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13. III. - Antonio Martina, Menandrea. Elementi e strutture della commedia di Menandro. III, 2016, pp. 524

QUADERNI DELLA «RIVISTA DI CULTURA CLASSICA E MEDIOEVALE»
Diretta da Liana Lomiento

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il terzo e ultimo volume dedicato a Menandro prende in considerazione l'influenza della tragedia e della commedia greca di età precedente sulla sua opera. Bisogna infatti distinguere quanto deriva a Menandro dalla tradizione da quanto è sua creazione originale. Anche se la non completa conoscenza dell'opera menandrea, da un lato, e la perdita di molte tragedie classiche, dall'altro, rendono difficile ricostruire questa eredità, l'autore, attraverso un'analisi puntuale delle commedie e dei frammenti del commediografo, riesce a mettere in luce i modelli, gli echi verbali, le espressioni e le allusioni mutuate dalla tragedia. Un aspetto poi più complesso è stabilire in che misura Menandro, influenzato dalle teorie peripatetiche, abbia risentito della tragedia e della commedia per quanto riguarda intrecci, situazioni, caratteri e tecnica: anche in questo caso la disamina delle opere offre un panorama vario e approfonditamente analizzato, così come sono analizzati aspetti attinenti alla religione, alla società e al destino dell'uomo, alla schiavitù e all'incidenza della Tyche. Infine, viene presa in considerazione l'influenza sulle commedie di Menandro dell'imponente patrimonio sapienzale che aveva le sue lontane origini nella cultura del vicino Oriente e che, fin dai tempi di Omero e Esiodo, aveva avuto tanto spazio nella cultura greca; usate dai personaggi di Menandro, sentenze e proverbi riflettono il suo mondo teatrale, lo definiscono in contorni più netti e più ampi, lo completano.

Sommario: Menandro e la tragedia, [gnòmai] e [paroimíai]: Menandro e la tragedia: Introduzione. Le commedie: I. Aspis; Dyskolos; Epitrepontes; Perikeiromene; Samia; Sicionio. II. Carchedonius; Citharista; Colax; Dis exapaton; Fabula incerta; Georgos; Heros; Misoumenos; Perinthia, Theophoroumene. III. Adelphoi [a]'; Andria; Hydria. I frammenti: I. Frammenti che permettono un confronto con la tragedia; II. Frammenti riguardanti [túche trópos daímon]; III. Frammenti contenenti termini rari; IV. Frammenti che hanno corrispondenza nei monostici; V. Papiri. Conclusione. [Gnòmai] e [paroimíai]: Introduzione. [Gnòmai] e [paroimíai] nei frammenti; Gnomologi e paremiografia: le Menandri Sententiae: I. Le Menandri Sententiae; II. Comparationes; III. Papyri; IV. Appendix. [Gnòmai] e [paroimíai] nelle commedie di Menandro: Aspis; Georgos; Dis exapaton; Dyscolus; Epitrepontes; Heros; Theophorumene; Karchedonius; Citharistes; Kolax; Koneiazomenai; Misumenos; Perikeiromene; Perinthia; Samia; Sicyonius; Phasma. Bibliografia.

Composto in carattere Serra Manuzio.
Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Tiziano Fabriano muschio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 105.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-869-0
ISSN:
SKU: 3108

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XII - Matilde Civitillo, La scrittura geroglifica minoica sui sigilli. Il messaggio della glittica protopalaziale, 2016, pp. 280 con 27 tabelle, 44 figure e 8 tavole in bianco/nero n.t.

BIBLIOTECA DI «PASIPHAE»
Collana di filologia e antichità egee
Diretta da Louis Godart, Anna Sacconi
Cm 19x27,5

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Da quando Sir Arthur Evans pubblicò, poco più di un secolo fa, le prime osservazioni sui documenti in geroglifico cretese, la discussione relativa alla questione se i sigilli incisi con questo sistema fossero portatori di iscrizioni provviste di un'univoca e normativa esecuzione linguistica o, piuttosto, di segni grafici sprovvisti di una precisa codifica in tal senso ha punteggiato costantemente gli studi sull'argomento, né si può dire, ad oggi, essere giunta ad una conclusione condivisa. Il nodo di tale querelle è costituito dalla compresenza, sui sigilli medio-minoici, di segni di scrittura, motivi decorativi e rappresentazioni iconografiche, la quale ha indotto a definire tale sistema scrittorio, quando occorrente su glittica, variamente come una «dubious writing», una «écriture ornamentale» o «definitely not a rue writing». Liberi dal preconcetto che l'unica lettura possibile dell'eterogeneo complesso di segni grafici ricorrenti su glittica fosse esclusivamente quella fonetica, ci si è qui interrogati su come questi dovessero essere letti nei loro diversi contesti di occorrenza, ovvero quale fosse il piano (linguistico o grafico) sul quale doveva avvenire, di volta in volta, la loro decodifica. Si è inteso, pertanto, tentare di tratteggiare un quadro interpretativo pluridimensionale dell'atto scrittorio su glittica, che tenga conto del ruolo, delle funzioni e delle connotazioni della scrittura geroglifica minoica, sulla base di una impostazione teorica definibile, in prima approssimazione, antropologica. A questo fine sono stati analizzati anche i 'contorni' dell'atto scrittorio, quali la scelta dei materiali in cui sono lavorati i sigilli; il rapporto tra tipologia glittica e contenuto delle iscrizioni; gli strumenti di esecuzione dei segni; la retorica compositiva delle iscrizioni (sia sulle singole facce dei prismi sia nelle loro relazioni transfacciali); le norme grafiche operanti nella loro stesura; il rapporto tra diversi gruppi di segni in relazione al loro significato; l'uso sfragistico dei sigilli iscritti e il contesto culturale e sociale al quale risultano intimamente legati. L'analisi di tali fattori dimostra l'esistenza di una sorta di 'canone' attraverso il quale i testi su sigillo venivano eseguiti, classificati e dunque , interpretati, essendo evidente un costante collegamento tra significato dell'iscrizione, supporto al quale e? affidato, tipologia dei materiali impiegati nella sua produzione (sempre più preziosi con l'aumentare della complessità testuale e/o del significato dell'iscrizione affidata al sigillo) e categorie segniche coinvolte nell'atto scrittorio. L'insieme di questi fattori, agenti come stimoli surrogati, avrebbe suggerito la corretta decodifica del messaggio affidato alla superficie glittica, trasmesso attraverso regole e schemi condivisi e immediatamente percepibile dagli utenti del sistema, anche se veicolato su piani e attraverso codici diversi. Lungi dal rappresentare un'anomalia, infatti, la presenza congiunta di segni dallo statuto diverso si impone come una caratteristica peculiare delle iscrizioni in geroglifico minoico quando ricorrenti sul supporto glittico, dove quella attraverso il medium linguistico era solo una delle possibili codifiche. Quando operante su sigillo, infatti, il sistema dimostra di poter passare, a seconda dei contesti, dal piano della comunicazione visiva a quello della comunicazione linguistica, mettendo in atto contemporaneamente procedimenti comunicativi basati su codici diversi. In uno stato di tensione continua tra il carattere iconico e il carattere fonico dei segni, tra la natura multidimensionale dell'icona e la dimensione lineare della sequenza univoca di segni grafici normativamente eseguibili foneticamente, il registro visivo e quello scrittorio sembrano, dunque, agire parallelamente. In questo contesto, anche i segni privi di esecuzione linguistica normativa sembrano essere stati usati secondo regole riconoscibili e si dimostrano già selezionati e codificati nell'ambito del patrimonio simbolico della glittica antico e medio minoica. Ciò permettere di istituire, per la Creta del periodo prepalaziale, un collegamento tra gli stadi più antichi dell'elaborazione di sistemi semiotici caricati di un profondo valore simbolico e il patrimonio emblematico proprio della glittica. Pertanto, anche questi segni grafici (fungenti, in alcuni casi, da vere e proprie icone) appartengono al dominio dei segni codificati dalla comunità a fini comunicativi, che sembrano aver dato luogo a significati convenzionali, riproducibili e identificabili sulla scorta di competenze condivise; ciò che vi sarebbe precipitato, però, sarebbe stato immediatamente un universo concettuale (tipi cognitivi) e non la sua codificazione in termini linguistici. Dunque, quelle ricorrenti su sigillo sono 'vere' iscrizioni, destinate, però, a essere lette con la retorica propria di questo supporto e secondo un processo complesso di decodifica del significato dei segni grafici. Sebbene con ampi margini di incertezze sul riconoscimento di aspetti specifici, rispetto ai quali ci si muove ancora nel campo delle ipotesi, sembra ormai chiaro che il sistema scrittorio geroglifico minoico, quando usato su supporto glittico, si configuri come il portato di un sistema semiotico con una propria, precisa fisionomia, profondamente legato alle dinamiche culturali e comunicative della società che lo ha inventato e utilizzato.

L'Autrice: Matilde Civitillo è PhD in Archeologia e Assistant Professor di Civiltà Egee presso l'Università degli studi di Enna 'Kore'. Ha insegnato presso l'Ateneo 'Federico II' di Napoli e la 'Seconda Università di Napoli'. La sua formazione è avvenuta tra gli Atenei 'Federico II' e 'L'Orientale' di Napoli e la Scuola Archeologica Italiana di Atene. Tra le sue pubblicazioni sulle scritture egee, si ricordano: Le strategie comunicative sui sigilli con iscrizioni in geroglifico minoico, «Pasiphae», VIII, 2014, pp. 23-44; Alcune riflessioni intorno ad AB 80 e alla Cosiddetta "cat mask" del geroglifico minoico, «RAL», serie IX, vol. XVII (2007), pp. 621-647 (tavv. I-IV); Sulle presunte 'iscrizioni' in Lineare A e B da Itaca, «AION», 15-16 (2008-2009), pp. 71-88; Il sillabogramma *19: status quaestionis e proposte di lettura, in A. Sacconi, M. Del Freo, L. Godart, M. Negri (a cura di), Colloquium Romanum, «Pasiphae», I, 2007, pp.131-149; Entre écriture et iconographie: le cas du hiéroglyphique minoen, in Avventure della Scrittura: Documenti dal Mediterraneo Orientale Antico, Cahiers du Centre Jean Bérard, De Boccard, in corso di pubblicazione; La cosiddetta 'formula/iscrizione di Archanes' nel contesto della glittica pre- e proto-palaziale: analisi comparata, «IncidAntico», 2017, in corso di pubblicazione.

Sommario: Prefazione. Introduzione: Un segnario per un supporto. I capitolo. Scrittura decorativa vs scrittura fonetica: il geroglifico cretese a un secolo da Scripta Minoa I: 1.1: Sir Arthur Evans; 1.2: Louis Godart, Jean-Pierre Olivier e il Corpus Hieroglyphicarum Inscriptionum Cretae: su cosa sia "scrittura" e decorazione sui sigilli minoici: 1.2.1. Segni decorativi; 1.2.2. Segni complessi. 1.3. Riflessioni post-CHIC: Anna Margherita Jasink. II capitolo. Questioni di sintassi e strategie comunicative: cosa leggere e come leggerlo: 2.1. La produzione di sigilli iscritti in geroglifico cretese nel contesto della glittica medio minoica; 2.2. Il fattore "genere": accorgimenti estetici ed espedienti grafici: 2.2.1. Direzione dell'iscrizione: la tirannia del supporto; 2.2.2. Connessioni transfacciali sui prismi e "badge acronymique"; 2.2.3. Uso misto delle singole facce dei prismi; 2.2.4. Varianti segniche di prestigio? 2.3. Questioni di sintassi nelle iscrizioni su sigilli plurifaccia: 2.3.1. Le "formule"; 2.3.2. Gli "altri gruppi di segni"; 2.3.3. Orientamento reciproco delle iscrizioni sui prismi. 2.4. La scrittura è materia: gruppi di segni, tipologie glittiche e materiali; 2.5. Uso sfragistico dei sigilli iscritti in geroglifico minoico. III capitolo. Segni (tridimensionali e bidimensionali), icone e prestigio: 3.1. Segni per significare graficamente vs segni per significare linguisticamente: 3.1.1. Segni di scrittura come icone/simboli; 3.1.2. Il condizionamento inverso: motivi decorativi disposti come segni di scrittura?; 3.1.3. Uso dei segni "fuori sistema": circolazione di icone. 3.2. Il precedente antico minoico: la formazione del patrimonio simbolico della glittica minoica: 3.2.1. La questione della cosiddetta "scrittura di Archanes"; 3.2.2. "Segni di pietra": dalla tridimensionalità del sigillo/amuleto alla bidimensionalità dei segni grafici. 3.3. Il sigillo ricomposto: segni di scrittura, icone e motivi figurativi. Conclusione. W.R.I.T.I.N.G. in geroglifico minoico su sigillo. Tavole. Appendice I: Catalogo sinottico critico delle edizioni dei sigilli iscritti in CHIC e nel CMS. Appendice II: Catalogo dei sigilli e delle impronte iscritti editi post-CHIC o di successiva inclusione nel corpus. Indici: A. Indice delle figure nel testo. B. Indice delle tabelle nel testo. C. Indice delle tavole. Bibliografia.

Legatura in brossura con copertina in cartone pesante Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. Legatura in tela. Sovraccoperta in cartoncino patinato plastificato opaco con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-876-8
ISBN Rilegato: 978-88-6227-877-5
E-ISBN: 978-88-6227-878-2
ISSN: 1828-8685
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13. II. - Antonio Martina, Menandrea. Elementi e strutture della commedia di Menandro. II, 2016, pp. 380

QUADERNI DELLA «RIVISTA DI CULTURA CLASSICA E MEDIOEVALE»
Diretta da Liana Lomiento

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il secondo volume della serie dedicata da Antonio Martina a Menandro focalizza la sua attenzione sullo studio di alcune parti strutturali della commedia: prologo, monologo, coro. Iniziando dall'origine del teatro greco classico, sia per quanto riguarda le tragedie sia per quanto riguarda le commedie, l'autore ricostruisce l'origine e la funzione di queste parti teatrali nei vari autori e negli studi di poetica. Nell'ambito teatrale greco le forme di prologo variano, non solo da genere tragico a genere comico e da autore ad autore, ma addirittura all'interno della produzione dello stesso drammaturgo: da qui l'esigenza di verificare quanto siano valide le varie definizioni di prologo applicate alla commedia di Menandro. Il debito del poeta nei confronti della tragedia è grande anche per quanto riguarda l'uso del monologo, che viene spesso introdotto con gli effetti di una sobria e sfumata parodia. Un punto poi di forte differenziazione rispetto alla produzione teatrale del V secolo è la scomparsa di un elemento che in essa era stato di fondamentale importanza: il coro. Della vasta produzione menandrea solo poche commedie sono giunte a noi intere o quasi. Tuttavia i prologhi e i monologhi delle commedie di Menandro che possiamo leggere ci offrono un esempio significativo degli schemi espositivi utilizzati dal commediografo, facendo anche supporre, nello stesso tempo, una articolazione ancora più ampia. Non si esclude inoltre la possibilità di una ricostruzione di quello che furono molte commedie di Menandro attraverso i confronti con la produzione più tarda di Plauto•e di Terenzio, che spesso lo presero a modello.

Sommario: Prologo, monologo e coro: Prologo: Concetto e definizione di prologo; I primordi del prologo e i suoi sviluppi nella tragedia greca; Sofocle; Euripide; Il prologo nella commedia; La natura del prologo e il concetto di esposizione; Il prologo-monologo. I prologhi delle commedie di Menandro: I. Prologhi menandrei detti da una divinità all'inizio della commedia: Dyscolos: Il luogo della scena; I personaggi: Cnemone (v. 6 ss.); Gorgia (vv. 21-29); La figlia di Cnemone (vv. 34-38); Sostrato (vv. 39-44); La captatio benevolentiae (vv. 45-6); Annuncio dell'azione (vv. 47-9). Prologo e informazione; L'informazione sui personaggi; Le scene successive al prologo divino: Cherea; Pirria: il servus currens; L'ironia drammatica; Gorgia; Le scene successive al prologo divino: esposizione o azione? Necessità del prologo espositivo divino: [Peripéteia] e [anagnóvrisis], Il [Dúskolos] e l''Aulularia'; Il [Dúskolos] modello dell''Aulularia'? Sikyonios: Caratteristiche generali del prologo sui frammenti che costituiscono il prologo; Il testo del frammento III: Il monologo iniziale: gli antefatti; La chiusura del monologo: la captatio benevolentiae; Il [prologízon]; Elementi del prologo divino; Le scene successive al prologo. Papiro argentoratense 53 (= Pack2 1671; CGFPR 252 Austin): Caratteristiche generali; Dioniso, [theos prologizon]?; Analisi testuale; Il Pap. Argent. 53 e il prologo terenziano; Sulla paternità menandrea. II. Prologhi menandrei detti da un personaggio all'inizio della commedia: Samia: Prologo recitato da un personaggio, non da un dio; Analisi testuale: Introduzione (vv. 1-5); L'azione di Demea (vv. 5-29); L'azione di Moschione (vv. 30-56). Elementi dell'esposizione di Moschione: La caratterizzazione dei personaggi; Narrazione degli antefatti; Elementi espositivi del soliloquio di Criside; Il dialogo Moschione-Parmenone; Il monologo di Moschione; Il dialogo Demea-Nicerato; L'esposizione progressiva; L'ironia drammatica; L'informazione nel prologo e il rapporto tra padre e figlio. Il Papiro Didot II: Caratteristiche del frammento; Analisi testuale; La subscriptio; Prologo o monologo di entrata?; Sulla paternità menandrea. III. Prologhi menandrei caratterizzati da alcune scene iniziali seguite da una rhsis divina: il cosiddetto 'prologo posticipato': Aspis: Premessa; Aspis, vv. 1-18 (scena prima). Il soliloquio di Davo: Funzione del soliloquio; La [paratragodía]; La ripresa di motivi e strutture della tragedia; Il dialogo Davo-Smicrine (scena seconda, vv. 18-96); La caratterizzazione di Smicrine; I dati informativi. Il prologo divino: L'esposizione dei fatti reali; La caratterizzazione dei personaggi. Perikeiromene: La scena; Luogo dell'azione; La rhesis divina; Le scene che precedono la 'Prologrhesis'; Sulle scene che precedono la rhesis di [Agnoia]; Il prologo divino: l'esposizione degli antefatti; Necessità del prologo divino; L'ironia drammatica; La caratterizzazione dei personaggi; La captatio benevolentiae. Epitrepontes: I frammenti prima della 'Prologrhesis'; Il prologo posticipato; La fine del primo atto: struttura e contenuto; Il luogo della scena. Heros: Il dialogo Geta-Davo; Il prologo divino. Misumenos: Il soliloquio di Trasonide (scena prima, A 1-A 14); Il dialogo Trasonide-Geta (vv. A 15-A 100): La struttura del dialogo; Il prologo divino; Il papiro di Antinoopolis 15; Il papiro di Ossirinco 2826. Phasma: La Membrana Petropolitana; Il Papiro di Ossirinco 2825. Testimonianze: Definizioni di prologo e di proemio nelle fonti antiche. Monologo: Moduli tragici e citazioni tragiche nei monologhi; Il monologo di entrata propriamente detto o auftrittsmonolog: L'indirizzo indiretto; Monologhi frammentari. Monologo di entrata o zutrittsmonolog; Il monologo di unione; Monologo di uscita o abgangsmonolog; Il monologo a parte; Eavesdropping aside; Monologhi con [andres]; Monologhi rivolti verso casa; Monologhi non classificabili. Coro: Il coro nella tragedia del IV secolo e nella commedia di Menandro. Bibliografia.

Composto in carattere Serra Manuzio.
Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Tiziano Fabriano muschio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 76.00 Acquista / Buy

E-Book (pdf): Euro 78.00 Acquista / Buy - Login

ISBN: 978-88-6227-867-6
E-ISBN: 978-88-6227-868-3
ISSN:
SKU: 3106

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Elisir mercuriale e immortalità. Capitoli per una storia dell'alchimia nell'antica Eurasia, a cura di Giacomella Orofino, Amneris Roselli e Antonella Sannino, 2016, voll. I-II, pp. 144 + 176 (pp. complessive 320) con figure in bianco/nero n.t. (volumi XXXVI, 2014 - XXXVII, 2015)

AION. ANNALI DELL'UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI NAPOLI «L'ORIENTALE»
DIPARTIMENTO DI STUDI DEL MONDO CLASSICO E DEL MEDITERRANEO ANTICO. SEZIONE FILOLOGICO-LETTERARIA
FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Gli antichisti si sono ormai da tempo abituati, specialmente nel campo degli studi sui testi tecnico-scientifici e filosofici, a rintracciare e riannodare le fila di una tradizione multilingue e multidisciplinare che continuamente si interseca e si riattiva nelle aree geografiche e linguistiche che gravitano sul Mediterraneo, e apprezzano sempre di più la produttività di questo approccio. Così, studiosi del mondo classico greco e greco-romano, latino e arabo, tardoantico e medievale e specialisti di discipline storico-filologiche del mondo indiano, tibetano e cinese si sono incontrati in due giornate di studio tenutesi a Napoli, nella sede dell'Orientale, per studiare l'alchimia nell'antichità. I testi alchemici offrono infatti un terreno sul quale il confronto è sembrato possibile, proprio in considerazione dell'estensione geografica della loro diffusione e della pluralità di contesti culturali e linguistici in cui essi appaiono e per l'attenzione al discorso sull'alchimia già presente nelle ricerche di alcuni degli autori. Gli articoli contenuti nei due fascicoli non hanno voluto affrontare una trattazione sistematica dei testi e delle tematiche alchemiche; essi hanno piuttosto voluto saggiare, con studi settoriali, le possibilità di un'indagine dialogica sulle vicende e le peculiarità delle diverse tradizioni alchemiche. Dall'età antica fino alle soglie dell'età moderna appaiono evidenti i rapporti vitali tra diverse pratiche e diversi ambiti di riflessione teorica che hanno caratterizzato la ricerca alchemica nei diversi contesti in cui essa è stata praticata; la pluralità degli approcci, dei punti di vista e degli usi dell'alchimia sembrano costituire l'elemento costante che emerge da tutte le ricerche qui condotte attraverso l'indagine storico-filologica applicata ai testi e alle immagini, e invitano a percorrere una strada che pare promettere nuovi risultati di ricerca.

Sommario: Volume XXXVI, 2014: Presentazione. Mediterraneo antico e medievale greco, latino, arabo: Matteo Martelli, Properties and Classification of Mercury between Natural Philosophy, Medicine and Alchemy; Antonella Straface, Meanings and Connotations of Esoteric Alchemy in the Ismaili Tradition: an Example; Paola Carusi, Tra filosofia, medicina e alchimia. Averroè e la questione delle 'umidità radicali'; Chiara Crisciani, Elixir di lunga vita (secoli XIV e XV); Giancarlo Lacerenza, Ya'aqov [Anatoli] alchimista: verifica di una tradizione; Antonella Sannino, Alchemy and Music in the Middle Ages: En pulcher lapis; Lucio De Feo, Trascrizione in notazione moderna del conductus «En pulcher lapis». Volume XXXVII, 2015: Premessa. India e Tibet: Fabrizia Baldissera, Traces of Early Alchemy in India. Rasayana in Some Kavya and Katha Texts with a Note on Chinese Alchemy; Carmen Simioli, The King of Essences. Mercury in the Tibetan Medico-Alchemical Traditions; Dagmar Wujastyk, On Perfecting the Body. Rasayana in Sanskrit Medical Literature. Cina: Fabrizio Pregadio, Discriminations in Cultivating the Tao. Liu Yiming (1734-1821) and His Xiuzhen houbian. Europa moderna: Laurence Wuidar, Trasmutazione alchemica e trasformazione musicale nel Cinquecento e nel Seicento; Mariassunta Picardi, John Dee e l'alchimia della luce tra sapienza arcana e scienza moderna.

Composto in carattere Serra Dante.
Formato 17 x 24. Legatura in brossura con copertina plastificata lucida in cartoncino Murillo Fabriano bianco con stampa a cinque colori.

Brossura / Paperback: Euro 330.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-874-4
ISSN: 1128-7209
SKU: 3104

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13. I. - Antonio Martina, Menandrea. Elementi e strutture della commedia di Menandro. I, 2016, pp. 340

QUADERNI DELLA «RIVISTA DI CULTURA CLASSICA E MEDIOEVALE»
Diretta da Liana Lomiento

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

In questo volume (primo di una serie di tre) sono analizzati elementi e struttura della commedia di Menandro, oltre che per gli studiosi, in modo accessibile anche per gli studenti. Sinefebo di Epicuro, discepolo di Teofrasto e imbevuto della dottrina peripatetica, Menandro visse uno dei più complessi periodi della storia ateniese. Uno degli aspetti della filosofia contemporanea, che appare più incisivamente riflesso nella commedia di Menandro, è la filosofia di Aristotele e del Peripato, Anche Epicuro trovò in Menandro un ascoltatore, e si sono voluti cercare anche echi dello Stoicismo. La commedia di Menandro, erede della tragedia di Euripide, risente dell'Arte Poetica di Aristotele. In questo volume sono esaminati alcuni motivi, come ad esempio hamartia e riconoscimento: accanto all'errore tragico (si pensi all'Edipo Re, la tragedia di Aristotele), irrimediabile, l'errore comico, rimediabile. Aiuta a comprendere questo aspetto l'etica nicomachea. Col definitivo declino della polis l'uomo vive chiuso nel cerchio angusto dei suoi interessi privati. Riconosce alla Fortuna e al Caso uno strapotere. Ma in Menandro interviene il carattere, e ognuno ha quel che si merita (vedi il capitolo sulla Fortuna). Le vicende, basate su quelli che potevano essere incidenti dell'esistenza quotidiana, sono tramate quasi sempre su un preciso fondamento giuridico (per esempio, l'arbitrato, o Smicrine, la dote e il divorzio). Oltre le suggestioni speculative ed etiche, un forte peso ha l'analisi dei dati di fatto: l'etera, la dote, il divorzio sono dati che sollecitano un riscontro con la società del tempo. Naturalmente non manca lo studio dei rapporti tra Menandro e la commedia latina arcaica (Plauto, Terenzio). Completano il volume uno studio sulla fortuna di Menandro e sulla tradizione diretta e le riflessioni sulla Membrana Petropolitana e sul Cairense dopo i nuovi papiri degli Epitrepontes.

Sommario: Motivi e forme. Fortuna e tradizione: Premessa. [tyche, automaton, tropos e daimon; Hamartia; L'arbitrato negli Epitrepontes di Menandro; Smicrine, la dote e il divorzio; L'arbitrato negli Epitrepontes di Menandro e nella Rudens di Plauto-Difilo; Il riconoscimento; L'etera; Menandro, Terenzio e Apollodoro di Caristo; La fortuna di Menandro: I. Le rappresentazioni; II. I frammenti; III. L'attività critica ed esegetica; IV. Menandro e la commedia latina arcaica; V. Giudizi antichi su Menandro. La tradizione diretta; La Membrana Petropolitana e il Cairense dopo i nuovi papiri degli Epitrepontes.

Composto in carattere Serra Manuzio.
Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Tiziano Fabriano muschio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 68.00 Acquista / Buy

E-Book (pdf): Euro 68.00 Acquista / Buy - Login

ISBN: 978-88-6227-865-2
E-ISBN: 978-88-6227-866-9
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SKU: 3102

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La guerra e gli economisti, a cura di Luca Michelini, 2016, pp. 136 (anno XXIV/1, 2016)

IL PENSIERO ECONOMICO ITALIANO · FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

«Il 'secolo breve' inizia con la Prima Guerra Mondiale: di cui, dunque, diviene fondamentale ricostruire non solo la logica interna di sviluppo, su ogni piano, ma anche le cause od origini, prossime e remote. Al tema dell'imperialismo come origine della Grande Guerra, del resto, furono dedicate importanti pagine di analisi, anche da parte degli economisti, di ogni Paese e di ogni scuola, da quella marxista a quella marginalista, da Vladimir Lenin a Vilfredo Pareto. Con la Prima Guerra Mondiale l'attenzione degli economisti italiani per l'evento bellico subisce un salto di qualità: a cominciare dal 1914, la guerra rappresenta per gli economisti un tema ineludibile: per ricercarne le cause, per analizzarne le conseguenze sul piano economico, sociale e politico, nonché su quello della finanza pubblica. Gli studiosi di economia propongono analisi scientifiche sia per decifrare della guerra gli aspetti economici in senso stretto, sia per analizzarne le conseguenze sociali e politiche. Anche sul piano morale e politico, tuttavia, gli economisti sono coinvolti dal conflitto, come dimostra l'assiduità del loro impegno giornalistico e pubblicistico, tipico del panorama italiano. Impegno che non si limita all'analisi critica della politica economica dei governi che si succedono, ma si confronta con tutti gli aspetti della vita del Paese, a cominciare dal tema dell'interventismo, cioè della scelta di fronte alla quale l'Italia si trova tra il 1914 e il 1915. Non solo di mezzi gli economisti discutono, dunque, ma anche di fini. Come dimostra Piero Barucci, Maffeo Pantaleoni, con le sue celebri raccolte pubblicate dalla Laterza, è forse l'esempio più importante di questo duplice impegno. Riccardo Faucci propone un raffronto tra Einaudi e Benedetto Croce, entrambi preoccupati di rifiutare un'interpretazione marxista, o comunque socialista, della Grande Guerra. La riflessione di Francesco Saverio Nitti, studiata da Gabriele Serafini, dimostra, d'altro canto, che i provvedimenti fiscali e finanziari adottati dal Governo italiano, e dall'economista lucano in primo luogo, per fare fronte alla drammaticità degli sconvolgimenti bellici, hanno una rilevanza anche sul piano della riflessione teorica e servono a rimarcare la distanza tra la filosofia sociale di Nitti e quella di Giovanni Giolitti. La Guerra Europea si presenta da subito come 'guerra totale', come osserva Marco Santillo ricostruendo le riflessione di Riccardo Bachi, cioè come guerra capace di coinvolgere e di sconvolgere fin dalle fondamenta la realtà economica e sociale dei belligeranti. Roberto Giulianelli si sofferma su un economista come Epicarmo Corbino, capace di sviluppare l'impostazione liberista nell'analisi storico-critica di un particolare e strategico, anche dal punto di vista militare, settore dell'industria italiana, quello della cantieristica, caratterizzata per un decisivo intervento pubblico e da fenomeni di concentrazione. L'analisi della nascita e dello sviluppo dello 'Stato imprenditore', così, si spinge anche negli anni successivi alla fine della Prima Guerra Mondiale, quando la dimensione dell'intervento pubblico in economia subirà un vero e proprio salto di qualità in conseguenza della Grande Crisi del 1929». (Dall'Introduzione)

Sommario: La guerra e gli economisti. A cura di Luca Michelini. Luca Michelini, La guerra e gli economisti italiani; Piero Barucci, Pigou, Pantaleoni e la teoria economica della guerra; Riccardo Faucci, Croce ed Einaudi sulla Grande Guerra; Gabriele Serafini, Francesco Saverio Nitti fra Scienza delle finanze e pragmatismo economico; Marco Santillo, Riccardo Bachi: La «città assediata» come metafora dell'economia di guerra; Roberto Giulianelli, A che serve la marina mercantile? Epicarmo Corbino e le due guerre mondiali; Fabrizio Amore Bianco, Il «terzo fronte». Il fascismo tra guerra economica ed economia di guerra (1939-1943); Giuseppe Della Torre, Sviluppo dei Conti Nazionali e pianificazione del Secondo conflitto mondiale: l'arretratezza dell'Italia; Gli autori di questo numero.

Composto in carattere Dante Monotype.
Cm 16 x 23,5. Legatura in brossura con copertina in cartone pesante Murillo Fabriano bianco con stampa a due colori e plastificazione lucida; sovraccoperta in cartoncino Palatina Fabriano avorio con stampa a cinque colori.

Brossura / Paperback: Euro 95.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-863-8
ISSN: 1122-8784
SKU: 3098

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14 - Il Santuario di Monte Li Santi - Le Rote a Narce. Scavi 1985-1996. Parte I. La topografia, le fasi, il culto, a cura di Maria Anna De Lucia Brolli, 2016, pp. 160 con 93 figure in bianco/nero n.t.

«MEDITERRANEA» • SUPPLEMENTI Diretta da Filippo Delpino
Cm. 21,5 x 31
CIVILTÀ ARCAICA DEI SABINI NELLA VALLE DEL TEVERE
Nuova Serie Diretta da Paola Santoro, 6

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Questo volume, parte di una ricerca più ampia e articolata dedicata al Santuario di Monte Li Santi - Le Rote di Narce, dà inizio alla pubblicazione del primo fondamentale studio sistematico di questo importante luogo di culto, dislocato immediatamente al di fuori dell'insediamento falisco, sotto le pendici di Monte Li Santi, sulla sponda del fiume Treja. L'area sacra individuata nel 1985 è stata oggetto a più riprese di campagne di scavo da parte della Soprintendenza. Il progetto, che, dopo aver fatto il punto sullo stato degli studi, si articola nello studio della topografia, delle fasi del complesso monumentale e degli aspetti del culto (in questa pubblicazione), nel catalogo dei ritrovamenti e nelle considerazioni conclusive (in due volumi futuri), presenta un settore dell'area sacra, ancora lungi dall'essere esplorata in maniera esaustiva. In modo analitico vengono studiate le strutture del santuario falisco nelle diverse fasi costruttive e di frequentazione, dall'età tardo-arcaica alla fine del II-inizi del I sec. a.C.; a seguire, gli strumenti del culto e gli ex-voto, che costituiscono un ampio dossier per definire l'organizzazione degli spazi sacri, il regime delle offerte e il fenomeno cultuale nel suo complesso. È così possibile ricostruire la parabola del luogo di culto, che segna sacralmente un'area 'a margine', tra centro urbano e campagna, prossima al fiume. Un santuario liminare, dunque, non solo in senso fisico, ma anche da un punto di vista simbolico, di passaggio di status: la nascita, la transizione all'età matura di fanciulle e fanciulli, le nozze, la morte. Si celebra in questo luogo il ciclo vitale della comunità falisca di Narce, parallelo al ciclo rigenerativo della natura, con l'alternarsi perpetuo delle stagioni. Dedicataria del culto, quanto meno nel corso del IV-III secolo a.C., è la coppia Demetra-Kore/Persefone, oltre alla presenza di paredri divini, quali Dioniso-Ade, che promette ai propri adepti l'immortalità e la rinascita a nuova vita, ed Eracle, che in Grecia sovrintende alla paideia dei giovani maschi.

Sommario: Premessa. Introduzione. Abbreviazioni bibliografiche. Maria Anna De Lucia Brolli, Storia degli scavi e stato degli studi. Parte I: Leonardo Maria Giannini, La geologia dell'area; Maria Anna De Lucia Brolli, La topografia dell'area sacra; Maria Gilda Benedettini, Maria Anna De Lucia Brolli, Le fasi del complesso monumentale; Maria Anna De Lucia Brolli, Il culto e gli aspetti del rituale. Tavole. Sommario generale.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano beige con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 695.00 Acquista / Buy

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ISBN: ISBN 978-88-6227-655-9
E-ISBN: 978-88-6227-656-6
ISSN: 1827-0506
SKU: 3096

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100 - Per Bruno Gentili, a cura di Franca Perusino, 2016, pp. 202 con 28 figure in bitono/duplex n.t.

FILOLOGIA E CRITICA
Fondata da Bruno Gentili
Diretta da Paola Bernardini
Cm. 17,5 x 25

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il nr. 100 della collana «Filologia e critica» è dedicato al ricordo che amici, colleghi e allievi hanno dedicato a Bruno Gentili dopo la sua scomparsa (7 gennaio 2014). Dai contributi si evincono la sua statura umana e intellettuale, la sua ricca e singolare personalità, la curiosità che lo distingueva e che lo rendeva permeabile alle sollecitazioni provenienti da settori anche apparentemente estranei agli interessi di un grecista, l'irrequietezza, la poliedricità e la versatilità di una figura di riferimento negli studi classici dal dopoguerra a oggi. Emerge da tutti i contributi quanto Gentili abbia dato a chi ha condiviso il suo cammino di ricerca continua e instancabile. Con questa iniziativa l'Editore Fabrizio Serra ha voluto onorare la lunga collaborazione e l'amicizia che lo legava a Bruno Gentili.

Sommario: Franca Perusino, Premessa; Paola Angeli Bernardini, Ricordo di Bruno Gentili; Maurizio Bettini, Addio al grecista Bruno Gentili, l'uomo che ci fece amare i lirici; Andrea Camilleri, Segnali di fumo; Luciano Canfora, Gentili, una vita per la poesia greca; Carlo Carena, Grecista e autore finissimo; Lorenzo Carnevali, Frammenti per Bruno Gentili. Ritratto arbitrario di un grande urbinate; Carmine Catenacci, Ricordo di Bruno Gentili; Giovanni Cerri, Ricordo di Bruno Gentili; Federico Condello, La filologia greca come un'arte: Bruno Gentili tra oral theory, metrica, canone lirico e allievi; Franco Ferrarotti, In memoriam di Bruno Gentili; Michele Galante, La scomparsa di Bruno Gentili, grande innovatore degli studi classici; Pietro Giannini, La scomparsa di Bruno Gentili; Marco Giuman, Ricordo; Antonietta Gostoli, Ricordo di Bruno Gentili; E. Christian Kopff, A Guiding Presence; Liana Lomiento, Ricordo di Bruno Gentili (Valmontone 20 novembre 1915 - Roma 7 gennaio 2014); Carles Miralles, Bruno Gentili, eminencia del helenismo; Lara Ottaviani, Addio a Bruno Gentili, fondatore della Facoltà di Lettere; G. Aurelio Privitera, Ricordo di Bruno Gentili; Fabio Ruggiero, Perché ricordare Gentili; Gennaro Tedeschi, Ricordo di Bruno Gentili; Angela Urbano, Bruno Gentili, il Maestro della lirica greca; Gentili, quel grecista tanto legato a Trieste, a cura della redazione de Il Piccolo di Trieste; Giovanni Benedetto, Classicità e contemporaneità: Bruno Gentili negli studi classici italiani del Novecento; Luca Blasio, Bruno Gentili, mio nonno. Ricordi per immagini.

Composto in carattere Serra Garamond.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro. Legatura in tela con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Vergatona Magnani avorio con stampa a due colori e plastificazione opaca.

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ISBN: 978-88-6227-871-3
ISBN Rilegato: 978-88-6227-873-7
E-ISBN: 978-88-6227-872-0
ISSN: 1723-4522
SKU: 3094

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Giuseppe Parini, Soggetti per artisti, a cura di Paolo Bartesaghi, Pietro Frassica, 2016, pp. 208+56 con 97 figure in bitono e a colori f.t.

EDIZIONE NAZIONALE DELLE OPERE DI GIUSEPPE PARINI
Diretta da Giorgio Baroni
Cm 14,5 x 24,2

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il 25 febbraio 1776 un incendio divorò il Teatro Ducale di Milano. Rapidamente, la nobiltà milanese chiese e ottenne di poter costruire un nuovo teatro. I lavori iniziarono non sulle macerie del vecchio teatro, ma nell'area dell'antica chiesa di Santa Maria della Scala, demolita per fare posto al nuovo edificio, che prese appunto il nome di Regio Teatro alla Scala. Il 3 agosto 1778 il nuovo teatro aprì i battenti, mettendo in scena l'Europa riconosciuta di Antonio Salieri. Mancava però un sipario degno di un simile teatro: l'incarico di delinearne il soggetto venne affidato a Giuseppe Parini, il quale elaborò un'allegoria mitologica con protagonisti Apollo e le Muse sul Parnaso. Fu questa la prima occasione in cui Parini venne interpellato quale consulente iconografico per un'opera d'arte e, a partire da questo primo successo, l'autore venne più volte invitato a scrivere altri soggetti per opere d'arte pubbliche e private, portando avanti tale attività nei vent'anni successivi, parallelamente all'esercizio della poesia e al lavoro di docente. In questi scritti l'elemento classico e mitologico è reso portatore di istanze morali, misura e sobrietà, chiarezza e rigore, consapevolezza del valore metaforico ascrivibile a luce e colore, tutti elementi collegabili al mondo poetico dell'autore, che confermano anche l'aggiornata familiarità con le tecniche e le teorie artistiche contemporanee, cui si affianca il rispetto per la libertà creativa del pittore. Per Parini, la scrittura di soggetti non fu dunque un momento tecnico-pratico separato dall'attività letteraria, o una parentesi episodica dettata da obblighi ufficiali, bensì un'occasione per mettere a frutto concretamente i principi propugnati dalla sua cattedra di Belle Lettere. Inoltre, l'esperienza ventennale di consulente iconografico si affiancò alla frequentazione abituale con il mondo degli artisti della Milano asburgica, alla conoscenza aggiornata delle teorie artistiche neoclassiche e alla parallela attività didattica nel definire le componenti di quel vitale laboratorio dal quale scaturì l'ultima poesia del Giorno, con il suo peculiare linguaggio, letterario e pittorico allo stesso tempo.

Sommario: Introduzione. Manoscritti autografi e apografi. Abbreviazioni. Edizioni. Aspetti della presente edizione. Criteri editoriali. Fonti dei soggetti. Soggetti per artisti: Per il Telone del Teatro grande alla Scala; Per il Sipario del nuovo Teatro di Novara; Palazzo di Corte; Il giudizio di Paride dal Palazzo di Corte a Taxispalais; Palazzo Greppi; Palazzo Confalonieri; Palazzo Belgioioso; Villa Reale-Nuovo Palazzo Belgioioso. Nota al testo. Note esplicative. Indice dei nomi.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone pesante Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. Legatura in tela. Sovraccoperta in cartoncino Vergatone Magnani avorio con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-841-6
ISBN Rilegato: 978-88-6227-843-0
E-ISBN: 978-88-6227-842-3
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Leonis Baptistæ Alberti Momus, édition critique, bibliographie & commentaire par Paolo d'Alessandro & Francesco Furlan, introduction de Francesco Furlan, 2016, pp. XCII-220 (XIX, n.s. I, 2016, 2)

ALBERTIANA • FASCICOLI MONOGRAFICI
Diretta da Francesco Furlan
Cm. 17,5 x 25

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il Momus è uno dei grandi testi fondatori dell'Alberti. Progettato e composto essenzialmente a Roma, dove il suo autore era arrivato all'inizio dell'estate 1443 sulla scia di Papa Eugenio IV, fu terminato, nella sua redazione più antica, forse attorno al 1450. Probabilmente mai pubblicato e rimaneggiato nei decenni successivi, scritto in latino, rappresenta (insieme al De re &aElig;dificatoria), un 'nuovo corso' nell'opera dell'Alberti, caratterizzata qui da un carattere 'ludico' e satirico. Romanzo pseudo-mitologico, sfuggente sotto molti aspetti, percorso da un umorismo caustico, pieno di allusioni indecifrabili al mondo contemporaneo e, ancor più, di riferimenti a temi universali umani, il Momus è senza dubbio il più accattivante lusus dell'Alberti, un capolavoro della prosa umanistica del Quattrocento e una delle vette della letteratura umoristica di tutti i tempi in lingua latina. Trattato politico e satira di costumi, costruito all'insegna della doppiezza dei personaggi e delle contraddizioni della realtà, Momus ha attirato una crescente attenzione da parte degli studiosi. Si presenta qui una nuova edizione critica dell'opera, con un ampio commento ed una ricca introduzione. Un'esaustiva bibliografia e una 'Notizia filologica', con la storia e la descrizione dei manoscritti, delle traduzioni e delle edizioni completano il volume.

Sommario: Avis liminaire & Remerciements; Introduction: Momus seu de Homine, par F. Furlan; Notice philologique, par P. d'Alessandro & F. Furlan; Bibliographie générale & Abréviations; Leonis Baptistae Alberti Momus. Ediderunt Paolo d'Alessandro & Francesco Furlan. Sigla; Proœmium; Liber primus; Liber secundus; Liber tertius; Liber quartus. Commentaire, par P. d'Alessandro & F. Furlan: ad Proœmium; ad Librum primum; ad Librum secundum; ad Librum tertium; ad Librum quartum. Indices, Ph. Stockbrugger & G. Zagni curantibus: Index codicum manuscriptorum; Index Leonis Baptistae Alberti operum; Index personarum; Index nominum.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro. sovraccoperta in cartoncino Chagall Cordenons avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 65.00 Acquista / Buy

ISBN: 978-88-6227-844-7
ISSN:
SKU: 3090

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