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Gli Umbri in età preromana. Atti del XXVII Convegno di studi etruschi ed italici, Perugia, Gubbio, Urbino, 27-31 ottobre 2009, 2014, pp. 616, 94 figure, CVII tavole, 6 grafici e 10 tabelle in bianco/nero n.t.

ATTI DI CONVEGNI A cura dell'Istituto Nazionale di Studi Etruschi ed Italici Diretta da Giovannangelo Camporeale
Cm. 19 x 27


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il panorama dell'Italia antica nell'arco dell'ultimo millennio a.C., in quanto a testimonianze, non è omogeneo: da una parte il mondo romano, con un'ampia ricchezza di fonti storiografiche, letterarie, epigrafiche, archeologiche; dall'altra il mondo dei vari ethne preromani, con fonti letterarie e storiografiche mancanti o comunque non pervenute, con fonti epigrafiche poche e spesso resistenti ai tentativi ermeneutici, con fonti archeologiche il più delle volte poco conosciute. Oggi però le indagini sul terreno e la messe di materiali restituiti dalla ricerca archeologica, gli studi su questi materiali, le speculazioni in campo epigrafico-linguistico e storiografico propongono un quadro etnico-culturale dell'Italia preromana dell'ultimo millennio a.C., cioè del periodo in cui nascono e si sviluppano i vari popoli italici, sempre più ricco di nuovi dati e di suggestioni. Fra questi popoli, gli Umbri ebbero una chiara coscienza della loro individualità etnico-culturale. A questo riguardo un indizio probante ci viene dalla cerimonia di lustrazione del popolo di Gubbio, descritta nelle tavole iguvine: qui gli stranieri e in particolare coloro che appartenevano al «nome etrusco, naharco e iapusco» sono banditi e addirittura maledetti. Si tratta di tre popoli geograficamente vicini agli Umbri, popoli che erano sentiti come diversi. Ciò indirettamente significa che gli antichi Umbri erano pienamente coscienti della propria identità sul piano etnico-culturale. Il convegno che qui si presenta, incentrato sul loro studio, presenta numerose relazioni e comunicazioni che affrontano da vari settori disciplinari (storico, linguistico, epigrafico, archeologico) la storia in periodo preromano di questo popolo, cercando di ricostruire un quadro dell'Umbria antica il più vicino possibile alla realtà storica ed, eventualmente, di schiudere nuove prospettive di ricerca.

Sommario: Elenco degli iscritti e dei partecipanti. Prima giornata di lavori: Seduta pomeridiana del 27 ottobre 2009: Giovannangelo Camporeale, Il XXVII Convegno di studi etruschi e italici: gli Umbri in età preromana; Gianfranco Maddoli, Gli Umbri nella storiografia greca; Dominique Briquel, Un grande popolo nella storia della primitiva Italia: osservazioni sull'immagine degli Umbri nella letteratura antica; Simone Sisani, Gli Umbri di Nicola Damasceno: (pan)umbricità e (pan)sabinità nella prospettiva etnografica antica; Brian B. Shefton, Bronze oinochoai from Trestina (Umbria): "Rhodian", Laconian and Italic. Reflections on their importance. Seconda giornata di lavori: Seduta antimeridiana del 28 ottobre 2009: Roberto Macellari, Gli Umbri a nord degli Appennini; Francesco Roncalli, Argo in Umbria; Dorica Manconi, Gubbio, Todi, Spoleto, Spello: realtà umbre a confronto; Filiberto Chilleri, Sandra Mainardi, Dorica Manconi, Lo studio antropologico e paleopatologico degli scheletri provenienti dalla necropoli di San Biagio – via Ubaldi – in Gubbio (PG); Elsa Pacciani, Irene Baldi, Silvia Gori, Dorica Manconi, Una famiglia di immigrati? I resti umani dallo scavo di Todi, via Orvietana; Hovirag Lancioni, Giulia Peruzzi, Nora Babudri, Laura Bonomi Ponzi, Fausto Panara, Alessandro Achilli, La storia e le radici genetiche del cuore dell'Italia: la prospettiva fornita dalla prima analisi mitocondriale delle popolazioni umbre. Seduta pomeridiana del 28 ottobre 2009: Laura Bonomi Ponzi, L'evoluzione del sistema insediativo umbro dalle origini alla conquista romana; Monica Miari, Nuovi rinvenimenti riguardo alla presenza umbra in Romagna; Gianluca Tagliamonte, Gli Umbri e la guerra; Armando Cherici, Spigolature umbre. Terza giornata di lavori: Seduta antimeridiana del 29 ottobre 2009: Stefano Bruni, Un gruppo volterrano a Todi?; Elisabetta Mangani, Norcia nella prima età del Ferro; Nicola Bruni, Liliana Costamagna, Francesco Giorgi, La necropoli umbra di Spoleto: nuovi rinvenimenti 2008-2009; Claudia Giontella, Le occorrenze di ceramica etrusco-corinzia nel distretto ternano ed in altri dell'Umbria preromana; Marina Micozzi, I corredi di Gualdo Tadino nel Museo di Villa Giulia; Laura Ambrosini, Le fiaschette ellenistiche in lamina di bronzo con decorazione a sbalzo: l'esemplare con iscrizione umbra dalla tomba 10 di Portonaccio a Spello. Seduta pomeridiana del 29 ottobre 2009: Adriano Maggiani, Andrea Nardo, Le città umbre e la scrittura; Petra Amann, Il corpus delle iscrizioni minori in lingua umbra a confronto con le restanti zone centro-italiche; Luciano Agostiniani, Iscrizioni umbre su metallo. Aspetti tecnici e altri; Augusto Ancillotti, Alcuni tratti del paleoumbro. Quarta giornata di lavori: Seduta antimeridiana del 30 ottobre 2009: Maria Pia Marchese, Umbro *fesna, osco fíísnú e il campo lessicale correlato; Luana Cenciaioli, Gubbio. Il sepolcreto di via dei Consoli, con schede di Francesca Germini. Seduta pomeridiana del 30 ottobre 2009: Elena Triantafillis, Su alcuni connettivi nelle Tavole Iguvine; Luca Rigobianco, Il neutro plurale nella varietà delle Tavole Iguvine tra femminile singolare e maschile plurale; Davide Bertocci, Per una grammatica dell'umbro delle Tavole di Gubbio: tra testo e grammatica. Riflessioni di metodo e un caso di studio nella morfologia del verbo; Simon Stoddart, Alice Stevenson, Lucilla Burn, Nuova luce sul Gubbio project. Quinta giornata di lavori: Seduta antimeridiana del 31 ottobre 2009: Giuliano de Marinis, Le Marche interne fra il V secolo a.C. e la romanizzazione; Cristina Chiaramonte Treré, Umbri di Plestia e Piceni di Campovalano: 'costumi' funerari a confronto; Nicoletta Frapiccini, Bronzetti di produzione umbra nelle Marche.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone in Murillo Fabriano blu con impressioni in oro o legatura in tela. Sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano avana con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 1295.00     Acquista / Buy

Rilegato / Hardback: Euro 1895.00
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ISBN: 978-88-6227-586-6
ISBN Rilegato: 978-88-6227-587-3
ISSN:
SKU: 2936

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1 - Andrew Barker, Ancient Greek Writers on their Musical Past. Studies in Greek Musical Historiography, 2014, pp. 120

SYNCRISIS Biblioteca di studi e ricerche sull'antichità classica Diretta da Antonietta Gostoli
Cm 17,5 x 25, brossura


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

There is no genre of ancient Greek or Latin literature in which there are no allusions to music, and specifically to music of times earlier than that of the writers themselves. Even when such references occur among the witticisms of a comic dramatist or the allegories of a Christian theologian, they all represent themselves, at least in part, as records of historical facts. But not all the statements about music which we find in this enormous collection of texts are equally reliable; it may be very difficult to identify the evidence on which the authors themselves were relying, and to pick out the route by which it was transmitted to them down through the centuries, at any stage of which distortions may have been introduced into the tradition. This book makes no attempt to consider the whole range of Greek music-historical writings, but it is a preliminary foray into this area, which deserves much closer and more sustained attention. It is devoted to a selection of works written in the 5th and 4th centuries BC, most of which survive only in fragmentary form, as quotations and paraphrases in a text dating from the Roman imperial era, the De musica insecurely attributed to Plutarch. The author examines some of the peculiarities of the De musica and then he moves forward into the Hellenistic period, discussing a number of fragmentary sources which again are mostly preserved in a later text, this time the Deipnosophistai of Athenaeus. At the end, after a few comments on Athenaeus' treatment of certain pieces of lyric poetry, the book deals with musical allusions in comic drama of the 5th and 4th centuries.

Non esiste genere della letteratura antica, greca o latina, in cui non ci siano allusioni alla musica, e in particolare alla musica di periodi precedenti rispetto a quelli degli scrittori stessi. Anche quando tali riferimenti compaiono tra le arguzie di un drammaturgo comico o le allegorie di un teologo cristiano, tutti vengono definiti, almeno in parte, registrazioni di fatti storici. Ma non tutte le citazioni sulla musica che troviamo in questa enorme collezione di testi sono ugualmente affidabili; può essere molto difficile individuare gli elementi su cui gli stessi autori si basano e decidere il percorso con cui le citazioni sono state trasmesse attraverso i secoli, percorso che, in qualsiasi momento, potrebbe aver subito delle distorsioni. Questo libro non prende in considerazione l'intera produzione di testi greci storico-musicali, ma rappresenta un primo tentativo di studio di questo argomento, che merita un'attenzione più attenta e più grande. Esso presenta una selezione di opere scritte nel 5° e 4° secolo a.C., la maggior parte delle quali sopravvive solo in forma frammentaria, cioè come citazioni e parafrasi, in un testo di epoca imperiale romana, il De musica, attribuito, non con certezza, a Plutarco. L'autore esamina alcune delle peculiarità del De musica, per poi spostarsi avanti, nel periodo ellenistico, discutendo una serie di fonti frammentarie che ancora una volta sono per lo più conservate in un testo più tardo, questa volta il Deipnosophistai di Ateneo. Infine, dopo alcune osservazioni sul modo in cui Ateneo presenta alcuni brani di poesia lirica, il libro si occupa delle indicazioni musicali nel dramma comico del 5° e 4° secolo.

Contents: Acknowledgements. Introduction. 1. Musical History in the Pseudo-Plutarchan De Musica; 2. Heraclides of Pontus and Glaucus of Rhegium; 3. Musical Historiography, 430-330 BC: Glaucus (Revisited), Hellanicus, Ephorus; 4. Aristoxenus; 5. Musical Historians of the Hellenistic Period; 6. Comic Dramatists and the Construction of Greek Musical History; 7. Conclusions. Bibliography of Cited Works. Index of Names.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro; sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano avorio con stampa a un colore.

Brossura / Paperback: Euro 36.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-689-4
ISSN:
SKU: 2932

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1 - Philoxeni Cytherii Testimonia et Fragmenta, collegit et edidit Adelaide Fongoni, 2014, pp. 140

DITHYRAMBOGRAPHI GRAECI Diretta da Antonietta Gostoli
Cm 17,5 x 25, brossura


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Negli ultimi anni si è assistito ad una rinnovata attenzione della critica verso il 'Nuovo Ditirambo', movimento poetico-musicale che si sviluppò ad Atene tra il V e il IV secolo a.C. Lo dimostrano la pubblicazione di numerosi saggi sui diversi aspetti della nuova poetica e l'organizzazione di frequenti seminari sull'argomento. In questo volume, Filosseno di Citera, vissuto fra gli ultimi decenni del V e l'inizio del IV secolo a.C., è stato fatto oggetto di un'indagine complessiva, data la sua centralità nel quadro dell'intero movimento, la notorietà di cui godette e la fortissima influenza che le sue innovazioni hanno avuto sulla letteratura greca contemporanea e posteriore. In particolare il Ciclope, ditirambo al quale è legata la sua fama, rievocante l'avventura di Odisseo, divenne una sorta di 'classico', in quanto anticlassico. Il volume offre, per la prima volta raccolte insieme, tutte le testimonianze antiche relative alla sua vita e all'attività poetico-musicale, insieme ai frammenti superstiti dell'opera accompagnati da traduzione e commento e preceduti da ampia introduzione.

Sommario: Premessa. Introduzione: Cronologia e vita: Patria e schiavitù; Soggiorno alla corte di Dionisio I di Siracusa e prigionia nelle latomie; Filosseno e Platone. Aforismi e proverbi. Filosseno opsophagos: Filosseno di Citera e Filosseno di Leucade. Attività e innovazioni poetico-musicali: Il nuovo ditirambo; Armonie e ritmi; Il Chirone di Ferecrate; Filosseno contrapposto a Pindaro; Educazione e musica: terza katastasis musicale? Giudizi degli antichi e fortuna: Il Tritagonistes di Antifane. Librorum conspectus: Editiones; Dissertationes; Breviata. Siglorum explicatio. Testimonia vitae atque artis. Philoxeni fragmenta. Comparatio numerorum. Commento ai frammenti. Index auctorum. Index verborum.

Composto in carattere Garamond Serra.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro; sovraccoperta in cartoncino Tiziano salvia con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 52.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-720-4
ISSN:
SKU: 2930

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2 - Gabriella Barbieri, Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, Polychrome Rock Architectures. Problems of Colour Preservation in the Etruscan Necropolis of Sovana, 2013, pp. 136 con figure in bicromia e a colori n.t. e 1 tavola pieghevole f.t.

SCIENCE AND TECHNOLOGY FOR CULTURAL HERITAGE · PAPERS Diretta da Stefano Bruni
Cm. 20,5 x 29,5


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

The funerary architecture in tuff of the necropolis of Sovana and the surrounding area has been considered archaeological evidence of great importance ever since the 19th century, when it never failed to arouse the admiring interest of English travelers, who first understood the importance of documenting what appeared before their eyes. In a sense sharing the same awe of these early visitors, reading the articles of this volume reveals a completely new vision of these ruins, which now, thanks to timely and careful analytical work and study, we can imagine with a wealth of colour that until recently was almost unknown for these monuments. Though blending today with the natural surroundings thanks to the colour of the tuff, they once appeared visible at a great distance thanks to their bright decorations. Therefore it is essential to promote campaigns of documentation to enable us, armed with new technologies of analysis and mapping, a thorough understanding of these contexts and their criticality. This need was the starting point for the work presented here, fruit of a joint plan between the State and the Region of Tuscany, as part of a project to assess the state of preservation of our open-air archaeological heritage in Pitigliano, Sorano and Castell'Azzara. The fortunate discovery in 2004 of the Demoni Alati tomb, unusually displaying abundant traces of painted decoration on the surfaces, has refocused the attention of scholars on the topic of Etruscan polychrome sculpture and painting, today only rarely the subject of systematic and comprehensive articles. The multidisciplinary approach to analyze paint film samples allowed the Authors to create analytical charts for each tomb and to draw significant conclusions about details of the decorative painting techniques, raw materials and binders used as well as the tastes and the trends followed by Etruscan architects and decorators. This allowed the reconstruction of the evolution of the techniques over the centuries and the functional relationship between them and the surfaces to be decorated.

L'architettura funeraria in tufo della necropoli di Sovana e della zona circostante è stata considerata una testimonianza archeologica di grande importanza fin dal diciannovesimo secolo, quando non mancava mai di suscitare l'interesse ammirato dei viaggiatori inglesi, che per primi compresero l'importanza di documentare ciò che appariva davanti ai loro occhi. Condividendo, in un certo senso, il medesimo stupore di questi primi visitatori, leggere gli articoli di questo volume fa scoprire una visione completamente nuova di queste rovine, che ora, grazie ad un lavoro e ad uno studio puntuali e approfonditi, possiamo immaginare con una ricchezza di colori quasi sconosciuta fino a poco tempo fa. Anche se oggi essi non emergono dall'ambiente circostante a causa del colore del tufo, una volta, grazie alle loro brillanti decorazioni, apparivano visibili a grande distanza. È dunque di fondamentale importanza promuovere campagne di documentazione che ci permettano, con l'ausilio delle nuove tecnologie di analisi e catalogazione, una conoscenza approfondita di questi contesti e della loro criticità. Questa necessità è stata il punto di partenza per il lavoro qui presentato, frutto di un programma congiunto tra lo Stato e la Regione Toscana, nell'ambito di un progetto per valutare lo stato di conservazione del nostro patrimonio archeologico a cielo aperto a Pitigliano, Sorano e Castell'Azzara. La fortunata scoperta nel 2004 della tomba dei Demoni Alati, che conservava abbondanti tracce di decorazione dipinta sulle superfici, ha ri-orientato l'attenzione degli studiosi sulla scultura e la pittura etrusche policrome, oggi solo raramente oggetto di articoli sistematici e completi. L'approccio multidisciplinare usato nell'analisi dei campioni di vernice ha permesso agli autori di creare grafici analitici per ogni tomba e di trarre conclusioni significative sui dettagli delle tecniche di pittura decorativa, materie prime e leganti utilizzati, così come sui gusti e le tendenze seguite da architetti e decoratori etruschi. Ciò ha consentito la ricostruzione dell'evoluzione delle tecniche nel corso dei secoli e la relazione funzionale tra loro e le superfici da decorare.

Contents: Andrea Pessina, Maria Angela Turchetti, Foreword; Gabriella Barbieri, Introduction; 1. Gabriella Barbieri, The Conservation of Polychromy in the Past and in the Present; 2. Pasquino Pallecchi, The Geomorphological Context of the Sovana Necropolis; 3. Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, Analytic Investigation to Define the Painting Technique of the Sovana Tombs; 4. Gabriella Barbieri, Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, The Painted Monuments. Catalogue: 4. 1. Ildebranda Tomb, PF13; 4. 2. Pola Tomb, PF15; 4. 3. Demoni Alati Tomb, PF29; 4. 4. Sirena Tomb, S4; 4. 5. Siena Tomb, F16; 4. 6. Tifone Tomb, PS33; 4. 7. Other Tombs: 4. 7. 1. Poggio Felceto Tomb 14, PF14; 4. 7. 2. Arethusa Tomb; 4. 7. 3. Folonia Tomb 10, F10; 4. 7. 4. Folonia Tomb 33, F33; 4. 7. 5. Poggio Stanziale Tomb 14, PS14; 4. 7. 6. Poggio Stanziale Tomb 18, PS18; 4. 7. 7. Poggio Stanziale Tomb 21, PS21; 4. 7. 8. Poggio Stanziale Tomb 23, PS23; 4. 7. 9. Poggio Stanziale Tomb 28, PS28; 4. 7. 10. Melaiolo Tomb 2, MO2; 4. 7. 11. Monte Rosello Tomb 12, MR12; Appendix. Pitigliano, San Giovanni Necropolis, Tomb 2, NSGV2; 5. Francesca Modugno, Erika Ribechini, Ugo Bartolucci, Ilaria Degano, Maria Perla Colombini, The Characterisation of Organic Binder; 6. Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, The Painting Technique; 7. Gabriella Barbieri, Colour and Architecture; 8. Gabriella Barbieri, Colour and Plastic Decoration; 9. Gabriella Barbieri, The Meaning of Colour; 10. Gabriella Barbieri, Gianna Giachi, Pasquino Pallecchi, Conclusions. References.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano gialletto con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 76.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-519-4
ISSN:
SKU: 2928

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45 - Bruno D'Andrea, I tofet del Nord Africa dall'età arcaica all'età romana (VIII sec. a. C. - II sec. d. C.). Studi archeologici, 2014, pp. 364 con figure in bianco e nero n.t. e LXXVI tavole in bianco/nero f.t.

COLLEZIONE DI STUDI FENICI A cura del Consiglio Nazionale delle Ricerche Istituto di studi sul Mediterraneo antico
Cm. 21,5 x 31,5, bross


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

In questo lavoro l'autore ricostruisce il contesto archeologico completo e particolareggiato di quei luoghi di culto tipici del mondo fenicio d'Occidente chiamati tofet e ne affronta lo studio dei culti. Si tratta di santuari a cielo aperto, che consistono principalmente in un campo di urne interrate contenenti ceneri di bambini e/o di animali accompagnate da stele o cippi votivi, a volte iscritti. La natura di questo tipo di santuario, che certamente ha le sue radici nell'area fenicia e che in Occidente è dedicato al dio Ba'al per lo più con l'epiteto di Hammon, è tuttora discusso in modo anche aspro, così come controversi sono i riti che vi erano svolti. Il lavoro di D'Andrea si concentra sui santuari individuati in Africa del Nord. Si tratta, nell'area mediterranea di cultura fenicio-punica, dei luoghi di culto più numerosi e omogenei tra di loro, che presentano inoltre un interesse specifico perché si sviluppano per un arco di tempo molto lungo – dall'VIII secolo a.C. fino all'epoca romana – con una continuità notevole e una concentrazione soprattutto in periodo recente. Una raccolta completa come questa di tutte le testimonianze archeologiche, accompagnata da una valutazione esauriente ed equilibrata, non era stata finora compiuta. L'Autore non si limita a riunire i dati, sito per sito, ma li analizza criticamente e li discute, presentando una ricostruzione dei diversi tipi di tofet, del loro sviluppo nel tempo e dei cambiamenti che presentano, coerenti seppur vari da luogo a luogo, e che investono in particolare anche i riti e i culti praticati. La corretta metodologia con la quale è condotta la ricerca, la quantità dei dati presentati e i risultati ottenuti in seguito al loro esame particolareggiato fanno di questo lavoro uno strumento prezioso per chiunque si occupi di archeologia fenicio-punica, specie per quanto riguarda la situazione complessa dei territori dell'Africa del Nord.

Sommario: Prefazione (M. G. Amadasi Guzzo). Ringraziamenti. Abbreviazioni, norme e sigle del testo. 1. Introduzione: 1.1. Obiettivi e metodologia della ricerca; 1.2. I tofet "classici"; 1.3. I tofet "tardo punici"; 1.4. Le divinità del tofet: 1.4.1. Ba'al Hammon; 1.4.2. Tinnit; 1.4.3. Le corrispondenze/sovrapposizioni di età romana: Saturno e Caelestis; 1.5. I riti dei tofet e il "panorama" sacrificale mediterraneo. Parte prima. Il territorio della provincia Africa: 2. Cartagine: introduzione storico-archeologica: 2.1. Il tofet di Salammbô: 2.1.1. Scavi: 2.1.2.-3. la fase arcaica (VIII - metà VI sec. a.C.): 2.1.2.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 1; 2.1.2.2. Estensione, limiti, strutture e installazioni del santuario; 2.1.2.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 2.1.2.4. Cronologia della fase 1; 2.1.3.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 2; 2.1.3.2. Estensione, limiti, strutture e installazioni del santuario; 2.1.3.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 2.1.3.4. Cronologia della fase 2; 2.1.4.-5. La fase punica (metà VI sec. a.C. - 146 a.C.): 2.1.4.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 3; 2.1.4.2. Estensione, limiti, strutture e installazioni del santuario; 2.1.4.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 2.1.4.4. Cronologia della fase 3; 2.1.5.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 4; 2.1.5.2. Estensione, limiti, strutture e installazioni del santuario; 2.1.5.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 2.1.5.4. Cronologia della fase 4; 2.1.5.5. La favissa Lapeyre; 2.1.5.6. La favissa (?) Sainte-Marie e le altre stele rinvenute fuori dal santuario. 2.1.6. La fase post-punica e la prima età romana: il tempio di Saturno. 3. Sousse e il Sahel: introduzione storico-archeologica: 3.1. Il tofet di Sousse: 3.1.1. Scavi: 3.1.2.-3. Scavo Cintas: la fase arcaica (VII - prima metà V sec. a.C.): 3.1.2.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: le fasi 1 e 2; 3.1.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.2.3. Cronologia delle fasi 1 e 2; 3.1.3.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 3; 3.1.3.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.3.3. Cronologia della fase 3. 3.1.4.-5. Scavo Cintas: la fase punica (seconda metà V - prima metà II sec. a. C.): 3.1.4.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 4; 3.1.4.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.4.3. Cronologia della fase 4; 3.1.5.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 5; 3.1.5.2. Strutture e installazioni; 3.1.5.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.5.4. Cronologia della fase 5. 3.1.6. Scavo Cintas: la fase tardo punica (metà II sec. a.C. - fine I sec. d.C.): 3.1.6.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 5; 3.1.6.2. Estensione e delimitazione del santuario, strutture e installazioni; 3.1.6.3. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 3.1.6.4. Cronologia della fase 6. 3.1.7. Scavo Cintas: l'età romana: 3.1.7.1. Stratigrafia e modalità di deposizione: la fase 7; 3.1.7.2. I materiali della fase 7; 3.1.7.3. Cronologia della fase 7. 3.1.8. I materiali dello scavo di P. Agostino da Reggio. 3.1.9. I materiali dello scavo di A.F. Leynaud. 3.1.10. Il culto di Saturno. 3.2. El Kénissia; 3.2.1. L'area sacra di el Kénissia: 3.2.1.1. Architettura e fasi edilizie; 3.2.1.2. Reperti e cronologia. 3.2.2. Il tofet tardo punico: 3.2.2.1. Modalità di deposizione; 3.2.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive. 3.2.3. Reperti attribuibili alla fase 3 dell'area sacra. 3.2.4. Cronologia del tofet e corrispondenze con le fasi edilizie dell'area sacra. 3.3. Menzel Harb (Uzita?): 3.3.1. L'area sacra di Menzel Harb: 3.3.1.1. Architettura, ritrovamenti e fasi edilizie; 3.3.1.2. Reperti, cronologia e modalità di deposizioni. 3.4. Sidi el-Hani/vicus Augusti: 3.4.1. L'area sacra di Sidi el-Hani: 3.4.1.1. Architettura e ritrovamenti; 3.4.1.2. Reperti e cronologia. 3.5. El Jem/Thysdrus: 3.5.1. La necropoli infantile; 3.5.2. Il cd. santuario di Tanit e Ba'al Hammon. 3.5.3. Stele e iscrizioni votive tardo puniche. 3.6. Un tofet a Botria/Acholla? 3.7. Materiali caratteristici dei tofet da altri siti della regione: 3.7.1. Aïn Battaria/Biia; 3.7.2. Bir Tlelsa; 3.7.3. Hr. Bou Chebibe; 3.7.4. Hr. Oued Laya. 3.8. Documentazione relativa al culto di Saturno. 4. Capo Bon: introduzione storico-archeologica: 4.1. Thinissut e Ksar es-Zit/Siagu: 4.1.1. Il santuario di Ba'al Hammon e Tinnit a Thinissut: 4.1.1.1. Architettura, fasi edilizie e ritrovamenti; 4.1.2. Il tofet tardo punico: 4.1.2.1. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive; 4.1.3. Cronologia del tofet e corrispondenze con le fasi edilizie dell'area sacra; 4.1.4. Reperti, iscrizioni e cronologia del tempio di fase 3; 4.1.5. La statuaria del santuario di Thinissut; 4.2. Materiali caratteristici dei tofet da altri siti della regione; 4.2.1. Aïn Tebournouk/Tubernuc; 4.2.2. Kerkouane; 4.3. Documentazione relativa al culto di Saturno. 5. La valle tra l'Oued Miliane e la Medjerda: introduzione storico-archeologica: 5.1. Hr. Kasbat/Thuburbo Maius: 5.1.1. Un tofet a Thuburbo Maius?; 5.1.2. La questione del tempio di Saturno. 5.2. Documentazione relativa al culto di Saturno. 6. Il Tell Settentrionale: introduzione storico-archeologica: 6.1. Materiali caratteristici dei tofet nei siti della regione: 6.1.1. Hr. Bou Chateur/Utica; 6.1.2. Hr. el-Faouar/Belalis Maior; 6.1.3. Mateur/oppidum Materense; 6.1.4. Tindja. 6.2. Documentazione relativa al culto di Saturno. Parte seconda. Il territorio dell'Africa nova nell'odierna Tunisia: 7. La media valle della Medjerda e il territorio compreso tra gli ouidian Khalled e Tessa: introduzione storico-archeologica: 7.1. Dougga/Thugga: 7.1.1. Il tofet tardo punico e il tempio di Saturno: 7.1.1.1. Scavi; 7.1.1.2. Architettura e fase edilizie. 7.1.2. Il tofet tardo punico: 7.1.2.1. Modalità di deposizione; 7.1.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive. 7.1.3. Reperti del tempio di Saturno; 7.1.4. Cronologia del tofet e del tempio, corrispondenze con le fasi edilizie; 7.1.5. La questione dei templi di Saturno e il rapporto con il tofet. 7.2. Téboursouk/Thubursicu Bure: 7.2.1. Le stele e le iscrizioni votive. 7.3. Hr. Thibar/Thibaris: 7.3.1. Le stele e le iscrizioni votive. 7.4. El Ghzaizya, stele e iscrizioni votive; 7.5. Hammam Darraji/Bulla Regia: 7.5.1. Le stele e le iscrizioni votive; 7.6. Chimtou/Simitthus: 7.6.1. le stele e le iscrizioni votive; 7.6.2. I rilievi votivi scolpiti nella roccia; 7.6.3. I culti della collina sacra: il santuario di Ba'al e il tempio di Saturno. 7.7. Sidi Ali Bel Kassem/Thuburnica: 7.7.1. L'area sacra di Thuburnica: 7.7.1.1. Architettura e ritrovamenti; 7.7.1.2. Le lucerne dell'area sacra: 7.7.2. Il tofet tardo punico: 7.7.2.1. Modalità di deposizione; 7.7.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive. 7.7.3. Cronologia del tofet e del tempio, corrispondenze con le fasi edilizie. 7.8. Documentazione relativa al culto di Ba'al e/o di Saturno in altri siti della regione. 8. L'Alto Tell e la regione delle alte steppe: introduzione storico-archeologica: 8.1. Le pianure alluvionali degli ouidian Khalled, Siliana ed el Kebir: Aïn Tounga/Thignica: 8.1.1. Le stele votive tardo puniche; 8.1.2. Le stele votive di età romana; 8.1.3. La questione del santuario di Saturno. 8.2. Aïn Fourna/Furnos Maius. 8.3. Documentazione relativa al culto di Saturno in altri siti della regione; 8.4. L'Alto Tell tunisino: Maktar/Mactaris: 8.4.1. Le stele e le iscrizioni votive. 8.5. Maghraoua/Macota (?): 8.5.1. Le stele e le iscrizioni votive dette de La Ghorfa. 8.6. Illes/Ulules, il tofet, le stele e le iscrizioni votive; 8.7. Hammam Zouakra/Thigibba, le stele votive; 8.8. Hr. Mided/Mididi: 8.8.1. Le stele e le iscrizioni votive. 8.9. Aïn Barchouch, le stele votive; 8.10. Hr. Medeina/Althiburos: 8.10.1. Il tofet tardo punico: 8.10.1.1. Le stele e le iscrizioni votive. 8.11. Ksar Toual Zammeul/Maraci; 8.11.1. Tofet tardo punico e/o tempio di Saturno?: 8.11.1.1. Le stele votive di Saturno. 8.12. Hr. Ghayadha/Bagat (?): 8.12.1. L'area sacra della collina sud-orientale: 8.12.1.1. Scoperte, ricerche e sondaggi; 8.12.1.2. Architettura e fasi edilizie, interpretazione e datazione delle strutture, localizzazione dei ritrovamenti; 8.12.1.3. Il repertorio vascolare e gli altri reperti. 8.12.2. Il tofet tardo punico: 8.12.2.1. Modalità e conformazione delle deposizioni; 8.12.2.2. Le stele e le iscrizioni votive. 8.12.3. Cronologia del tofet e corrispondenze con le fasi edilizie dell'area sacra; 8.12.4. Le stele votive rinvenute sulla collina settentrionale. 8.13. Documentazione relativa al culto di Ba'al e/o di Saturno in altri siti della regione; 8.14. La regione di el Kef: Hr. el-Hami: 8.14.1. L'area sacra: 8.14.1.1. Architettura, stratigrafia, ritrovamenti e fasi edilizie. 8.14.2. Il tofet tardo punico: 8.14.2.1. Modalità di deposizione; 8.14.2.2. Conformazione delle deposizioni: le offerte votive. 8.14.3. Reperti attribuibili al tempio di fase 2; 8.14.4. Cronologia del tofet e del tempio, corrispondenze con le fasi edilizie, ipotesi relative ai riti praticati. 8.15. El Kef/Sicca Veneria: 8.15.1. Le stele e le iscrizioni votive. 8.16. Il tofet tardo punico di Hr. R'Çass; 8.17. Le stele di età romana di Sidi Bou Rouis e l'iscrizione votiva di Koudiat es-Souda; 8.18. La regione delle alte steppe: documentazione relativa al culto di Saturno; 8.19. Stele e iscrizioni votive di provenienza sconosciuta. 9. La piccola Sirte: introduzione storico-archeologica: 9.1. Zian/Zitha: 9.1.1. Le stele votive. 9.2. L'isola di Djerba: 9.2.1. Le stele votive di Thala. Parte terza. Algeria, Libia e Marocco: 10. Documentazione relativa al culto di Ba'al-Tinnit e Saturno-Caelestis: 10.1. Libia. Tofet e altri reperti relativi al culto di Ba'al (Hammon) e/o Tinnit: 10.1.1. Sabratha/Sabratha; 10.1.2. Gheran; 10.1.3. Altri siti della regione. 10.2. Reperti associati al culto di Saturno e/o Caelestis; 10.3. Reperti associati al culto di Giove Ammone; 10.4. Algeria orientale (Numidia). Tofet e altri reperti relativi al culto di Ba'al e/o Tinnit: 10.4.1. Ksiba Mraou/Civitas Popthensis; 10.4.2. Guelma/Calama; 10.4.3. Aïn Nechma/Thabarbusis; 10.4.4. Khamissa/Thubursicu Numidarum; 10.4.5. Annaba/Hippo Regius; 10.4.6. Announa/Thibilis; 10.4.7. Skikda/Rusicade; 10.4.8. Costantina/Cirta; 10.4.9. El Kheneg/Tiddis; 10.4.10. Oudjel/Uzelis, Tirekbine E Oum El-Bouaghi/Sigus; 10.4.11. Mila/Milev; 10.4.12. Stele votive di tradizione punica da altre località. 10.5. Documentazione relativa al culto di Saturno e/o Caelestis; 10.6. Algeria centro-occidentale e Marocco (Mauretania). Tofet e altri reperti relativi al culto di Ba'al e/o Tinnit: 10.6.1. Bougia/Saldae; 10.6.2. Taksebt/Rusippisir E Tigzirt/Iomnium; 10.6.3. Dellys/Rusucurru; 10.6.4. Algeri/Icosium e Capo Djinet/Cissi (?); 10.6.5. Tipasa/Tipasa; 10.6.6. Cherchell/Caesarea; 10.6.7. Bethioua/Portus Magnus; 10.6.8. Oualili/Volubilis; 10.6.9. Stele votive di tradizione punica da altre località. 10.7. Documentazione relativa al culto di Saturno e/o Caelestis. 11. Conclusioni: 11.1. I tofet del Nord Africa: 11.1.1. Caratteristiche archeologiche; 11.1.2. Modalità e conformazione delle deposizioni: 11.1.2.1. Urne e coperture; 11.1.2.2. Il contenuto delle urne: i resti cinerari; 11.1.2.3. Le stele votive; 11.1.2.4. Le iscrizioni votive; 11.1.2.5. I reperti di corredo esterno e interno all'urna. 11.1.3. Offerte di tipo diverso. 11.1.4. I materiali utilizzati nel corso dei rituali; 11.1.5. Le trasformazioni dei tofet nel corso della prima età romana. 11.2. I santuari di Saturno: caratteristiche archeologiche e cultuali; 11.3. Il rapporto fra tofet e santuari di Saturno; 11.4. Le divinità del tofet: 11.4.1. Ba'al Hammon; 11.4.2. Tinnit; 11.4.3. Le corrispondenze/sovrapposizioni e le associazioni di età romana; 11.4.4. Altre divinità. 11.5. I fedeli/dedicanti e i sacerdoti dei tofet; 11.6. I riti dei tofet: 11.6.1. La documentazione archeologica; 11.6.2. La documentazione iconografica ed epigrafica; 11.6.3. Le narrazioni degli autori antichi; 11.6.4. I riti dei tofet e il loro rapporto con quelli dei santuari di Saturno. Elenco delle Abbreviazioni. Bibliografia. Indice dei toponimi. Tavole.

Formato in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Vergatona Magnani avorio con stampa a due colori.

Brossura / Paperback: Euro 485.00     Acquista / Buy


ISBN: 978-88-6227-706-8
ISSN: 1591-8882
SKU: 2926

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2 - Serenella Ensoli, Il 'Tesoro di Bengasi'. In occasione del Centenario delle Missioni Archeologiche Italiane in Libia (1913-2013). I. Ricerca e documenti, 2013, pp. 336 con figure in bianco/nero n.t.

KYPANA. LIBYA IN THE ANCIENT WORLD Edited by Serenella Ensoli
Cm. 21,7 x 31,5


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il furto del 'Tesoro di Bengasi', con i suoi oltre 8.000 pezzi di alto valore storico e culturale, rappresenta un accadimento di portata eccezionale. L'annuncio ufficiale della rapina è stato dato nel corso del 2011 dal Dipartimento alle Antichità della Libia, che ha fornito anche un inventario dei reperti, purtroppo molto sintetico e privo di immagini. Ricco tuttavia di altre informazioni sulle vicende connesse con il furto, quest'ultimo documento attesta per la prima volta che le migliaia di monete di oro, di argento e di bronzo nonché i gioielli, le statuette e altri oggetti di grande valore non appartenevano soltanto alla Soprintendenza di Cirene/Shahat (deposito del 1961) ma anche, benché in quantità minore, a quella di Bengasi (consegne effettuate a partire dal 1980 in seguito a scavi realizzati in precedenza). Si tratta di pezzi provenienti dagli scavi di Cirene, Barce, Tolemaide e Bengasi e degli oggetti che, rinvenuti soprattutto a Leptis Magna e nel Fezzan, erano conservati a Tripoli, prima nel Museo Archeologico e poi nella Banca d'Italia. Il rinvenimento degli Inventari storici del 'Tesoro', parallelamente allo studio e al riscontro del materiale scientifico recuperato in Italia e in Libia, ha portato a notevoli risultati: questi ultimi, insieme agli originari documenti di archivio, agli elenchi delle opere, alle immagini fotografiche dei reperti e, più in generale, alla storia del 'Tesoro' nel suo insieme, vengono integralmente editi in due tomi, di cui il volume che qui si presenta è il primo. Esso è articolato in due parti. La prima riguarda le indagini realizzate in Italia e in Libia e la ricostruzione delle vicende del 'Tesoro' dal 1942 al 1961, senza tralasciare di richiamare il panorama storico della politica italiana di allora, interna e internazionale, sino alla 'Restituzione dei Beni' alla Libia nel 1961. La seconda parte del volume comprende il catalogo dei documenti pertinenti al 'Tesoro' del Ministero dell'Africa Italiana conservati nell'Archivio della Farnesina, pubblicati qui integralmente per la prima volta.

Sommario: Presentazioni: Al Habib Mohamed Al Amin, Ministro della Cultura e della Società Civile; Emma Bonino, Ministro degli Affari Esteri. Prolusioni: Francesco Bandarin, Protecting Cultural Heritage in conflict situations: successes and limitations of the existing normative systems and technical networks; Ettore Janulardo, 1913-2013: per un'archeologia dell'arte. Introduzione. I parte. Le ricerche: Capitolo I. Per il recupero del 'Tesoro Archeologico della Libia': l'attività della Missione Archeologica Italiana a Cirene della Seconda Università di Napoli in collaborazione con i Dipartimenti alle Antichità della Libia, il Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale e l'Interpol (2011-2012): I.1. Le ricerche in Italia. Dalle indagini negli Archivi Storici agli studi bibliografici: il rinvenimento degli Inventari del 'Tesoro' e le prime immagini dei reperti; I.2. Le indagini in Libia. Dall'Archivio Fotografico di Cirene alla Banca Commerciale Nazionale di Bengasi: la 'riscoperta'; I.3. Risultati preliminari e prospettive future. Capitolo II. Per la ricostruzione delle vicende del 'Tesoro Archeologico della Libia': 1942-1961: II.1. Le iniziative di salvaguardia e l'opera di Gennaro Pesce: la 'trasmigrazione' dei Beni dalla Cirenaica alla Tripolitania e la spedizione in Italia del 'Tesoro Archeologico della Libia' (1942); II.2. Le 'tormentate' vicende del 'Tesoro' in Italia (1943-1945); II.3. Dai carteggi tra il Ministero dell'Africa Italiana e il Ministero del Tesoro al problema della 'Restituzione dei Beni' alla Libia (1946-1947): risvolti politici di una storia poco nota; II.4. Le ultime notizie sul 'Tesoro' e la sua restituzione alla Libia nel 1961: il dono della Collezione numismatica di Angelo Meliu. II parte. I documenti. Capitolo III. Le indagini nell'Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri. La documentazione sul 'Tesoro Archeologico della Libia' e la 'riscoperta' degli Inventari storici: III.1. Catalogo dei documenti conservati nell'Archivio Storico Diplomatico del Ministero degli Affari Esteri (ASMAE); III.2. Gli Inventari storici dal 1942 al 1945 (A, B, C, D): Inventario A: Tripoli, 19 dicembre 1942 (G. Pesce); Inventario B: Cremona, 31 maggio-2 giugno 1944 (A. Ragni); Inventario C: Brenta, data imprecisata, prima del 24 maggio 1945 (A. Fraschini); Inventario D: Roma, 21 luglio - 18 settembre 1945 (M.M. Moreno). Capitolo IV. I due recenti Inventari del 'Tesoro Archeologico della Libia'. Risultati a confronto con la documentazione storica: IV.1. L'Inventario E di Richard G. Goodchild (27 luglio 1961); IV.2. L'Inventario F presentato il 2 luglio 2011 da Fadel Ali Mohamed (documento redatto il 2 giugno 2011, con elenco delle opere precedente al furto); IV.3. Confronto tra gli Inventari storici A (1942), D (1945) e gli Inventari moderni E (1961), F (2011); IV.4. Conteggio numerico dei pezzi con schema riassuntivo delle divergenze tra gli Inventari storici e moderni. Conclusioni. Apparati: Indice delle sigle. Indice delle abbreviazioni bibliografiche. Indice ragionato dei documenti dell'Archivio Storico del Ministero dell'Africa Italiana (MAE, ASMAI). Indice delle illustrazioni. Ringraziamenti. Abstract in lingua araba e inglese.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone Murillo Fabriano blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Chagall Cordenons camoscio con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-693-1
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7 - Il significato del viaggio. Modelli e paradigmi dall'antichità al mondo contemporaneo, a cura di Patrizia Castelli e Salvatore Geruzzi, 2014, pp. 132 con figure in bianco/nero n.t.

ACCADEMIA SPERELLIANA DI GUBBIO · BIBLIOTECA Diretta da Patrizia Castelli
Cm 17,5 x 25, brossura


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

La Biblioteca Sperelliana di Gubbio, la città che accoglie l'omonima Accademia, la cui attuale consistenza è di circa 21.000 volumi, contiene circa 900 opere relative al viaggio, di cui circa 230 nel fondo antico e circa 670 in quello moderno. Si scrive su tutti i tipi di viaggio, da quello dei mercanti a quello dei filosofi. I viaggiatori esportano in terre lontane la cultura e le merci del paese di origine, come ad esempio l'Italia, soprattutto nel Rinascimento, facendo conoscere la qualità della vita della propria regione, cosicché il 'sapere' diviene merce di lusso al pari delle opere d'arte. Si scrive sulle istruzioni per il viaggiatore e persino sulla mente del viaggiatore. Si collezionano i libri di viaggio che costituiscono la base di cospicui fondi, e sono numerosi gli autori che, soprattutto a partire dal Settecento, dimostrano il loro interesse nei confronti di una tassonomia del viaggio, testimoni di una società sempre più attenta che unisce il vecchio con il nuovo. Si viaggia da sempre per mare e per terra, e dentro le loro profondità, e sempre più verso il cielo. E proprio alle diverse prospettive del viaggio il Comitato dell'Accademia Sperelliana ha pensato di dedicare in questo volume alcuni contributi che vanno dal viaggio religioso a quello degli umanisti per poi fermarsi anche, secondo quanto indicato nello Statuto dell'Accademia, sulla realtà locale: emigrazione, percorsi di pace e viaggiatori che si sono avvicinati a Gubbio per la sua bellezza e per le sue testimonianze storiche.

Sommario: Patrizia Castelli, Introduzione. Claudio Moreschini, Alle fonti della sapienza: il fascino dell'Oriente; Chiara O. Tommasi Moreschini, Il viaggio attraverso le stelle: fortuna di un motivo dalla Persia a Dante; Maria Vittoria Ambrogi, I «cammini del cielo». I pellegrini dal nord Europa verso Roma; Patrizia Castelli, Viatici umanistici verso la Germania; Claudio Greppi, Viaggi incrociati: da Humboldt a Darwin; Susanna Tornesello, Oltre il Baedeker: petit tour alla scoperta di un'altra Italia nelle guide di Margaret Stokes e Laura McCracken; Giambaldo Belardi, Il sogno americano degli emigranti umbri dell'Alto Chiascio: la traversata dell'Oceano. Indice dei nomi di persona e degli autori.

Composto in carattere Dante Monotype.
Legatura in brossura pesante con copertina in cartone in tondo Magnani blu con impressioni in oro; sovracoperta in cartoncino Murillo Fabriano verdone con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-691-7
E-ISBN: 978-88-6227-692-4
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9 - Approaches to the Text. From Pre-Gospel to Post-Baroque, edited by Roy Eriksen and Peter Young, 2014, pp. 272 con figure in bianco / nero

EARLY MODERN AND MODERN STUDIES Diretta da Roy Eriksen
Cm. 17,5 x 24,8, bross


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

The contributors to the present collection endeavour in their various approaches to texts, produced between the first and the eighteenth century, to reduce the estrangement most modern readers experience in their encounters with the intellectual and material products of past centuries and their particular modes of signification. Despite the fact that the articles are disparate in their approaches and in the choice of objects of study and subjects, a number of common themes appear, and they are all intrinsically linked with the textual work carried out by humanist scholars active throughout the Early Modern period in their editing and interpretation of extant works from pagan and Christian Antiquity. The authors' works are related to questions first raised by early modern humanists and theologians. They focus on the texts themselves, both materially and in terms of choices of genre, while at the same time considering the contexts and conventions of communication that produced them.

Gli autori di questo volume miscellaneo, nei loro vari approcci a testi prodotti tra il primo e il diciottesimo secolo, hanno cercato di ridurre l'esperienza di distacco dei lettori più moderni nei loro incontri con i prodotti materiali e intellettuali dei secoli passati e le loro particolari modalità di significazione. Benché gli articoli siano eterogenei nei loro approcci e nella scelta degli oggetti e degli argomenti di studio, sono presenti una serie di temi comuni, tutti intrinsecamente legati al lavoro testuale svolto da studiosi umanisti attivi per tutta la prima età moderna, nella loro opera di pubblicazione e interpretazione dei testi provenienti dall'antichità pagana e cristiana. I lavori degli autori di questo volume sono legati a problemi sollevati per la prima volta dai primi umanisti e teologi moderni. Essi si concentrano sui testi stessi, sia materialmente sia in termini di scelte di genere, mentre allo stesso tempo prendono in considerazione i contesti e le convenzioni di comunicazione che li hanno prodotti.

Contents: Introduction: Reading Texts of the Past (Roy Eriksen, Peter Young); Årstein Justnes, Ad fontes! On Approaching 'Biblical' Manuscripts Older than the Bible; Tor Vegge, The Library of the Apostle Paul and his Followers; Apostolos Spanos, Political Approaches to Byzantine Liturgical Texts; Espen Karlsen, Patristic and Theological Manuscripts in Twelfth-century Norway: from Manuscript Books to Fragments; Tom Pettitt, Multiple Texts. Folkloristic Approaches to Early Modern Verbal Culture; Per Sivefors, Utopian English: Transmitting and Adapting the Text of Utopia in Early Modern England; Roy Eriksen, Poetics, Stylometrics and Attribution Studies: Periodicity in Marlowe; Joseph Sterrett, Wandering through the Shades of Night: Cain and the Tragic World of Richard II; Morten Bartn&aElig;s, The 'Temperatures' of Coriolanus; Muriel Cunin, «A most strange story» (5.1.119): Circumscription in The Tempest; Peter Young, Petter Dass in a Wider World: Reconsidering the Second Catechismal Hymn on the Lord's Prayer, Herre Gud! dit dyre Navn og Ære. Index of Names.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17,5 x 24,8. Legatura in brossura con copertina in cartone in tondo Magnani blu con impressioni in oro e sovraccoperta in cartoncino Vergatona Fabriano avorio con stampa a tre colori e plastificazione opaca.

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ISBN: 978-88-6227-695-5
E-ISBN: 978-88-6227-696-2
ISSN: 1828-2164
SKU: 2920

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6 - L'uso dei simboli dall'antichità al mondo contemporaneo, a cura di Salvatore Geruzzi, 2014, pp. 240 con figure in bianco/nero n.t.

ACCADEMIA SPERELLIANA DI GUBBIO · BIBLIOTECA Diretta da Patrizia Castelli
Cm 17,5 x 25, brossura


Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Il volume, uscito nella collana che raccoglie le iniziative editoriali dell'Accademia Sperelliana di Gubbio, presenta una serie di studi sull'«uso dei simboli» in un arco temporale che va dal mondo antico alla contemporaneità, come di consueto valorizzando anche aspetti della realtà locale alla luce di questioni e problemi generali. Il termine 'simbolo', complesso e sfuggente nella storia dei suoi significati, oltre ad appartenere al lessico della filosofia e della storia dell'arte, è stato re-introdotto nell'antropologia, in rapporto al mito, e nella psicoanalisi. Nel simbolo funzione pratica e funzione rappresentativa si fondono inestricabilmente, di modo che il simbolo tende da un lato ad indentificarsi col 'segno', dall'altro ad opporvisi in quanto rinvia ad un aspetto sensibile che è parte di un intero. Volendo poi ulteriormente semplificare, il concetto di simbolo ha variamente oscillato tra due opposte concezioni che lo hanno visto come mero elemento designativo o come 'qualcosa' che supera i 'limiti del segno'. La prima accezione rimanda ai segni univoci dei linguaggi formalizzati della logica e della matematica. È proprio in questo contesto che è stato possibile elaborare quelle specifiche simboliche che si sono rivelate un potente strumento per la loro capacità astraente e generalizzante. Si pensi, per esempio, al rapporto fra l'invenzione del calcolo simbolico e lo sviluppo delle tecnologie informatiche. Intrecciando molteplici punti di vista, l'Accademia Sperelliana ha pertanto inteso promuovere un confronto tra studiosi, appartenenti a differenti ambiti disciplinari e con diversi orientamenti metodologici, intorno all''uso' dei simboli, al fine di evidenziare il presupposto che il concetto di simbolo si definisce di volta in volta nel quadro di riferimento specifico in cui si inscrive.

Sommario: Salvatore Geruzzi, Introduzione; Elisa Pellegrini, Elena sposa ideale negli anni della guerra del Peloponneso; Arturo Carlo Quintavalle, Gesti e segni nell'età della Riforma gregoriana in Occidente; Maria Luisa Ceccarelli Lemut, Il De insignis et armis di Bartolo da Sassoferrato; Patrizia Castelli, Polarità e trasformazione dei simboli tra Medioevo ed Età moderna: il Graal; Maria Pia Marchese, Aspetti di simbologia della scrittura; Graziella Federici Vescovini, La simbologia matematica nel pensiero di Nicola Cusano; Marco Carapezza, Marcello D'Agostino, La logica e il mito del linguaggio perfetto; Ettore A. Sannipoli, Dove comincia il Monte. Sull'uso 'urbanistico' del «signum» di Gubbio tra Medioevo e Rinascimento; Grigore Arbore Popescu, La storia kazakha tra kurgan e piramide; Gian Biagio Furiozzi, I simboli della sinistra; Salvatore Geruzzi, I simboli fra filosofia e immagine: i Demoniaco nell'arte di Enrico Castelli; Lorenzo Di Bari, Rappresentare la chimica. Un caso particolare: le architetture chirali. Indice dei nomi di persona e degli autori.

Composto in carattere Dante Monotype.
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ISBN: 978-88-6227-697-9
E-ISBN: 978-88-6227-698-6
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18 - Paesaggi di Biagio Marin, tra prosa e poesia, Atti del convegno, Università degli studi di Udine, 3-4 ottobre 2012, a cura di Roberto Norbedo, Rodolfo Zucco, 2014, pp. 204

SUPPLEMENTI DI «STUDI MARINIANI» Diretta da Edda Serra

Fabrizio Serra editore, Pisa · Roma

Nell'occasione dell'anniversario della pubblicazione dei Fiuri de tapo, la prima raccolta di poesie di Biagio Marin uscita a Gorizia nel 1912, si è voluto dedicare al gradese un convegno di studi che avesse come punto cardine il rapporto tra la produzione artistica dell'autore e l'ambiente in cui egli visse e operò. L'idea originaria alla base del simposio intendeva mettere in relazione e a contatto alcuni interventi dedicati alle diverse manifestazioni della ricca attività artistica e culturale di Marin con altri orientati ad approfondire il tema della sua riflessione sulla concreta realtà del tempo e dei luoghi in cui egli visse. Ciò anche con l'intento di sfumare e articolare l'immagine tradizionale e consolidata di Marin, che lo rappresenta come un poeta e un propugnatore di un linguaggio che non si compromette con la fisica materialità. Sono stati quindi accostati contributi sulle peculiari caratteristiche della poesia dell'autore, dai valori metrici del suo 'paesaggio sonoro' al rilievo che assume in essa l'istanza metaletteraria, ad altri relativi all'opera in prosa, ancora in buona parte da studiare, la quale è per definizione più vicina alla sfera operativa, quella 'del fare', e alle manifestazioni fenomeniche. Questa ha ricevuto, da qualche tempo, crescente attenzione di critica e cure editoriali indirizzate agli scritti di natura diaristica ed epistolare, nonché a quelli legati al suo lavoro di pubblicista, di saggista e di promotore della cultura e del territorio. Il paesaggio, nelle sue molteplici declinazioni, tra testo e contesto, tra storia, geografia, lingua, cultura e poesia, e le sue relazioni con l'opera e l'attività di Marin, sono stati il tema che fa da collante dei vari contributi.

Sommario: Roberto Norbedo, Rodolfo Zucco, Premessa; Programma del Convegno; Edda Serra, Parola mio solo rifugio; Giampaolo Borghello, «Mio favelâ graisan»: i fili della poetica di Biagio Marin; Elvio Guagnini, «Paesaggi dell'anima». Marin prosatore tra giornalismo e letteratura; Antonio Daniele, Rileggendo Biagio Marin; Fabiana Savorgnan di Brazzà, Sull'epistolario Marin-Sereni; Lisa Gasparotto, «Siamo tutti soli, e noi in modo particolare». Lettere di Biagio Marin a Luciano Morandini (1965-1985); Michele Zambon, Caratteri linguistici e aspetti metrico-prosodici nei 'Fiuri de tapo'; Gianni Cimador, Paesaggi della memoria in alcuni scritti autobiografici di Biagio Marin; Marzia Liberale, Gli scritti di Biagio Marin per il «Messaggero Veneto» (1947); Pericle Camuffo, La «grande avventura» di Biagio Marin: Firenze 1911-1912; Franca Battigelli, Grado e il paesaggio della laguna attraverso gli occhi di un poeta: Biagio Marin; Sara Cerneaz, Appunti sulle metafore di Biagio Marin; Rodolfo Zucco, Altre osservazioni sulla rima di Biagio Marin; Marco Giovanetti, Una confederazione adriatica; Fabio Russo, Marin (e Slataper), quel guardare i luoghi fra storia ed emozioni. Il punto di vista ontologico; Roberto Norbedo, Niccolò Tommaseo e alcune 'riletture' mariniane, tra poesia e prosa; Vincenzo Orioles, Tra poesia e lingua. Considerazioni di un linguista. Indice dei nomi.

Composto in carattere Dante Monotype.
Formato 17,5 x 24,7. Legatura in brossura pesante con copertina in cartone in tondo Magnani blu con impressioni in oro. Sovraccoperta in cartoncino Murillo Fabriano beige con stampa a due colori.

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ISBN: 978-88-6227-687-0
E-ISBN: 978-88-6227-688-7
ISSN: 1125-0321
SKU: 2916

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