiettivo di ampliare la conoscenza della città di Caere e di Pyrgi, suo avamposto sulla costa.

Sommario: Alfonsina Russo Tagliente, Presentazione; Paola Santoro, Introduzione; Rita Cosentino, Caere e il suo territorio: lavori in corso; Vincenzo Bellelli, Le mura di Caere: una introduzione; Elena Acampa, Vincenzo Bellelli, Maria Raffaella Ciuccarelli, Paola Iannaccone, Rocco Mitro, Ylenia Salvadori, Paola Santoro, Le campagne di scavo 2010-2011 alle mura di Cerveteri: relazione preliminare; Antonio Graziadei, Paola Iannaccone, Ylenia Salvadori, La tecnica costruttiva delle fortificazioni ceriti; Elena Acampa, I materiali dagli scavi 2010-2011 del CNR; Isidoro Tantillo, Una statuetta votiva dallo scavo 2011: il sacro e le mura della città; Antonio Graziadei, Rocco Mitro, Le mura etrusche di Cerveteri: proposta di ricostruzione; Maria Raffaella Ciuccarelli, Porte della città e viabilità connessa; Laura Petacco, La viabilità in uscita da Cerveteri: osservazioni sulla via Caere-Pyrgi; Barbara Belelli Marchesini, Pyrgi. Analisi delle fortificazioni della colonia romana e rapporti con l'abitato etrusco, con appendici a cura di: Alberta Arena, Barbara Belelli Marchesini, Manuela Bonadies, Rosa Maria Nicolai, Sara Napolitani, Walter B. Pantano, Martina Zinni; Michele Di Filippo, Maria Di Michele, La geologia dell'area di Pyrgi e l'ubicazione delle cave antiche. Bibliografia.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone in tondo Magnani blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino bianco patinato, con plastificazione lucida e stampa a cinque colori.


Brossura / Paperback: Euro 695.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-704-4
ISSN: 1827-0506
SKU: 2910

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La Scandinavia e i poemi omerici. La parola agli scienziati, con contributi di letterati, 2014, pp. 356 con figure in bianco/nero n.t. (LV/2, 2013)

RIVISTA DI CULTURA CLASSICA E MEDIOEVALE · FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il fascicolo, monografico, presenta gli Atti di un Convegno tenutosi a Roma, Università 'La Sapienza', nel 2012, che discute e arricchisce con nuovi dati la teoria esposta da Felice Vinci nel suo volume Omero nel Baltico. Le origini nordiche dell'Odissea e dell'Iliade, pubblicato nel 1995. Secondo questa teoria l'Iliade e l'Odissea, i due poemi alla base della letteratura occidentale, sarebbero la rielaborazione di saghe nate nel Nord Europa e ambientate nella loro versione finale nel Mediterraneo, in seguito alla migrazione verso Sud delle popolazioni nordiche. Dalla Scandinavia e dal mar Baltico, dove nel secondo millennio era fiorita una ricca civiltà del Bronzo, le migrazioni, dovute a un brusco peggioramento del clima, avrebbero portato nel Sud dell'Europa le leggende del loro mondo, che infine sarebbero state messe per iscritto nell'VIII secolo nello scenario del Mediterraneo. Il fascicolo prende in considerazione le variazioni climatiche e le descrizioni dell'ambiente naturalistico (flora e fauna); i possibili contatti, testimoniati anche dall'archeologia, fra area baltica e area mediterranea; la localizzazione dei luoghi omerici; la persistenza, nella figura di Odisseo, di primitivi elementi sciamanici di origine pre-ellenica e i miti che la legano, per esempio, a Odino; i legami fra la letteratura nordica medievale e le leggende nate attorno alla guerra di Troia. In questo modo si vogliono aggiungere nuovi, importanti elementi alla discussione della tesi di una presunta origine nordica dei racconti omerici, che, per quanto possa apparire stravagante, si rivela non in contraddizione con tutte le più recenti teorie storiche e i confronti archeologici.

Sommario: Giacomo Tripodi, Riflessioni naturalistiche sui versi omerici; Marco Duichin, Il lato oscuro di Odisseo: eroe greco o «sciamano» nordico?; Giovanni Martinotti, Eleonora Chillemi, L'Odissea: ovvero la raccolta di icaros sciamanici in trance estasica; Alessandra Giumlia-Mair, Baltico e Mediterraneo orientale nel II millennio a.C.; Silvia Peppoloni, Giuseppe Di Capua, Uno sguardo d'insieme sugli eventi geologici e climatici che caratterizzano l'Olocene nell'area baltica e mediterranea; William Mullen, Odysseus' Travels after Troy: locations and Symbolic Patterns; Felice Vinci, Evidenze di un'originaria matrice nordica dell'Iliade e dell'Odissea; Carla Del Zotto, Il mito di Troia e la migrazione di Odino in Scandinavia; Mark-Kevin Deavin, Ulysses in the North? The Yggdrasill Myth re-considered; Maria Stella Bottai, "Prendendo Omero come modello": l'epica finlandese del Kalevala e l'arte figurativa; Giuliana Bendelli, Ulysses Hibernatus; Arduino Maiuri, Il Nord nel mondo greco-romano; Ilze Rumniece, Ancient "curetes" and the Western Baltic tribe of "kuri" (some suggestive parallels); Sommario dell'annata 2013.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17 x 24. Legatura in brossura pesante con copertina in cartoncino Murillo Fabriano blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 150.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-715-0
ISSN: 0035-6085
SKU: 2906

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