DITHYRAMBOGRAPHI GRAECI
Collana diretta da Antonietta Gostoli
Fabrizio Serra editore, Pisa - Roma



copertina

«So intonare il bel canto di Dioniso signore, il ditirambo, folgorato la mente dal vino». Così Archiloco, verso la metà del VII secolo a. C., nel frammento che costituisce la prima attestazione di un inno in onore di Dioniso chiamato 'ditirambo': un canto cultuale nel quale l'exarchon intonava una monodia improvvisata cui il coro, costituito dalla massa dei fedeli, rispondeva con ritornelli rituali. Attraverso il VI, il V e il IV secolo questo genere letterario e musicale si sviluppò fino a raggiungere forme più complesse di spettacolo musicale. Fra V e IV secolo, Melanippide, Frinide, Timoteo, Filosseno furono i protagonisti di una dirompente stagione poetico-musicale che va sotto il nome di 'nuovo ditirambo'. Alla ricerca di nuove soluzioni espressive, sperimentarono la mescolanza delle armonie tradizionali e dei generi musicali e letterari. Lo stile e la musica del 'nuovo ditirambo' influenzarono profondamente la tragedia, come dimostra la frequenza del canto a solo dell'attore nelle tragedie di Euripide. La sua vitalità e il successo di cui godeva presso il pubblico sono attestati anche dalla critica platonica e dalle vivaci e frequenti parodie dei commediografi. Questa collana si propone di offrire una raccolta completa delle testimonianze pertinenti al 'nuovo ditirambo', tenendo nel debito conto anche le riprese e le parodie, rispettivamente ad opera di poeti tragici e comici contemporanei, fino alle attestazioni nei lessici bizantini; di presentare l'edizione critica dei frammenti superstiti di ogni ditirambografo avvalendosi dei progressi della critica più recente; di fornire la traduzione in lingua moderna e di accompagnare il testo con un commento esplicativo che di ciascun poeta lumeggi le caratteristiche specifiche e gli elementi di conservazione e di innovazione in campo musicale e poetico. * «I know how to start off the fine song of lord Dionysus, the dithyramb, my mind shattered by wine». Thus Archilochus, around the middle of the 7th century BCE, in the fragment that is the earliest attestation of a hymn in honour of Dionysus called a 'dithyramb': a cult song in which the exarchon started off an improvised monody which the chorus, consisting of the mass of the faithful, answered with ritual refrains. This literary and musical genre grew through 6th, 5th and 4th centuries to reach more complex forms of musical performance. Between 5th and 4th century, Melanippides, Phrynis, Timotheus and Philoxenus were the main players in an explosive poetico-musical period that goes by the name of 'new dithyramb'. In search of new expressive solutions, they experimented with mixing traditional harmonies and crossing musical and literary genres. The style and the music of the 'new dithyramb' had a profound influence on tragedy, as the frequency of solo song in the tragedies of Euripides goes to show. Its vitality and the success it enjoyed with the public are also testified to by Plato's criticism and by the lively and frequent parodies of the comic poets. This series has the goal of offering a complete collection of the relevant evidence, taking due account of the borrowings and the parodies by contemporary tragic and comic poets respectively, up to the testimonies in the byzantine lexica; to present a critical edition of the surviving fragments of each dithyrambographer, taking advantage of advances made in recent criticism; to provide a modern-language translation and to accompany the text with an explanatory commentary highlighting for each poet his specific characteristics and the elements of musical and poetic conservation and innovation. * Elenco libri / Book List