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Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma
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3 - Orazio Costa, Poesie. Edite e inedite, con saggio critico e nota ai testi di Lucilla Bonavita, 2015, pp. 172

STUDI & TESTI Collana diretta da Rino Caputo
Cm. 17,5 x 25, bross


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

La pubblicazione pressoché integrale delle poesie di Orazio Costa costituisce, insieme, l'occasione inaspettata di riscontrare un Poeta e di una messa a punto di questioni storico-letterarie e critico-letterarie apparentemente già assestate. Se si eccettuano i componimenti 'di guerra', per così dire, iniziali e abbozzati nello stile e nei temi, sono raccolte nella presente edizione tutte le poesie composte da Orazio Costa dal 1944 in poi, quelle pubblicate e, soprattutto, quelle emergenti dalla documentazione custodita presso la Fondazione del Teatro La Pergola di Firenze. Tanto basterebbe a rendere scientificamente proficua l'operazione compiuta dall'autrice, alla quale, in più, va il merito della cura del testo, tradottasi in funzionale quanto rispettosa attenzione ecdotica e critico-letteraria. Dalla lettura più integrale e integrata delle poesie di Costa vengono molteplici sollecitazioni, tutte volte alla valorizzazione della specificità dell'operazione poetica che si evidenzia sotto i nostri occhi, forse troppo adusi, ormai, all'appiattimento delle figure sul più allontanato orizzonte novecentesco. […] Costa traccia, nella sua produzione poetica, una riposta quanto esplicita autobiografia. È, leopardianamente, la 'storia di un'anima' ma, anche, petrarchescamente, il romanzo di una vita in cui l'amore è sentimento principe, verso gli altri, il mondo, il sé più tenero e pudicamente profondo di artista perché uomo e di uomo (anche) perché artista. (Dalla Presentazione)

Sommario: Rino Caputo, Presentazione. L'esperienza poetica di Orazio Costa. Nota ai testi. Poesie inedite; Poesie di Luna di casa. Nota biografica. Bibliografia.

Composto in carattere Old Style Serra.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Tiziano Fabriano nebbia con stampa a un colore.

Brossura / Paperback: Euro 42.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-771-6
ISSN:
SKU: 3012

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Filologia moderna e contemporanea...



117 - Maria Salanitro, Petronio e i Veteres Poetae a Reims, 2015, pp. 112 con figure in bianco / nero n.t.

NUOVI SAGGI
Cm. 15 x 22,5 oppure 17,5 x 24,7


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il manoscritto latino che si trova nella Bibliothèque Municipale di Reims catalogato con il numero 2560 è costituito da 8 pagine, di cui tre contengono frammenti tratti dal Satyricon, mentre le cinque pagine seguenti contengono undici frammenti poetici di autori latini di diverse epoche. Di tutti, il volume propone l'edizione critica, con ampio commento e messa a punto dello stato degli studi. I frammenti del Satyricon sono dodici. Il primo corrisponde integralmente al cap. 79, 8 del Satyricon, il secondo è un proverbio tratto dall'episodio della Cena di Trimalchione, secondo una prassi di estrapolazione dal Satyricon di proverbi e di frasi sentenziose che risale al Medioevo. Il terzo frammento è un carme di sedici versi, accolto nelle moderne edizioni del Satyricon, ma oggetto di un intenso dibattito fra gli studiosi sull'autenticità degli ultimi due versi. Il quarto frammento è costituito da tre parole (Dignus Amore locus) estrapolate da un carme che si trova all'interno del Satyricon e ha come argomento la descrizione di un locus amoenus come luogo propizio agli incontri amorosi. Il quinto frammento contiene un solo verso; il sesto, che corrisponde al capitolo 137, 9 ed è riportato nella sua integrità, è un epigramma famoso, il settimo è un proverbio che, per la testimonianza di San Gerolamo, apparteneva all'opera di Petronio. L'ottavo e il nono frammento contengono due monodistici e il decimo i due versi iniziali di un componimento che ci è stato trasmesso sotto il nome di Petronio. L'undicesimo frammento contiene i due versi finali del carme AL 694 R.; l'ultimo è costituito dal carme AL 700. Le rimanenti pagine latine (133-137) del manoscritto presentano frammenti poetici di vari autori, di periodo anche medievale.

Sommario: Introduzione. Petronii Satyricon: Fr. 1. Qualis nox fuit illa, dii deaeque!; Fr. 2. Nequaquam recte faciet, qui cito credit; Fr. 3. Somnia quae mentes ludunt volitantibus umbris; Fr. 4. Dignus Amore locus …; Fr. 5. Nam quis concubitus, veneris quis gaudia nescit?; Fr. 6. Quisquis habet nummos, secura naviget aura; Fr. 7. Non bene olet qui bene semper olet; Fr. 8. Uxor legitimus debet quasi census amari; Fr. 9. Inveniat quod quisque velit. Non omnibus unum est; Fr. 10. Fallunt nos oculi, vagique sensus; Fr. 11. Quod satiare potest dives natura ministrat; Fr. 12. = AL 700 R. Foeda est in coitu et brevis voluptas; AL 701 R. Accusare et amare tempore uno; q. Ciceronis, de mulierum levitate. Epig.; Pentadii De Beata vita. Veterum Poetarum. Appendice: Elogio di Claude Binet; Quando un grande filologo dormicchia. Apparato iconografico. Index nominum.

Composto in carattere Old Style Serra.
Formato 17,5 x 24,7. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro; sovraccoperta in cartoncino Chagall Cordenons avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 28.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-779-2
ISSN: 1722-5221
SKU: 3010

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9 - Maria Silvia Rati, Affermare e negare nella storia dell'italiano, 2015, pp. 244 con figure in bianco / nero n.t.

ITALIANA. PER LA STORIA DELLA LINGUA SCRITTA IN ITALIA Diretta da Luca Serianni
Cm 17,5 x 24,5, bross.


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

«Ci han cento modi per affermare e negare, né occorre raccoglier qui tutte le espressioni che a tale ufficio possono servire». Questa la puntualizzazione inserita da un grammatico dell'Ottocento in merito al «vario uso degli avverbi di affermazione e negazione». Sono in effetti numerosissime le modalità linguistiche di cui ci si è avvalsi, nella storia dell'italiano, per esprimere un concetto in modo affermativo o negativo: anche se ci si ferma alle sole unità lessicali specializzate in questa funzione – dunque a prescindere dai procedimenti grammaticali a cui è legata l'espressione dell'affermazione e della negazione –, le forme che grammatiche e dizionari menzionano dal Cinquecento a oggi sono realmente un centinaio. Nel presente volume si cerca di tracciare un quadro complessivo della distribuzione di queste forme in diacronia e in sincronia, concentrando l'attenzione soprattutto su quelle che appaiono a vario titolo più interessanti (Assolutamente, Affatto, Appunto, Infatti, Mai, Mica, Già). Vengono osservati le loro caratteristiche semantiche e il loro comportamento sintattico, con particolare riguardo alla posizione all'interno della frase. Nell'ultimo capitolo sono trattati in modo più sintetico altri moduli affermativi e negativi. Per quanto riguarda le motivazioni che sono alla base di questa indagine, alla volontà di documentare aspetti della grammatica che finora non sono stati indagati con l'ausilio degli archivi elettronici, si aggiunge l'intento di ricostruire la storia di avverbi il cui uso è spesso oggetto di dibattiti e di censure grammaticali. La valutazione negativa che talora anche il parlante comune attribuisce a certe forme è determinata in alcuni casi dall'uso troppo insistente che se ne fa. Più ancora, il fatto che le espressioni usate per affermare e negare siano spesso al centro delle discussioni linguistiche è legato alla loro tendenza a oscillare tra i due poli opposti dell'affermazione e della negazione, sia a livello sincronico che diacronico.

Sommario: 1. Introduzione: 1. 1. Premessa; 1. 2. Gli avverbi AFF / NEG nelle grammatiche tra Cinquecento e Ottocento; 1. 3. Gli avverbi AFF / NEG nelle grammatiche di oggi; 1. 4. Fuori di grammatica; 1. 5. Gli avverbi AFF / NEG e l'ordine delle parole; 1. 6. I corpora; 2. Assolutamente: 2. 1. Assolutamente nell'italiano contemporaneo: 2. 1. 1. Nella prosa letteraria; 2. 1. 2. Nella prosa giornalistica; 2. 1. 3. Ordine delle parole; 2. 2. Considerazioni diacroniche: 2. 2. 1. Assolutamente modificatore di un singolo costituente frasale; 2. 2. 2. Assolutamente modificatore del predicato; 2. 2. 3. Ordine delle parole; 2. 3. Tra affermazione e negazione: l'uso olofrastico; 2. 4. Conclusioni su assolutamente; 3. Affatto: 3. 1. Affatto nell'italiano contemporaneo; 3. 2. L'atteggiamento da parte della norma; 3. 3. Affinità con assolutamente e punto; 3. 4. Considerazioni diacroniche; 3. 5. Ordine delle parole; 3. 6. Conclusioni su affatto; 4. Appunto: 4. 1. Appunto come rafforzativo di un costituente frasale; 4. 2. Appunto come connettivo testuale; 4. 3. Appunto come avverbio olofrastico; 4. 4. Ordine delle parole: 4. 4. 1. All'interno di un sintagma; 4. 4. 2. All'interno della frase; 4. 5. Altri valori di appunto nell'italiano contemporaneo: 4. 5. 1. Nella prosa letteraria; 4. 5. 2. Nella prosa giornalistica; 4. 6. Per l'appunto; 4. 7. Giustappunto; 4. 8. Conclusioni su appunto; 5. Infatti: 5. 1. Infatti nell'italiano contemporaneo: 5. 1. 1. Nella prosa letteraria; 5. 1. 2. Nella prosa giornalistica; 5. 2. Considerazioni diacroniche; 5. 3. Conclusioni su infatti; 6. Mai: 6. 1. Mai nell'italiano contemporaneo: 6. 1. 1. Nella prosa letteraria: 6. 1. 1. 1. Ordine delle parole; 6. 1. 2. Nella prosa giornalistica: 6. 1. 2. 1. Ordine delle parole; 6. 2. Considerazioni diacroniche: 6. 2. 1. Dalle Origini al Trecento; 6. 2. 2. Dal Quattrocento al 1525; 6. 2. 3. Dal 1525 all'età moderna; 6. 2. 4. Ordine delle parole; 6. 3. Conclusioni su mai; 7. Mica: 7. 1. Nella prosa letteraria; 7. 2. Nella prosa giornalistica; 7. 3. Considerazioni diacroniche: 7. 3. 1. Ordine delle parole; 7. 4. Conclusioni su mica; 8. Già: 8. 1. Nella prosa letteraria; 8. 2. Nella prosa giornalistica; 8. 3. Considerazioni diacroniche; 8. 4. Ordine delle parole: 8. 4. 1. Come avverbio di tempo; 8. 4. 2. Come avverbio AFF / NEG; 8. 5. Conclusioni su già; 9. Altri avverbi AFF / NEG negli scrittori contemporanei: 9. 1. Usi olofrastici: 9. 1. 1. Certo; 9. 1. 2. Certamente; 9. 1. 3. Sicuro; 9. 1. 4. Sicuramente; 9. 1. 5. Bene; 9. 1. 6. Perfetto; 9. 1. 7. Ottimo; 9. 1. 8. Esatto; 9. 1. 9. Esattamente; 9. 2. Il declino di punto; 10. Conclusioni. Bibliografia. Indice dei nomi. Indice delle forme e degli argomenti.

Composto in carattere Baskerville Serra.
Legatura in brossura con copertina in cartone pesante Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro; sovraccoperta in cartoncino Tiziano Fabriano terra di Siena con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 48.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-792-1
ISSN: 1828-6897
SKU: 3008

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12 - Valentina Sestini, Donne tipografe a Messina tra XVII e XIX secolo, 2015, pp. 180 con figure in bianco / nero n.t.

BIBLIOTECA DI «PARATESTO»
Cm. 17,5 x 25, bross.


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

La realtà femminile a cavallo tra XVII e XIX secolo è talmente complessa da dover essere osservata sotto più prospettive, al fine di svelare tutte le molteplici e composite interferenze che la caratterizzano; il suo studio è realizzabile solo con una visione multifocale, che permetta di cogliere anche le più impercettibili alterazioni, onde evitare di cadere in banali decodificazioni. Una presenza, quella della donna nei secoli passati, che nell'approfondimento degli studi appare sempre più incisiva e rilevante; nel caso delle donne tipografe italiane in età moderna si tratta semplicemente di portare alla luce il profondo iato esistito tra un 'esserci' e un 'figurare'. Il merito del volume consiste nell'aver voluto analizzare uno spaccato territoriale che finora aveva beneficiato di indagini poco approfondite e soprattutto poco organiche e debitamente articolate. Ci si riferisce alla realtà tipografico-editoriale siciliana, in specie messinese, che nonostante meritori studi sul versante dell'attività "maschile", poco, davvero poco aveva fatto registrare in riferimento al contesto femminile. Ecco quindi che balzano alla ribalta le vedove di Giovanni Francesco Bianco (1637-1642), di Francesco Gaipa (1767-1780), di Giuseppe Rosone (1779-1781), di Antonino D'Amico Arena (1812) e di Giovanni Del Nobolo (1817-1823), non a caso qualificate e individuate tutte come "vedove", essendone assai significativamente ignote le coordinate biografiche, finanche i nomi. L'Autrice, notevolmente competente sul fronte della catalogazione e su quello della ricognizione storico-editoriale, si impegna con la dovuta padronanza sia nella ricostruzione delle varie vicende professionali sia nella descrizione analitica delle pubblicazioni, ad esclusione di quelle che non è stato possibile consultare.

Sommario: Marco Santoro, Presentazione. Premessa. Capitolo I. Donne tipografe in età moderna. Storia di donne o 'donne nella storia'?: 1. Il lavoro delle donne nelle società di antico regime: (in)visibili presenze; 2. Margini di autonomia: lo status di vedovanza; 3. Donne tipografe in Europa tra XVI e XIX secolo; 4. Il caso italiano: la tipografia declinata al femminile tra Quattrocento e Settecento. Capitolo II. Donne tipografe a Messina tra XVII e XIX secolo: 1. Donne tipografe nella "Nobilissima Città di Messina"; 2. La vedova di Giovanni Francesco Bianco (1637-1642); 3. La vedova di Francesco Gaipa (1767-1780); 4. La vedova di Giuseppe Rosone (1779-1781); 5. Due casi ottocenteschi: la vedova di Antonino d'Amico Arena (1812) e la vedova di Giovanni Del Nobolo (1817-1823). Capitolo III. Le edizioni delle donne tipografe messinesi: Norme di consultazione; Riferimenti bibliografici; Sigle delle biblioteche; Edizioni della vedova di Giovanni Francesco Bianco; Edizioni della vedova di Francesco Gaipa; Edizioni della vedova di Giuseppe Rosone; Edizioni della vedova di Antonino d'Amico Arena; Edizioni della vedova di Giovanni Del Nobolo. Indice dei nomi. Indice degli autori (capitolo III).

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura pesante in cartone Murillo Fabriano blu scuro con impressioni in oro; sovraccoperta in cartoncino Ingres Fabriano avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 58.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-798-3
ISSN: 1828-8693
SKU: 3006

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11 - Pietro Sisto, «L'asino con la rosa in mano». Storie e immagini di animali nella letteratura italiana. II, 2015, pp. 132 con figure in bianco / nero n.t.

BIBLIOTECA DI «PARATESTO»
Cm. 17,5 x 25, bross.


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il volume rappresenta la continuazione di «Legato son, perch'io stesso mi strinsi». Storie e immagini di animali nella letteratura italiana. I, pubblicato in questa stessa collana nel 2010 da Pietro Sisto. Prosegue quindi qui la ricerca sul rapporto tra il mondo della cultura e quello della natura, e soprattutto tra i libri e gli animali. I saggi presentano particolari figure che hanno avuto un rapporto molto stretto e duraturo con il mondo della letteratura. L'opera di Plinio il Vecchio, per esempio, ha trasferito il valore simbolico, metaforico e magico-religioso di numerose specie animali (cicogna, cavallo, orso, salamandra) nell'Umanesimo e nel Rinascimento, soprattutto nella trattatistica delle imprese e degli emblemi. Il legame che intercorre tra il Carnevale e il maiale, più volte oggetto di riflessione e analisi da parte di antropologi e demologi, è di nuovo studiato e approfondito: insieme all'orso, al tacchino e all'asino, il maiale spesso veniva chiamato a vestire i panni del re della festa nei momenti più chiassosi e nei riti conclusivi, come quelli del testamento e della condanna-uccisione. Nel mondo poetico di Angelo Poliziano si ritrova l'immagine positiva dell'ape e quella negativa della scimmia, dei pappagalli e delle remore. Infine l'asino e l'elefante: il primo, che racchiude in sé motivi contraddittori (cocciutaggine e mansuetudine, ignoranza e saggezza, umiltà e regalità), occupa una posizione di rilievo nella tradizione letteraria; viene qui analizzato in particolar modo il carattere satirico e burlesco di testi che utilizzano la sua immagine per condannare o irridere il potere. Il secondo ha esercitato anch'esso un grande fascino su scrittori e poeti per le grandi dimensioni, per il carattere esotico e favoloso nonché per un'antica e consolidata tradizione che gli ha attribuito caratteristiche positive, se non vere e proprie virtù che, sulla base di osservazioni pliniane, riguardavano la sua 'umanità'.

Sommario: La Naturalis historia di Plinio nella trattatistica delle imprese e degli emblemi; Sulle ali della tradizione. Storie e immagini di uccelli tra antichi e moderni; Il corpo del porco nel "carnevale" della letteratura; Api, scimmie, pappagalli e rinoceronti. Angelo Poliziano tra classicismo ed "esotismo"; La "maschera"•dell'asino e i calci al potere. Da Giovanni Pontano a Giordano Bruno; «Io son di que' ghiotti, a' quali il grillo è cibo dilicato». Animali e uomini nell'opera di Giuseppe Battista; «Festina lente». Fortuna di un motto e di un'immagine tra Rinascimento e modernità; Lo zoo di carta delle Accademie italiane; «La terrifica belva che barrisce». L'elefante tra letteratura ed iconografia: dalla carta al web.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17,5 x 25. Legatura in brossura pesante in cartone Murillo Fabriano blu scuro con impressioni in oro; sovraccoperta in cartoncino Ingres Fabriano avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 42.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-758-7
ISSN: 1828-8693
SKU: 3004

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2 - Lucilla Bonavita, Luigi Pirandello e Orazio Costa. Gli inediti dell'Archivio Costa nell'esperienza del Piccolo Teatro di Roma (1948-1954), 2015, pp. 140 con figure in bianco / nero n.t.

STUDI & TESTI Collana diretta da Rino Caputo
Cm. 17,5 x 25, bross


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Varcata la soglia del secondo millennio, ci accorgiamo che la memoria di Orazio Costa è viva e foriera di profondi insegnamenti, umani e culturali, che hanno segnato la storia della cultura italiana della seconda metà del Novecento. La passione teatrale di Orazio Costa, padre della regia italiana, è intimamente legata alla sua formazione filologica che fa di lui un personaggio di grande erudizione poiché ha sempre considerato la letteratura e il teatro come un mezzo di elevazione etica e spirituale. Il volume che si presenta, oltre ad effettuare un'analisi storica degli avvenimenti che caratterizzarono l'esperienza del Piccolo Teatro di Roma di cui il regista fu "padre fondatore", analizza le rappresentazioni pirandelliane realizzate durante tale esperienza: l'originalità della ricerca è costituita da una ricostruzione filologica e documentaristica del testo dei Sei personaggi in cerca d'autore con modifiche e note inedite di Costa, con lo scopo di portare in luce le cause della inaspettata reazione che la rappresentazione del 1948 scatenò nel pubblico e nella critica. Dal punto di vista filologico, le cause sono acutamente individuate nel fatto che Costa fece riferimento all'edizione del 1921, che poneva maggiormente l'accento sulla realtà dei personaggi, e non a quella del 1925, sulla quale sia il pubblico che la critica avevano forgiato il loro gusto. La rappresentazione Così è se vi pare costituì un'altra opera fondamentale della quale l'Autrice pone in evidenza le differenze e le novità rispetto al testo pirandelliano. Infine, al di fuori dei parametri storici del Piccolo Teatro di Roma, viene analizzata la rappresentazione de La Favola del Figlio cambiato, che Orazio Costa considerò sempre la più importante per le novità legate al linguaggio scenico nel quale è costante il dialogo tra i linguaggi di arti diverse. (Dalla Prefazione)

Sommario: Salvatore Bancheri, Prefazione. Marco Giorgetti, Introduzione. Premessa; Tavola delle abbreviazioni. Capitolo I. La cornice degli inediti: Orazio Costa 'padre fondatore' del Piccolo Teatro di Roma (1948-1954): 1. Il Piccolo Teatro di Roma: l'esperienza più matura della creatività di Costa; 2. La Presentazione di Orazio Costa, atto programmatico del Piccolo di Roma. Capitolo II. I Sei personaggi in cerca d'autore: tra Pirandello e Costa: 1. I Sei personaggi in cerca d'autore: spettacolo simbolo del modo di intendere e di vivere il teatro; 2. Pirandello-Costa: una dialettica della critica teatrale tra realtà e finzione; 3. Il testo inedito: operazioni filologiche di riscrittura. Capitolo III. Pirandello e Costa in Cosi è (se vi pare): 1. Alcune note di regia; 2. Cosi è… "a cura" di Orazio Costa. Capitolo IV. Oltre l'esperienza del Piccolo Teatro di Roma: 1. La favola del Figlio cambiato: la rappresentazione più importante di Orazio Costa; 2. Le modifiche al testo pirandelliano. Conclusioni. Appendice documentaria. Bibliografia specifica. Bibliografia generale. Recensioni.

Composto in carattere Old Style Serra.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Tiziano Fabriano nebbia con stampa a un colore.

Brossura / Paperback: Euro 34.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-769-3
ISSN:
SKU: 3002

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Fabio Dessena, Nuraghe Tratalias. Un osservatorio per l'analisi delle relazioni tra indigeni e Fenici nel Sulcis, Supplemento alla «Rivista di studi fenici», XLI (2013), 2015, pp. 180 con figure in bianco / nero n.t.

SUPPLEMENTI ALLA «RIVISTA DI STUDI FENICI» a cura del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Istituto di studi sul Mediterraneo antico, Fondata da Sabatino Moscati Cm. 20 x 28, bross

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il Nuraghe Tratalias, non lontano da Carbonia, è posto ad un'altezza di 86 m s.l.m. e domina isolato nella pianura, con amplissima visuale in ogni direzione. La località, proprio per queste caratteristiche, è stata eletta quale sede per l'impianto di una postazione militare, di due silos dell'acquedotto e di una vedetta antincendio, a dispetto dell'esistenza di un edificio nuragico complesso e relativamente ben conservato. Al fine poi di facilitare l'accesso alla sommità del rialzo collinare è stato anche tracciato uno stradello carrabile, tagliando parte del fianco meridionale del rilievo. Sono così state pesantemente danneggiate alcune strutture murarie pertinenti ad un abitato. Dalle azioni di sconvolgimento e rimestamento dei depositi stratigrafici relativi a quelle unità murarie derivano gli abbondanti frammenti ceramici di matrice fenicia e fenicio-indigena che sono oggetto di questo studio. Il volume, partendo dalla restituzione grafica e dalla catalogazione dei frammenti, analizza il loro inquadramento culturale, morfo-tipologico e cronologico. Ampliando poi l'analisi al distretto territoriale, imperniato sul Nuraghe Tratalias e sul vicino complesso fortificato di Sirimagus, viene messa in evidenza la centralità del bacino idrografico del Rio Palmas e dei suoi principali affluenti, già indicati dalle fonti cartografiche e storiche come sede di un porto fluviale collettore delle risorse e dei prodotti del territorio. L'autore discute infine le potenzialità economiche e la posizione strategica del comparto territoriale Sirimagus-Tratalias, posto al centro del comprensorio del Sulcis e capace di assicurare le comunicazioni e gli spostamenti di risorse, beni, prodotti e uomini fra i vari distretti e i principali stanziamenti della sub-regione sulcitana. Particolare risalto è dato all'industria metallurgica, alla policoltura specializzata e alle attività commerciali transmarine, che consentono di considerare la cuspide sud-occidentale della Sardegna come un territorio in cui fu attuata una vera e propria strategia di popolamento e di sfruttamento integrato delle risorse territoriali, pienamente inserito nelle reti di scambio commerciale e culturale che interessarono il Mediterraneo fra l'VIII e il VI sec. a.C.

Sommario: P. Bernardini, S. F. Bondì, M. Botto, Prefazione. Introduzione. Capitolo primo: Paesaggi sulcitani dell'Età del ferro (IX-VI sec. a.C.): I. 1 Premessa; I. 2 . La bronzistica figurata; I. 3. La Grotta Pirosu di Su Benatzu di Santadi; I. 4. Il tempio a pozzo di Tattinu di Nuxis; I. 5. Lucerne; I. 6. Brocche askoidi; I. 7. Ceramiche di tradizione nuragica e produzioni ibride: I. 7. 1. Sulky; I. 7. 2. San Vittorio di Carloforte e San Giorgio di Portoscuso; I. 7. 3. Monte Sirai; I. 7. 4. Pani Loriga; I. 7. 5. Bithia; I. 7. 6. La fortezza del Nuraghe Sirai; I. 7. 7. Nuraghe Meurras di Tratalias. I. 8. Crabonaxia di San Giovanni Suergiu; I. 9. Craminalana di San Giovanni Suergiu; I. 10. Su Niu 'e Su Crobu di Sant'Antioco; I. 11. Le acquisizioni delle indagini topografiche di superficie; I. 12. Conclusioni. Capitolo secondo: Il nuraghe Tratalias. Territorio ed economia. Capitolo terzo: Il nuraghe Tratalias. I materiali ceramici provenienti dalle ricognizioni di superficie: III. 1. Anfore "tipo Sant'Imbenia", "sardo-levantine" o "sardo-fenicie": III. 1. 1. Archetipi, modelli, prototipi; III. 1. 2. Sardegna centro nord-orientale; III. 1. 3. Sardegna centro-occidentale; III. 1. 4. Sardegna sud-occidentale; III. 1. 5. Sardegna nord-occidentale; III. 1. 6. Contesti extra-insulari; III. 1. 7. Nuraghe Tratalias. III. 2. Anfore dei Tipi Ramon T-2.1.1.2. e T-1.4.2.1.: III. 2. 1. Tipo Ramon T-2.1.1.2.: III. 2. 1. 1. Nuraghe Tratalias. III. 2. 2. Tipo Ramon T-1.4.2.1.: III. 2. 2. 1. Nuraghe Tratalias; III. 3. Brocche con bocca bilobata: III. 3. 1. Nuraghe Tratalias. III. 4. Piatti: III. 4. 1. Piatti con orlo estroflesso: III. 4. 1. 1. Nuraghe Tratalias. III. 4. 2. Piatti "ombelicati" con fondo umbonato: III. 4. 2. 1. Nuraghe Tratalias. III. 5. Adattamenti di forme vascolari greche: gli skyphoi fenici; III. 6. Supporto bitroncoconico "a clessidra"; III. 7. Bacini a calotta con orlo ingrossato e pendulo; III. 8. Kylix di tipo Vallet-Villard B2/Boldrini IV; III. 9. Brocca Askoide; III. 10. Skyphos attico o euboico atticizzante Middle Geometric II. Capitolo quarto: Conclusioni. Elenco delle abbreviazioni bibliografiche.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu Navy con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 285.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-786-0
ISSN: 0390-3877
SKU: 3000

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XL - Tommaso Campanella, Libro apologetico contro gli avversari dell'Istituto delle Scuole Pie. Liber apologeticus contra impugnantes Institutum Scholarum Piarum, a cura di Maurizio Erto, 2015, pp. 80 con 2 figure in bianco / nero n.t.

SUPPLEMENTI DI «BRUNIANA & CAMPANELLIANA» Diretta da Eugenio Canone, Germana Ernst, MATERIALI 8
Cm. 17,5 x 24,8


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Fino al secolo scorso l'esistenza di uno scritto di Tommaso Campanella in difesa delle Scuole Pie era nota solo attraverso due notizie indirette: l'una contenuta nel Syntagma de libris propriis, l'altra in una lettera di tale Giovan Battista Costantini a Giuseppe Calasanzio, fondatore dell'Istituto e dell'Ordine dei Chierici Regolari delle Scuole Pie o Scolopi. Composta tra il 1631 e il 1632, l'Apologia pro Scholis Piis non ebbe mai un'edizione a stampa e dovette circolare in un numero esiguo di copie, finendo più tardi nella lista di scritti perduti o irreperibili del frate calabrese. Solo nel 1932 l'allora Procuratore Generale delle Scuole Pie, L. Picanyol, rinvenne nell'Archivio Provinciale del collegio scolopico di Carcare (Liguria) un manoscritto non originale dell'opera, recante il titolo di Liber apologeticus contra impugnantes Institutum Scholarum Piarum, che resta ancora oggi l'unico esemplare superstite. Il testo suscitò da subito grande interesse tra gli studiosi, sia perché contribuiva a far luce su un periodo allora poco conosciuto della vita di Campanella (gli anni trascorsi a Roma dopo la prigionia napoletana), sia perché forniva diretta testimonianza sul soccorso da lui prestato a un istituto controriformistico che lo storico Ludwig von Pastor definirà «la prima scuola pubblica popolare gratuita d'Europa». L'opuscolo in difesa delle Scuole Pie testimonia non soltanto l'interesse con cui Campanella guardò a quella fioritura di esperienze scolastiche, legate a congregazioni e ordini religiosi che tra il XVI e il XVII secolo posero le basi pedagogiche del moderno sistema di istruzione; ma anche il tentativo compiuto dal frate calabrese di trovare una propria collocazione in un settore culturale allora in pieno fermento e foriero di sviluppi: gli Scolopi rivolgevano la propria missione educativa prevalentemente alle classi più povere e marginali e avevano un atteggiamento di apertura nei confronti delle correnti scientifiche contemporanee, proponendo un modello culturale alternativo rispetto a quello dei Gesuiti, più saldamente legati all'autorità dogmatica della Curia romana. Basato sullo schema dialettico della quaestio o disputatio, tipico dei trattati della Scolastica, il Liber apologeticus si presenta come una sorta di memoriale di difesa delle Scuole Pie articolato in due capitoli, ciascuno indirizzato a una diversa categoria di avversari, rispettivamente i «politici» e i «religiosi». All'inizio, sono passati in rassegna gli argomenti a sostegno dell'accusa e i testi autoritativi che sembrano avallarli; quindi viene sinteticamente formulata la tesi difensiva, basata su argomenti opposti ma suffragati da testi di pari autorità; infine sono confutate punto per punto le tesi avversarie. Il volume presenta il testo latino e una nuova traduzione del curatore, con ampia introduzione e apparato di note. L'apparato critico al testo latino registra tutte le differenze rispetto al manoscritto e al testo delle precedenti edizioni.

Sommario: Maurizio Erto, Introduzione. Nota al testo. Libro apologetico contro gli avversari dell'Istituto delle Scuole Pie; Liber apologeticus contra impugnantes Institutum Scholarum Piarum. Abbreviazioni e sigle.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17,5 x 24,8; Legatura in brossura con copertina in cartone Vergatona Magnani avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 28.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-796-9
ISSN: 1127-6045
SKU: 2998

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I giovani per Bruno Gentili, a cura di Emanuele Lelli, 2015, pp. 176 (anno XVI, 2014)

APPUNTI ROMANI DI FILOLOGIA · FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

«Poco più di un anno fa ci ha lasciato Bruno Gentili, che quest'anno avrebbe compiuto cento anni. Una vita lunghissima, la sua, una vita che ha abbracciato più di quattro generazioni di studiosi, una vita che gli ha fatto vedere le lezioni di Ettore Romagnoli e i risultati delle interrogazioni digitali del Thesaurus. Bruno Gentili è stato, per chi scrive, il più grande grecista italiano del Novecento. Con la sua caparbia impostazione culturale – non solo metodologica – ha rivoluzionato il modo di leggere i classici. Ha formato, per oltre settanta anni, generazioni e generazioni di studiosi: attraverso i suoi scritti, ma soprattutto attraverso le sue appassionate frequentazioni. Questa sua umanità, un'umanità vera, a tutto tondo, è il lascito maggiore che Gentili ci ha offerto. Perché la sua instancabile voglia di incontrare l'uomo, soprattutto i giovani, è stato il modo con cui ha voluto dimostrarci, nei fatti, che la cultura antica è sempre viva, è sempre utile, è sempre insostituibile. Gentili apprezzò subito gli «Appunti Romani di Filologia», una rivista che il suo stesso editore promuoveva: altro segno di grandissima disponibilità e apertura verso i giovani. Gli «Appunti Romani», dunque non potevano non dedicare un'iniziativa per ricordare chi ha fatto così tanto per i giovani studiosi del mondo antico, italiani e non solo. In questo numero offriamo al Professore undici studi sul mondo antico, in particolare su temi a lui cari per tutta una vita». (Dalla Premessa)

Sommario: Premessa. Tabula in memoriam. Emanuele Lelli, Demofilologia; Francesca Biondi, Due proposte per l'interpretazione di Schol. Hom. Od. 5, 459; Oretta Olivieri, Un esempio di strategia compositiva nella narrazione mitica del Peana 2 (= fr. 52b) di Pindaro per Abdera; Giampaolo Galvani, Casi discussi di responsione libera nei giambi lirici di Eschilo; Giorgia Parlato, Semantica metrica nella parodo dell'Ippolito di Euripide: un male insondabile, un esito rassicurante; Paolo Santé, Tre correzioni o integrazioni agli apparati testuali dello Ione di Euripide; Giovanna Pace, Le parti della tragedia nella teoria post-aristotelica; Giacomo Piva, Osservazioni sul testo del fr. 142 K.-A. di Ferecrate; Adelaide Fongoni, Influenze del 'Nuovo Ditirambo' sull'elegia di V-IV secolo a.C.: Ion fr. 1 Gent.-Pr. (= 89 Leurini); Francesco G. Giannachi, Un nuovo manoscritto del De metris di Giovanni Tzetzes: Schøyen ms. 1660; Eugenio Murrali, Elettra o la caduta delle maschere di Marguerite Yourcenar. Riscrivere il Mito, riflettere la Storia; Emanuele Lelli, Il mio Bruno Gentili.

Composto in carattere Dante Monotype.
Cm 17 x 24. Legatura in brossura con copertina in cartone pesante Murillo Fabriano beige con stampa a due colori; sovraccoperta in cartoncino Palatina Fabriano bianco con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 75.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-791-4
ISSN: 1129-3764
SKU: 2996

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Giuseppe Toniolo. Economia sociale, diritti, cooperazione, a cura di Marco Bianchini e Fiorenza Manzalini, 2015, pp. 196 (anno XXII/2, 2014)

IL PENSIERO ECONOMICO ITALIANO · FASCICOLI MONOGRAFICI

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Questo numero monografico de «Il pensiero economico italiano» è dedicato a Giuseppe Toniolo. Forse il più noto e influente economista nella storia del movimento cattolico italiano, egli, come si evidenzia nell'Introduzione di Marco Bianchini, fu portatore di una visione 'sostanziale' dell'economia, dalle lontane e profonde radici. I primi due saggi della raccolta sono opera di Paolo Pecorari. Essi contengono una biografia e una bibliografia aggiornate per l'occasione. Seguono, nell'ordine, quattro lavori (Piero Barucci, Alice Martini e Luca Spataro, Angelo Moioli, Luca Sandonà) che illustrano, sotto diverse prospettive, elementi di continuità e di persistente vitalità nella testimonianza dell'economista trevigiano. I tre successivi contributi (Pierluigi Consorti, Giovanni Michelagnoli e Fabrizio Simon, Giovanni Gregorini) approfondiscono momenti di un'assidua militanza come «animatore politico e sociale rigorosamente fedele alla gerarchia ecclesiastica». La rassegna si chiude con un saggio di Fiorenza Manzalini sulla bibliografia primaria di Toniolo. Gli scritti che qui si pubblicano sono stati approntati a seguito delle 'Giornate di studio' svoltesi a Pisa il 29 e 30 novembre 2013. Essi intendono fornire qualche basilare riferimento a chi desideri avvicinarsi alla figura di Toniolo in termini non semplicemente agiografici.
br> Sommario: Giuseppe Toniolo. Economia sociale, diritti, cooperazione, A cura di Marco Bianchini e Fiorenza Manzalini: Marco Bianchini, Introduzione. L'economia sostanziale di Giuseppe Toniolo; Paolo Pecorari, Profilo di Giuseppe Toniolo; Paolo Pecorari, Giuseppe Toniolo: bilancio bibliografico; Piero Barucci, Ripensare oggi Giuseppe Toniolo; Alice Martini, Luca Spataro, Modernità del pensiero di Giuseppe Toniolo: l'economia sociale fondata sul principio di sussidiarietà; Angelo Moioli, Alla scuola di Giuseppe Toniolo con Jacopo Mazzei e Amintore Fanfani; Luca Sandonà, Toniolo negli scritti di Sturzo; Pierluigi Consorti, Toniolo e l'Istituto di diritto internazionale per la pace; Giovanni Michelagnoli, Fabrizio Simon, Da Pistoia a Palermo. Giuseppe Toniolo e l'avvio della 'Settimana sociale dei cattolici italiani'; Giovanni Gregorini, Il lavoro tra disimpiego e tutela: Giuseppe Toniolo e la Settimana sociale di Brescia (6-13 settembre 1908); Fiorenza Manzalini, La bibliografia primaria di Giuseppe Toniolo: 'Un cantiere ancora aperto'. Gli autori di questo numero.

Composto in carattere Dante Monotype.
Cm 16 x 23,5. Legatura in brossura con copertina in cartone pesante Murillo Fabriano bianco con stampa a due colori e plastificazione lucida; sovraccoperta in cartoncino Palatina Fabriano avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 95.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-768-6
ISSN: 1122-8784
SKU: 2994

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