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Terre di fuoco. Violenza e religioni, 2016, pp. 160 con figure in bianco/nero n.t. (Anno XXXI, 85, maggio-agosto 2016)

RELIGIONI E SOCIETÀ · FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Questo numero di «Religioni e società» offre i termini complessi di una vicenda di estrema attualità, affrontando un tema spinosissimo, ma purtroppo attuale, quale quello del rapporto fra violenza e religioni al sorgere del nuovo millennio. Non a caso numerosi studiosi ricorrono all'immagine di 'terza guerra mondiale' sparsa nelle diverse aree del mondo, trattando dei conflitti che sono fondati sugli estremismi religiosi e sull'intolleranza. Dal fenomeno della migrazione verso l'Europa di un numero sempre maggiore di persone alle guerre scoppiate in Medio Oriente e in numerosi stati africani, dal terrorismo islamico alle persecuzioni religiose e dalle ingiustizie e dagli squilibri sociali creati dalla globalizzazione alla crisi generata dal contatto tra la modernità occidentale e l'Islam contemporaneo, il fascicolo vuole presentare l'argomento del rapporto fra violenza e religioni sotto vari punti di vista e in diverse situazioni geografiche, senza trascurare i legami che intercorrono tra la violenza religiosa, da un lato, e la politica e l'economia, dall'altro.

Sommario: Terre di fuoco. Violenza e religioni. Arnaldo Nesti, Editoriale. Un Grande Santo Sinodo atteso che ha registrato significative assenze. Saggi: Mauro Castagnaro, Oscar Romero, in memoriam; Mons. Gian Carlo Perego, L'Europa e l'Italia migrante: oltre la paura e l'indifferenza; Maurice M. Roumani, È possibile che l'effetto Isis ridisegni il Medio Oriente e il conflitto Israele–Palestina?; Renzo Guolo, Religion or Ideology? The Radicalization of European Jihadists; Giuseppe Giordan, Grande e Santo, salvo imprevisti. Il Sinodo panortodosso tra geopolitica e religione. Note: Mattia Casula, Between Continuities and Changes. The Roman Catholic Church and the Italian Mezzogiorno; Mariano David Fabris, Política y religión en la Argentina reciente: el movimiento eclesial Comunión y Liberación frente a la debacle del gobierno de Raúl Alfonsín y el ascenso de Carlos Menem, 1987–1989. Dialoghi e documenti: Enzo Pace, Un sociologo in bicicletta. La scomparsa di Sabino Acquaviva; Roberto Cipriani, Religione e secolarizzazione; In ricordo di Pier Giorgio Rauzi, a cura di Gianni Novelli; Recensioni.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17 x 24,5. Legatura in brossura pesante con copertina in cartoncino Murillo Fabriano avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 48.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-879-9
ISSN:
SKU: 3120

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Filosofia e Religione...



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15 - Il Santuario di Monte Li Santi - Le Rote a Narce. Scavi 1985-1996. Parte II. Catalogo, a cura di Maria Anna De Lucia Brolli, 2016, pp. 672 con 93 figure e CXLIII tavole in bianco/nero n.t.

«MEDITERRANEA» · SUPPLEMENTI Diretta da Filippo Delpino
Cm. 21,5 x 31
CIVILTÀ ARCAICA DEI SABINI NELLA VALLE DEL TEVERE
Nuova Serie Diretta da Paola Santoro, 7

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il secondo volume dedicato al Santuario di Monte Li Santi - Le Rote a Narce presenta il catalogo del materiale ritrovato nel corso delle varie campagne di scavo condotte fra il 1985 e il 1996. I materiali sono divisi in diciassette categorie tipologiche precedute tutte da una introduzione contenente indicazioni sulla tecnica di lavorazione, sulla tipologia e sulla cronologia. Statue fittili, talvolta di dimensioni superiori al vero, busti e teste isolati, bambini in fasce, statuette di figure umane e di animali, ex voto anatomici denotano la presenza di numerose botteghe locali ed una produzione seriale destinata probabilmente a soddisfare le necessità della committenza non solo del santuario di Narce ma anche di contesti votivi allogeni. La ceramica, divisa e studiata in riferimento alla classe (bucchero, ceramica a figure rosse, ceramica a vernice nera, ecc.) e sulla base della forma, testimonia una presenza che va oltre l'arco di vita del santuario, dal periodo orientalizzante all'età medievale. A parte, gli oggetti in bronzo (statuette votive, utensili, oggetti di ornamento personale, frammenti di vasellame), in ferro e in piombo (chiavi, punte di lancia, coltelli, spiedi, chiodi, frammenti di vasellame). Infine il santuario ha restituito numerosi frammenti di materiali di copertura (tegole e coppi), di cui il catalogo propone un inquadramento generale, e pochi frammenti di terrecotte architettoniche, insufficienti purtroppo a chiarire il sistema decorativo degli edifici di culto.

Sommario: Parte II. Catalogo. Criteri di classificazione (Maria Anna De Lucia Brolli); A. Statue (Claudia Carlucci, Maria Anna De Lucia Brolli): Frammenti di statue sedute; Statue femminili; Frammenti di statue femminili; Frammenti di statue maschili; Frammenti di statue di sesso non identificabile. B. Busti e teste (Maria Anna De Lucia Brolli): Busti; Teste femminili isolate; Teste maschili isolate; Teste giovanili (?); Frammenti di busti e teste isolate di tipo non identificabile; C. Rappresentazioni di bambini (Maria Gilda Benedettini): Bambini in fasce; Bambini accovacciati; Bambini stanti; Frammenti di rappresentazioni di bambini. D. Statuette (Maria Anna De Lucia Brolli); Figure maschili stanti; Figure maschili gradienti; Recumbenti; Figure femminili stanti; Figure femminili gradienti; Figure femminili sedute; Coppie; Figure giovanili; Testine isolate e staccate; Frammenti di statuette di incerta attribuzione. E. Clave votive (Maria Anna De Lucia Brolli). F. Statuette di animali (Maria Gilda Benedettini): Statuette di bovini; Statuette di cavalli; Statuette di suini; Statuette di canidi; Statuette di arieti (?). G. Ex-voto anatomici (Maria Gilda Benedettini): Maschere; Occhi isolati; Orecchie isolate; Arti superiori completi; Mani isolate; Dita isolate; Arti inferiori completi; Piedi isolati; Mammelle; Uteri; Organi genitali maschili; Elementi poliviscerali; Vesciche; Torsetti; Organi non identificabili. H. Frammenti modellati non inseribili nelle singole classi (Maria Anna De Lucia Brolli, Maria Gilda Benedettini): Frammenti di teste o maschere; Frammenti di arti superiori; Frammenti di arti inferiori; I. Pesi da telaio e fuseruole (Maria Gilda Benedettini): Pesi da telaio; Fuseruole. J. Cippetti (Maria Gilda Benedettini). L. Oggetti di bronzo (Laura Ambrosini): Statuette; Coltello; Campanello; Aes rude; Vasellame; Lamine di rivestimento; Borchiette, chiodi e chiodini; Utensili; Fibule. M. Oggetti di ferro (Laura Ambrosini): "Chiavi"; Chiavi reali; Armi; Coltelli; Spiedi; Alari; Pinze da fuoco; Staffe; Grappe; Fascette di rivestimento; Cerniere; Perni; Ganci; Piccone; Chiodi; Frammenti di ferro non attribuibili a forme specifiche. N. Oggetti di piombo (Laura Ambrosini). O. Basi/basette e cippi lapidei (Laura Ambrosini, Barbara Belelli Marchesini): Altari e cippi-altari; Basi; Basette. P. Ceramica (Laura Ambrosini, Barbara Belelli Marchesini, Claudia Carlucci, Alessandra Costantini, Laura M. Michetti): Bucchero; Ceramica attica a figure rosse; Ceramica di importazione (?) a vernice nera; Ceramica a vernice rossa; Ceramica etrusca e falisca figurata e ceramica ad ornati neri; Ceramica etrusca e falisca figurata a figure rosse; Ceramica etrusca e falisca ad ornati neri e ad ornati vegetali (a decorazione non figurata); Ceramica a vernice nera sovradipinta; Frammenti di incerta classificazione; Ceramica a vernice nera; Ceramica argentata; Ceramica acroma e a fasce; Vasi potori a pareti sottili; Terra sigillata italica; Ceramica invetriata; Ceramica moderna; Ceramica d'impasto orientalizzante; Ceramica d'impasto chiaro sabbioso; Ceramica comune. Q. Alari, forni/fornelli (Maria Gilda Benedettini, Claudia Carlucci): Cd. "Alari" votivi; Alari funzionali; Forni e fornelli. R. Rivestimenti (Barbara Belelli Marchesini, Maria Anna De Lucia Brolli): Tegole e coppi; Terrecotte architettoniche. S. Varia (Laura Ambrosini, Barbara Belelli Marchesini, Maria Gilda Benedettini, Maria Anna De Lucia Brolli). Figure e Tavole. Sommario generale.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano beige con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 1900.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-775-4
ISSN: 1827-0506
SKU: 3118

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Dinamiche sociolinguistiche in aree di influenza greca. Mutamento, variazione e contatto, Atti del convegno internazionale, Roma, 22–24 settembre 2014, a cura di Paolo di Giovine, Valentina Gasbarra, 2016, pp. 272 (fascicolo monografico di «Linguarum Varietas», 5, 2016)

LINGVARVM VARIETAS · FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

ll titolo del Convegno, di cui questo volume presenta gli Atti, riflette l'impostazione del progetto nazionale di ricerca nel quale è inserito, risultato della convergenza di linee di indagine nel campo della linguistica storica e della sociolinguistica, riassumibili sotto la comune definizione di 'Rappresentazioni linguistiche dell'identità. Modelli sociolinguistici e linguistica storica'. Gli interventi tenuti dai diciotto relatori, alcuni massimi esperti nei rispettivi settori di competenza, noti docenti di atenei stranieri e invitati italiani, spaziano su più aree geolinguistiche e su differenti fasi diacroniche, accomunati dall'intento di portar luce sulle dinamiche di interrelazione tra identità e alterità linguistica e socioculturale delle lingue, con particolare attenzione a fenomeni attinenti alla grecità periferica (non balcanica); essi tengono presente soprattutto il ruolo svolto dal greco in contesti di contatto linguistico con lingue appartenenti all'ambito indoeuropeo (specialmente latino e iranico) e con riferimento ad alcuni momenti storici significativi. Fra i temi trattati, la Sicilia e il Mezzogiorno calabro-lucano, caratterizzati dalla compresenza di greco e latino sino ai primi secoli della nostra era; le relazioni gerarchiche tra latino, greco e sardo; Cipro in epoca ellenistica; problemi fonologici e grafici nella area di lingua copto-greca; infine, sul versante orientale, i contatti del greco con le lingue iraniche. Il volume presenta quindi un quadro ampio e articolato, che cerca di gettar luce sui fenomeni di contatto in un'area ben precisa, considerando anche i processi che l'interferenza innesca a livello di variazione e di mutamento linguistico.

Sommario: Paolo Di Giovine, Valentina Gasbarra, Presentazione; Domenico Agostini, Greek echos in Pahlavi literature. A preliminary survey of calques and foreign terms; Maria Carmela Benvenuto, Appunti sulla rappresentazione linguistica dell'identità dell'aristocrazia dominante nella Frigia ellespontica achemenide; Albio Cesare Cassio, The koine in the East: Asoka's rock edict 12 in Greek dress; Carlo Consani, Fenomeni di contatto a livello di discorso e di sistema nella Cipro ellenistica (Kafizin) e le tendenze di 'lunga durata'; Pierluigi Cuzzolin, Il greco nell'estremo occidente d'Europa: gli aspetti identitari; Alessandro De Angelis, Un esito palatale nel latino di Sicilia? A proposito del bilinguismo greco-latino; Margherita Donati, Sindrome delle coronali e trasparenza morfologica: varianti grafiche nell'assimilazione preverbale latina; Kalle Korhonen, Questioni del bilinguismo siciliano antico in lunga durata; Gabriella Macrì, Aspetti intertestuali tra letteratura grecanica di Calabria e letteratura greca; Elisabetta Magni, Notha verba: interferenza e mutamento attraverso le formazioni ibride latino-greco; Giovanna Marotta, Sociolinguistica storica ed epigrafia latina. Il corpus CLaSSES I; Paolo Martino, Riflessi lessicali della stratificazione sociale nella Calabria bizantina: bovese thema 'uomo'; Paolo Milizia, Problemi di grafia e fonologia nel lessico copto-greco; Giulio Paulis, Latino, greco e volgare nella Sardegna bizantina e alto-giudicale. Dinamiche sociolinguistiche e onomastica personale; Adriano V. Rossi, Problemi di etimologia areale nel Mediterraneo orientale: gr. kúmbakos nel suo retroterra asiatico; Giancarlo Schirru, Accordo di genere e contatto linguistico nella koiné egiziana; Rüdiger Schmitt, Strabo's account of the Iranian lands: some remarks of an Iranian linguist and onomastician. Indice degli argomenti. Indice dei testi oggetto di analisi.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17,5 x 24,7. Legatura in brossura con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Chagall Cordenons avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 120.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-888-1
ISSN: 2239-6292
SKU: 3112

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Fine (ma forse no), a cura di Dominique Budor, Paola Casella, Bart Van den Bossche, 2016, pp. 184 (fascicolo monografico di «Pirandelliana», 9, 2015)

PIRANDELLIANA • FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

«Non conclude»: l'aforisma pirandelliano che serve da titolo all'ultimo capitolo di Uno, nessuno e centomila ricorre in maniera ossessiva negli scritti dell'autore, al punto da essere diventato, a livello della percezione culturale media, una specie di banale e logoro riassunto del suo pensiero. La lettura in senso relativistico e panteistico di questa affermazione del protagonista del romanzo, Vitangelo Moscarda, non deve però far dimenticare ch'essa esprime soprattutto l'angoscia del momento in cui cessa il fluire del tempo, del movimento, della mutabilità di ogni cosa, della vita: in altre parole, l'angoscia della morte. Senza assimilare piattamente il personaggio all'autore, molti segni testuali nelle opere e numerosi dati biografici, attestati nei diversi epistolari, consentono nondimeno di affermare che Vitangelo Moscardo è una proiezione virtuale dello scrittore, una parziale e provvisoria figurazione dell'io autoriale nelle vesti di un personaggio che ribadisce l'orrore della casa, della tomba, della parola scritta, insomma di tutte le forme fisse (materiali o verbali che siano) e conferma la necessità vitale del provvisorio e del dinamico. Per Pirandello autore, l'atto di scrivere costituisce un'attività vitale che rappresenta il solo mezzo valido per lottare contro l'angoscia della morte. È quindi la carica vitale dello scrivere a imporre alla scrittura la necessità di non arrestarsi. Eppure, anche a Pirandello si impone l'obbligo di finire. Se l'atto di scrivere può continuare fin quando lo scrittore ne ha la volontà e / o la forza, nondimeno questa dinamica deve inevitabilmente arrestarsi quando lo scrittore intende concretizzare quel rapporto dialogico e comunicare con un lettore o uno spettatore reale. La problematica pirandelliana, ben evidenziata dai saggi contenuti nel volume, si può dunque schematicamente riassumere in un paradosso: dare un termine materiale al testo scritto ma non arrestare il significato, perché l'autore possa mantenere aperte e possibili tutte le scritture alternative e rinnovate di questo testo, pur sapendo di doversi confrontare con un lettore o uno spettatore desideroso di una fine conclusiva. Il progetto di questo numero monografico di «Pirandelliana» nasce quindi dalla congiunzione di tre diversi dati critici che delineano un campo scientifico particolare: la peculiarità di questa doppia e quasi antitetica esigenza dello scrittore di finire senza concludere, l'uso troppo impreciso che spesso viene fatto dalla critica della locuzione-chiave «Non conclude» e, infine, l'esistenza di un campo teorico sull'argomento della fine ormai ben circoscritto e definito.

Sommario: Avvertenza bibliografica. Tavola delle sigle. Dominique Budor, Paola Casella, Bart Van den Bossche, Finire e non concludere. Saggi: Dominique Budor, Scrivere la fine: perché, come, per chi?; Alberto Godioli, «Sciogliermi da tutto». Forme del distacco nei finali delle Novelle per un anno; Fulvio Senardi, L'arte di concludere. Strutturazione dell'epilogo nei romanzi di Pirandello; Michael Rössner, Knock-out o vittoria ai punti? Modalità della fine nelle novelle lunghe e brevi di Luigi Pirandello; Bart Van den Bossche, Ultime parole anonime. Anonimia, narratività e retorica negli epiloghi delle novelle. All'incrocio delle arti: Marinella Cantelmo, Nevralgie della fine. La narrazione va in scena; Roberto Alonge, I finali perturbanti dei registi pirandelliani. Testi e immagini: Ivan Pupo, Fantasmi della fine in alcune novelle dell'ultimo Pirandello (tra filologia ed ermeneutica). Rassegna: Béatrice Istria, La fine: un oggetto scientifico e pirandelliano. Bibliografia ragionata. Abstracts. Profili degli autori.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Vergatona Fabriano avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 115.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-887-4
ISSN: 1128-7209
SKU: 3110

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13. III. - Antonio Martina, Menandrea. Elementi e strutture della commedia di Menandro. III, 2016, pp. 524

QUADERNI DELLA «RIVISTA DI CULTURA CLASSICA E MEDIOEVALE»
Diretta da Liana Lomiento

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il terzo e ultimo volume dedicato a Menandro prende in considerazione l'influenza della tragedia e della commedia greca di età precedente sulla sua opera. Bisogna infatti distinguere quanto deriva a Menandro dalla tradizione da quanto è sua creazione originale. Anche se la non completa conoscenza dell'opera menandrea, da un lato, e la perdita di molte tragedie classiche, dall'altro, rendono difficile ricostruire questa eredità, l'autore, attraverso un'analisi puntuale delle commedie e dei frammenti del commediografo, riesce a mettere in luce i modelli, gli echi verbali, le espressioni e le allusioni mutuate dalla tragedia. Un aspetto poi più complesso è stabilire in che misura Menandro, influenzato dalle teorie peripatetiche, abbia risentito della tragedia e della commedia per quanto riguarda intrecci, situazioni, caratteri e tecnica: anche in questo caso la disamina delle opere offre un panorama vario e approfonditamente analizzato, così come sono analizzati aspetti attinenti alla religione, alla società e al destino dell'uomo, alla schiavitù e all'incidenza della Tyche. Infine, viene presa in considerazione l'influenza sulle commedie di Menandro dell'imponente patrimonio sapienzale che aveva le sue lontane origini nella cultura del vicino Oriente e che, fin dai tempi di Omero e Esiodo, aveva avuto tanto spazio nella cultura greca; usate dai personaggi di Menandro, sentenze e proverbi riflettono il suo mondo teatrale, lo definiscono in contorni più netti e più ampi, lo completano.

Sommario: Menandro e la tragedia, [gnòmai] e [paroimíai]: Menandro e la tragedia: Introduzione. Le commedie: I. Aspis; Dyskolos; Epitrepontes; Perikeiromene; Samia; Sicionio. II. Carchedonius; Citharista; Colax; Dis exapaton; Fabula incerta; Georgos; Heros; Misoumenos; Perinthia, Theophoroumene. III. Adelphoi [a]'; Andria; Hydria. I frammenti: I. Frammenti che permettono un confronto con la tragedia; II. Frammenti riguardanti [túche trópos daímon]; III. Frammenti contenenti termini rari; IV. Frammenti che hanno corrispondenza nei monostici; V. Papiri. Conclusione. [Gnòmai] e [paroimíai]: Introduzione. [Gnòmai] e [paroimíai] nei frammenti; Gnomologi e paremiografia: le Menandri Sententiae: I. Le Menandri Sententiae; II. Comparationes; III. Papyri; IV. Appendix. [Gnòmai] e [paroimíai] nelle commedie di Menandro: Aspis; Georgos; Dis exapaton; Dyscolus; Epitrepontes; Heros; Theophorumene; Karchedonius; Citharistes; Kolax; Koneiazomenai; Misumenos; Perikeiromene; Perinthia; Samia; Sicyonius; Phasma. Bibliografia.

Composto in carattere Serra Manuzio.
Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Tiziano Fabriano muschio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 105.00 Acquista / Buy

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ISBN: 978-88-6227-869-0
E-ISBN: 978-88-6227-870-6
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SKU: 3108

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XII - Matilde Civitillo, La scrittura geroglifica minoica sui sigilli. Il messaggio della glittica protopalaziale, 2016, pp. 280 con 27 tabelle, 44 figure e 8 tavole in bianco/nero n.t.

BIBLIOTECA DI «PASIPHAE»
Collana di filologia e antichità egee
Diretta da Louis Godart, Anna Sacconi
Cm 19x27,5

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Da quando Sir Arthur Evans pubblicò, poco più di un secolo fa, le prime osservazioni sui documenti in geroglifico cretese, la discussione relativa alla questione se i sigilli incisi con questo sistema fossero portatori di iscrizioni provviste di un'univoca e normativa esecuzione linguistica o, piuttosto, di segni grafici sprovvisti di una precisa codifica in tal senso ha punteggiato costantemente gli studi sull'argomento, né si può dire, ad oggi, essere giunta ad una conclusione condivisa. Il nodo di tale querelle è costituito dalla compresenza, sui sigilli medio-minoici, di segni di scrittura, motivi decorativi e rappresentazioni iconografiche, la quale ha indotto a definire tale sistema scrittorio, quando occorrente su glittica, variamente come una «dubious writing», una «écriture ornamentale» o «definitely not a rue writing». Liberi dal preconcetto che l'unica lettura possibile dell'eterogeneo complesso di segni grafici ricorrenti su glittica fosse esclusivamente quella fonetica, ci si è qui interrogati su come questi dovessero essere letti nei loro diversi contesti di occorrenza, ovvero quale fosse il piano (linguistico o grafico) sul quale doveva avvenire, di volta in volta, la loro decodifica. Si è inteso, pertanto, tentare di tratteggiare un quadro interpretativo pluridimensionale dell'atto scrittorio su glittica, che tenga conto del ruolo, delle funzioni e delle connotazioni della scrittura geroglifica minoica, sulla base di una impostazione teorica definibile, in prima approssimazione, antropologica. A questo fine sono stati analizzati anche i 'contorni' dell'atto scrittorio, quali la scelta dei materiali in cui sono lavorati i sigilli; il rapporto tra tipologia glittica e contenuto delle iscrizioni; gli strumenti di esecuzione dei segni; la retorica compositiva delle iscrizioni (sia sulle singole facce dei prismi sia nelle loro relazioni transfacciali); le norme grafiche operanti nella loro stesura; il rapporto tra diversi gruppi di segni in relazione al loro significato; l'uso sfragistico dei sigilli iscritti e il contesto culturale e sociale al quale risultano intimamente legati. L'analisi di tali fattori dimostra l'esistenza di una sorta di 'canone' attraverso il quale i testi su sigillo venivano eseguiti, classificati e dunque , interpretati, essendo evidente un costante collegamento tra significato dell'iscrizione, supporto al quale e? affidato, tipologia dei materiali impiegati nella sua produzione (sempre più preziosi con l'aumentare della complessità testuale e/o del significato dell'iscrizione affidata al sigillo) e categorie segniche coinvolte nell'atto scrittorio. L'insieme di questi fattori, agenti come stimoli surrogati, avrebbe suggerito la corretta decodifica del messaggio affidato alla superficie glittica, trasmesso attraverso regole e schemi condivisi e immediatamente percepibile dagli utenti del sistema, anche se veicolato su piani e attraverso codici diversi. Lungi dal rappresentare un'anomalia, infatti, la presenza congiunta di segni dallo statuto diverso si impone come una caratteristica peculiare delle iscrizioni in geroglifico minoico quando ricorrenti sul supporto glittico, dove quella attraverso il medium linguistico era solo una delle possibili codifiche. Quando operante su sigillo, infatti, il sistema dimostra di poter passare, a seconda dei contesti, dal piano della comunicazione visiva a quello della comunicazione linguistica, mettendo in atto contemporaneamente procedimenti comunicativi basati su codici diversi. In uno stato di tensione continua tra il carattere iconico e il carattere fonico dei segni, tra la natura multidimensionale dell'icona e la dimensione lineare della sequenza univoca di segni grafici normativamente eseguibili foneticamente, il registro visivo e quello scrittorio sembrano, dunque, agire parallelamente. In questo contesto, anche i segni privi di esecuzione linguistica normativa sembrano essere stati usati secondo regole riconoscibili e si dimostrano già selezionati e codificati nell'ambito del patrimonio simbolico della glittica antico e medio minoica. Ciò permettere di istituire, per la Creta del periodo prepalaziale, un collegamento tra gli stadi più antichi dell'elaborazione di sistemi semiotici caricati di un profondo valore simbolico e il patrimonio emblematico proprio della glittica. Pertanto, anche questi segni grafici (fungenti, in alcuni casi, da vere e proprie icone) appartengono al dominio dei segni codificati dalla comunità a fini comunicativi, che sembrano aver dato luogo a significati convenzionali, riproducibili e identificabili sulla scorta di competenze condivise; ciò che vi sarebbe precipitato, però, sarebbe stato immediatamente un universo concettuale (tipi cognitivi) e non la sua codificazione in termini linguistici. Dunque, quelle ricorrenti su sigillo sono 'vere' iscrizioni, destinate, però, a essere lette con la retorica propria di questo supporto e secondo un processo complesso di decodifica del significato dei segni grafici. Sebbene con ampi margini di incertezze sul riconoscimento di aspetti specifici, rispetto ai quali ci si muove ancora nel campo delle ipotesi, sembra ormai chiaro che il sistema scrittorio geroglifico minoico, quando usato su supporto glittico, si configuri come il portato di un sistema semiotico con una propria, precisa fisionomia, profondamente legato alle dinamiche culturali e comunicative della società che lo ha inventato e utilizzato.

L'Autrice: Matilde Civitillo è PhD in Archeologia e Assistant Professor di Civiltà Egee presso l'Università degli studi di Enna 'Kore'. Ha insegnato presso l'Ateneo 'Federico II' di Napoli e la 'Seconda Università di Napoli'. La sua formazione è avvenuta tra gli Atenei 'Federico II' e 'L'Orientale' di Napoli e la Scuola Archeologica Italiana di Atene. Tra le sue pubblicazioni sulle scritture egee, si ricordano: Le strategie comunicative sui sigilli con iscrizioni in geroglifico minoico, «Pasiphae», VIII, 2014, pp. 23-44; Alcune riflessioni intorno ad AB 80 e alla Cosiddetta "cat mask" del geroglifico minoico, «RAL», serie IX, vol. XVII (2007), pp. 621-647 (tavv. I-IV); Sulle presunte 'iscrizioni' in Lineare A e B da Itaca, «AION», 15-16 (2008-2009), pp. 71-88; Il sillabogramma *19: status quaestionis e proposte di lettura, in A. Sacconi, M. Del Freo, L. Godart, M. Negri (a cura di), Colloquium Romanum, «Pasiphae», I, 2007, pp.131-149; Entre écriture et iconographie: le cas du hiéroglyphique minoen, in Avventure della Scrittura: Documenti dal Mediterraneo Orientale Antico, Cahiers du Centre Jean Bérard, De Boccard, in corso di pubblicazione; La cosiddetta 'formula/iscrizione di Archanes' nel contesto della glittica pre- e proto-palaziale: analisi comparata, «IncidAntico», 2017, in corso di pubblicazione.

Sommario: Prefazione. Introduzione: Un segnario per un supporto. I capitolo. Scrittura decorativa vs scrittura fonetica: il geroglifico cretese a un secolo da Scripta Minoa I: 1.1: Sir Arthur Evans; 1.2: Louis Godart, Jean-Pierre Olivier e il Corpus Hieroglyphicarum Inscriptionum Cretae: su cosa sia "scrittura" e decorazione sui sigilli minoici: 1.2.1. Segni decorativi; 1.2.2. Segni complessi. 1.3. Riflessioni post-CHIC: Anna Margherita Jasink. II capitolo. Questioni di sintassi e strategie comunicative: cosa leggere e come leggerlo: 2.1. La produzione di sigilli iscritti in geroglifico cretese nel contesto della glittica medio minoica; 2.2. Il fattore "genere": accorgimenti estetici ed espedienti grafici: 2.2.1. Direzione dell'iscrizione: la tirannia del supporto; 2.2.2. Connessioni transfacciali sui prismi e "badge acronymique"; 2.2.3. Uso misto delle singole facce dei prismi; 2.2.4. Varianti segniche di prestigio? 2.3. Questioni di sintassi nelle iscrizioni su sigilli plurifaccia: 2.3.1. Le "formule"; 2.3.2. Gli "altri gruppi di segni"; 2.3.3. Orientamento reciproco delle iscrizioni sui prismi. 2.4. La scrittura è materia: gruppi di segni, tipologie glittiche e materiali; 2.5. Uso sfragistico dei sigilli iscritti in geroglifico minoico. III capitolo. Segni (tridimensionali e bidimensionali), icone e prestigio: 3.1. Segni per significare graficamente vs segni per significare linguisticamente: 3.1.1. Segni di scrittura come icone/simboli; 3.1.2. Il condizionamento inverso: motivi decorativi disposti come segni di scrittura?; 3.1.3. Uso dei segni "fuori sistema": circolazione di icone. 3.2. Il precedente antico minoico: la formazione del patrimonio simbolico della glittica minoica: 3.2.1. La questione della cosiddetta "scrittura di Archanes"; 3.2.2. "Segni di pietra": dalla tridimensionalità del sigillo/amuleto alla bidimensionalità dei segni grafici. 3.3. Il sigillo ricomposto: segni di scrittura, icone e motivi figurativi. Conclusione. W.R.I.T.I.N.G. in geroglifico minoico su sigillo. Tavole. Appendice I: Catalogo sinottico critico delle edizioni dei sigilli iscritti in CHIC e nel CMS. Appendice II: Catalogo dei sigilli e delle impronte iscritti editi post-CHIC o di successiva inclusione nel corpus. Indici: A. Indice delle figure nel testo. B. Indice delle tabelle nel testo. C. Indice delle tavole. Bibliografia.

Legatura in brossura con copertina in cartone pesante Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. Legatura in tela. Sovraccoperta in cartoncino patinato plastificato opaco con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-876-8
ISBN Rilegato: 978-88-6227-877-5
E-ISBN: 978-88-6227-878-2
ISSN: 1828-8685
SKU: 3100

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13. II. - Antonio Martina, Menandrea. Elementi e strutture della commedia di Menandro. II, 2016, pp. 380

QUADERNI DELLA «RIVISTA DI CULTURA CLASSICA E MEDIOEVALE»
Diretta da Liana Lomiento

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il secondo volume della serie dedicata da Antonio Martina a Menandro focalizza la sua attenzione sullo studio di alcune parti strutturali della commedia: prologo, monologo, coro. Iniziando dall'origine del teatro greco classico, sia per quanto riguarda le tragedie sia per quanto riguarda le commedie, l'autore ricostruisce l'origine e la funzione di queste parti teatrali nei vari autori e negli studi di poetica. Nell'ambito teatrale greco le forme di prologo variano, non solo da genere tragico a genere comico e da autore ad autore, ma addirittura all'interno della produzione dello stesso drammaturgo: da qui l'esigenza di verificare quanto siano valide le varie definizioni di prologo applicate alla commedia di Menandro. Il debito del poeta nei confronti della tragedia è grande anche per quanto riguarda l'uso del monologo, che viene spesso introdotto con gli effetti di una sobria e sfumata parodia. Un punto poi di forte differenziazione rispetto alla produzione teatrale del V secolo è la scomparsa di un elemento che in essa era stato di fondamentale importanza: il coro. Della vasta produzione menandrea solo poche commedie sono giunte a noi intere o quasi. Tuttavia i prologhi e i monologhi delle commedie di Menandro che possiamo leggere ci offrono un esempio significativo degli schemi espositivi utilizzati dal commediografo, facendo anche supporre, nello stesso tempo, una articolazione ancora più ampia. Non si esclude inoltre la possibilità di una ricostruzione di quello che furono molte commedie di Menandro attraverso i confronti con la produzione più tarda di Plauto•e di Terenzio, che spesso lo presero a modello.

Sommario: Prologo, monologo e coro: Prologo: Concetto e definizione di prologo; I primordi del prologo e i suoi sviluppi nella tragedia greca; Sofocle; Euripide; Il prologo nella commedia; La natura del prologo e il concetto di esposizione; Il prologo-monologo. I prologhi delle commedie di Menandro: I. Prologhi menandrei detti da una divinità all'inizio della commedia: Dyscolos: Il luogo della scena; I personaggi: Cnemone (v. 6 ss.); Gorgia (vv. 21-29); La figlia di Cnemone (vv. 34-38); Sostrato (vv. 39-44); La captatio benevolentiae (vv. 45-6); Annuncio dell'azione (vv. 47-9). Prologo e informazione; L'informazione sui personaggi; Le scene successive al prologo divino: Cherea; Pirria: il servus currens; L'ironia drammatica; Gorgia; Le scene successive al prologo divino: esposizione o azione? Necessità del prologo espositivo divino: [Peripéteia] e [anagnóvrisis], Il [Dúskolos] e l''Aulularia'; Il [Dúskolos] modello dell''Aulularia'? Sikyonios: Caratteristiche generali del prologo sui frammenti che costituiscono il prologo; Il testo del frammento III: Il monologo iniziale: gli antefatti; La chiusura del monologo: la captatio benevolentiae; Il [prologízon]; Elementi del prologo divino; Le scene successive al prologo. Papiro argentoratense 53 (= Pack2 1671; CGFPR 252 Austin): Caratteristiche generali; Dioniso, [theos prologizon]?; Analisi testuale; Il Pap. Argent. 53 e il prologo terenziano; Sulla paternità menandrea. II. Prologhi menandrei detti da un personaggio all'inizio della commedia: Samia: Prologo recitato da un personaggio, non da un dio; Analisi testuale: Introduzione (vv. 1-5); L'azione di Demea (vv. 5-29); L'azione di Moschione (vv. 30-56). Elementi dell'esposizione di Moschione: La caratterizzazione dei personaggi; Narrazione degli antefatti; Elementi espositivi del soliloquio di Criside; Il dialogo Moschione-Parmenone; Il monologo di Moschione; Il dialogo Demea-Nicerato; L'esposizione progressiva; L'ironia drammatica; L'informazione nel prologo e il rapporto tra padre e figlio. Il Papiro Didot II: Caratteristiche del frammento; Analisi testuale; La subscriptio; Prologo o monologo di entrata?; Sulla paternità menandrea. III. Prologhi menandrei caratterizzati da alcune scene iniziali seguite da una rhsis divina: il cosiddetto 'prologo posticipato': Aspis: Premessa; Aspis, vv. 1-18 (scena prima). Il soliloquio di Davo: Funzione del soliloquio; La [paratragodía]; La ripresa di motivi e strutture della tragedia; Il dialogo Davo-Smicrine (scena seconda, vv. 18-96); La caratterizzazione di Smicrine; I dati informativi. Il prologo divino: L'esposizione dei fatti reali; La caratterizzazione dei personaggi. Perikeiromene: La scena; Luogo dell'azione; La rhesis divina; Le scene che precedono la 'Prologrhesis'; Sulle scene che precedono la rhesis di [Agnoia]; Il prologo divino: l'esposizione degli antefatti; Necessità del prologo divino; L'ironia drammatica; La caratterizzazione dei personaggi; La captatio benevolentiae. Epitrepontes: I frammenti prima della 'Prologrhesis'; Il prologo posticipato; La fine del primo atto: struttura e contenuto; Il luogo della scena. Heros: Il dialogo Geta-Davo; Il prologo divino. Misumenos: Il soliloquio di Trasonide (scena prima, A 1-A 14); Il dialogo Trasonide-Geta (vv. A 15-A 100): La struttura del dialogo; Il prologo divino; Il papiro di Antinoopolis 15; Il papiro di Ossirinco 2826. Phasma: La Membrana Petropolitana; Il Papiro di Ossirinco 2825. Testimonianze: Definizioni di prologo e di proemio nelle fonti antiche. Monologo: Moduli tragici e citazioni tragiche nei monologhi; Il monologo di entrata propriamente detto o auftrittsmonolog: L'indirizzo indiretto; Monologhi frammentari. Monologo di entrata o zutrittsmonolog; Il monologo di unione; Monologo di uscita o abgangsmonolog; Il monologo a parte; Eavesdropping aside; Monologhi con [andres]; Monologhi rivolti verso casa; Monologhi non classificabili. Coro: Il coro nella tragedia del IV secolo e nella commedia di Menandro. Bibliografia.

Composto in carattere Serra Manuzio.
Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Tiziano Fabriano muschio con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-867-6
E-ISBN: 978-88-6227-868-3
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SKU: 3106

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Elisir mercuriale e immortalità. Capitoli per una storia dell'alchimia nell'antica Eurasia, a cura di Giacomella Orofino, Amneris Roselli e Antonella Sannino, 2016, voll. I-II, pp. 144 + 176 (pp. complessive 320) con figure in bianco/nero n.t. (volumi XXXVI, 2014 - XXXVII, 2015)

AION. ANNALI DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI «L'ORIENTALE»
DIPARTIMENTO DI STUDI DEL MONDO CLASSICO E DEL MEDITERRANEO ANTICO. SEZIONE FILOLOGICO-LETTERARIA
FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Gli antichisti si sono ormai da tempo abituati, specialmente nel campo degli studi sui testi tecnico-scientifici e filosofici, a rintracciare e riannodare le fila di una tradizione multilingue e multidisciplinare che continuamente si interseca e si riattiva nelle aree geografiche e linguistiche che gravitano sul Mediterraneo, e apprezzano sempre di più la produttività di questo approccio. Così, studiosi del mondo classico greco e greco-romano, latino e arabo, tardoantico e medievale e specialisti di discipline storico-filologiche del mondo indiano, tibetano e cinese si sono incontrati in due giornate di studio tenutesi a Napoli, nella sede dell'Orientale, per studiare l'alchimia nell'antichità. I testi alchemici offrono infatti un terreno sul quale il confronto è sembrato possibile, proprio in considerazione dell'estensione geografica della loro diffusione e della pluralità di contesti culturali e linguistici in cui essi appaiono e per l'attenzione al discorso sull'alchimia già presente nelle ricerche di alcuni degli autori. Gli articoli contenuti nei due fascicoli non hanno voluto affrontare una trattazione sistematica dei testi e delle tematiche alchemiche; essi hanno piuttosto voluto saggiare, con studi settoriali, le possibilità di un'indagine dialogica sulle vicende e le peculiarità delle diverse tradizioni alchemiche. Dall'età antica fino alle soglie dell'età moderna appaiono evidenti i rapporti vitali tra diverse pratiche e diversi ambiti di riflessione teorica che hanno caratterizzato la ricerca alchemica nei diversi contesti in cui essa è stata praticata; la pluralità degli approcci, dei punti di vista e degli usi dell'alchimia sembrano costituire l'elemento costante che emerge da tutte le ricerche qui condotte attraverso l'indagine storico-filologica applicata ai testi e alle immagini, e invitano a percorrere una strada che pare promettere nuovi risultati di ricerca.

Sommario: Volume XXXVI, 2014: Presentazione. Mediterraneo antico e medievale greco, latino, arabo: Matteo Martelli, Properties and Classification of Mercury between Natural Philosophy, Medicine and Alchemy; Antonella Straface, Meanings and Connotations of Esoteric Alchemy in the Ismaili Tradition: an Example; Paola Carusi, Tra filosofia, medicina e alchimia. Averroè e la questione delle 'umidità radicali'; Chiara Crisciani, Elixir di lunga vita (secoli XIV e XV); Giancarlo Lacerenza, Ya'aqov [Anatoli] alchimista: verifica di una tradizione; Antonella Sannino, Alchemy and Music in the Middle Ages: En pulcher lapis; Lucio De Feo, Trascrizione in notazione moderna del conductus «En pulcher lapis». Volume XXXVII, 2015: Premessa. India e Tibet: Fabrizia Baldissera, Traces of Early Alchemy in India. Rasayana in Some Kavya and Katha Texts with a Note on Chinese Alchemy; Carmen Simioli, The King of Essences. Mercury in the Tibetan Medico-Alchemical Traditions; Dagmar Wujastyk, On Perfecting the Body. Rasayana in Sanskrit Medical Literature. Cina: Fabrizio Pregadio, Discriminations in Cultivating the Tao. Liu Yiming (1734-1821) and His Xiuzhen houbian. Europa moderna: Laurence Wuidar, Trasmutazione alchemica e trasformazione musicale nel Cinquecento e nel Seicento; Mariassunta Picardi, John Dee e l'alchimia della luce tra sapienza arcana e scienza moderna.

Composto in carattere Serra Dante.
Formato 17 x 24. Legatura in brossura con copertina plastificata lucida in cartoncino Murillo Fabriano bianco con stampa a cinque colori.

Brossura / Paperback: Euro 330.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-874-4
ISSN: 1128-7209
SKU: 3104

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13. I. - Antonio Martina, Menandrea. Elementi e strutture della commedia di Menandro. I, 2016, pp. 340

QUADERNI DELLA «RIVISTA DI CULTURA CLASSICA E MEDIOEVALE»
Diretta da Liana Lomiento

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

In questo volume (primo di una serie di tre) sono analizzati elementi e struttura della commedia di Menandro, oltre che per gli studiosi, in modo accessibile anche per gli studenti. Sinefebo di Epicuro, discepolo di Teofrasto e imbevuto della dottrina peripatetica, Menandro visse uno dei più complessi periodi della storia ateniese. Uno degli aspetti della filosofia contemporanea, che appare più incisivamente riflesso nella commedia di Menandro, è la filosofia di Aristotele e del Peripato, Anche Epicuro trovò in Menandro un ascoltatore, e si sono voluti cercare anche echi dello Stoicismo. La commedia di Menandro, erede della tragedia di Euripide, risente dell'Arte Poetica di Aristotele. In questo volume sono esaminati alcuni motivi, come ad esempio hamartia e riconoscimento: accanto all'errore tragico (si pensi all'Edipo Re, la tragedia di Aristotele), irrimediabile, l'errore comico, rimediabile. Aiuta a comprendere questo aspetto l'etica nicomachea. Col definitivo declino della polis l'uomo vive chiuso nel cerchio angusto dei suoi interessi privati. Riconosce alla Fortuna e al Caso uno strapotere. Ma in Menandro interviene il carattere, e ognuno ha quel che si merita (vedi il capitolo sulla Fortuna). Le vicende, basate su quelli che potevano essere incidenti dell'esistenza quotidiana, sono tramate quasi sempre su un preciso fondamento giuridico (per esempio, l'arbitrato, o Smicrine, la dote e il divorzio). Oltre le suggestioni speculative ed etiche, un forte peso ha l'analisi dei dati di fatto: l'etera, la dote, il divorzio sono dati che sollecitano un riscontro con la società del tempo. Naturalmente non manca lo studio dei rapporti tra Menandro e la commedia latina arcaica (Plauto, Terenzio). Completano il volume uno studio sulla fortuna di Menandro e sulla tradizione diretta e le riflessioni sulla Membrana Petropolitana e sul Cairense dopo i nuovi papiri degli Epitrepontes.

Sommario: Motivi e forme. Fortuna e tradizione: Premessa. [tyche, automaton, tropos e daimon; Hamartia; L'arbitrato negli Epitrepontes di Menandro; Smicrine, la dote e il divorzio; L'arbitrato negli Epitrepontes di Menandro e nella Rudens di Plauto-Difilo; Il riconoscimento; L'etera; Menandro, Terenzio e Apollodoro di Caristo; La fortuna di Menandro: I. Le rappresentazioni; II. I frammenti; III. L'attività critica ed esegetica; IV. Menandro e la commedia latina arcaica; V. Giudizi antichi su Menandro. La tradizione diretta; La Membrana Petropolitana e il Cairense dopo i nuovi papiri degli Epitrepontes.

Composto in carattere Serra Manuzio.
Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Tiziano Fabriano muschio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 68.00 Acquista / Buy

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ISBN: 978-88-6227-865-2
E-ISBN: 978-88-6227-866-9
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La guerra e gli economisti, a cura di Luca Michelini, 2016, pp. 136 (anno XXIV/1, 2016)

IL PENSIERO ECONOMICO ITALIANO · FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

«Il 'secolo breve' inizia con la Prima Guerra Mondiale: di cui, dunque, diviene fondamentale ricostruire non solo la logica interna di sviluppo, su ogni piano, ma anche le cause od origini, prossime e remote. Al tema dell'imperialismo come origine della Grande Guerra, del resto, furono dedicate importanti pagine di analisi, anche da parte degli economisti, di ogni Paese e di ogni scuola, da quella marxista a quella marginalista, da Vladimir Lenin a Vilfredo Pareto. Con la Prima Guerra Mondiale l'attenzione degli economisti italiani per l'evento bellico subisce un salto di qualità: a cominciare dal 1914, la guerra rappresenta per gli economisti un tema ineludibile: per ricercarne le cause, per analizzarne le conseguenze sul piano economico, sociale e politico, nonché su quello della finanza pubblica. Gli studiosi di economia propongono analisi scientifiche sia per decifrare della guerra gli aspetti economici in senso stretto, sia per analizzarne le conseguenze sociali e politiche. Anche sul piano morale e politico, tuttavia, gli economisti sono coinvolti dal conflitto, come dimostra l'assiduità del loro impegno giornalistico e pubblicistico, tipico del panorama italiano. Impegno che non si limita all'analisi critica della politica economica dei governi che si succedono, ma si confronta con tutti gli aspetti della vita del Paese, a cominciare dal tema dell'interventismo, cioè della scelta di fronte alla quale l'Italia si trova tra il 1914 e il 1915. Non solo di mezzi gli economisti discutono, dunque, ma anche di fini. Come dimostra Piero Barucci, Maffeo Pantaleoni, con le sue celebri raccolte pubblicate dalla Laterza, è forse l'esempio più importante di questo duplice impegno. Riccardo Faucci propone un raffronto tra Einaudi e Benedetto Croce, entrambi preoccupati di rifiutare un'interpretazione marxista, o comunque socialista, della Grande Guerra. La riflessione di Francesco Saverio Nitti, studiata da Gabriele Serafini, dimostra, d'altro canto, che i provvedimenti fiscali e finanziari adottati dal Governo italiano, e dall'economista lucano in primo luogo, per fare fronte alla drammaticità degli sconvolgimenti bellici, hanno una rilevanza anche sul piano della riflessione teorica e servono a rimarcare la distanza tra la filosofia sociale di Nitti e quella di Giovanni Giolitti. La Guerra Europea si presenta da subito come 'guerra totale', come osserva Marco Santillo ricostruendo le riflessione di Riccardo Bachi, cioè come guerra capace di coinvolgere e di sconvolgere fin dalle fondamenta la realtà economica e sociale dei belligeranti. Roberto Giulianelli si sofferma su un economista come Epicarmo Corbino, capace di sviluppare l'impostazione liberista nell'analisi storico-critica di un particolare e strategico, anche dal punto di vista militare, settore dell'industria italiana, quello della cantieristica, caratterizzata per un decisivo intervento pubblico e da fenomeni di concentrazione. L'analisi della nascita e dello sviluppo dello 'Stato imprenditore', così, si spinge anche negli anni successivi alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la dimensione dell'intervento pubblico in economia subirà un vero e proprio salto di qualità in conseguenza della Grande Crisi del 1929». (Dall'Introduzione)

Sommario: La guerra e gli economisti. A cura di Luca Michelini. Luca Michelini, La guerra e gli economisti italiani; Piero Barucci, Pigou, Pantaleoni e la teoria economica della guerra; Riccardo Faucci, Croce ed Einaudi sulla Grande Guerra; Gabriele Serafini, Francesco Saverio Nitti fra Scienza delle finanze e pragmatismo economico; Marco Santillo, Riccardo Bachi: La «città assediata» come metafora dell'economia di guerra; Roberto Giulianelli, A che serve la marina mercantile? Epicarmo Corbino e le due guerre mondiali; Fabrizio Amore Bianco, Il «terzo fronte». Il fascismo tra guerra economica ed economia di guerra (1939-1943); Giuseppe Della Torre, Sviluppo dei Conti Nazionali e pianificazione del Secondo conflitto mondiale: l'arretratezza dell'Italia; Gli autori di questo numero.

Composto in carattere Dante Monotype.
Cm 16 x 23,5. Legatura in brossura con copertina in cartone pesante Murillo Fabriano bianco con stampa a due colori e plastificazione lucida; sovraccoperta in cartoncino Palatina Fabriano avorio con stampa a cinque colori.

Brossura / Paperback: Euro 95.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-863-8
ISSN: 1122-8784
SKU: 3098

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